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Sir Alfred Hitchocock, il Maestro del Brivido

“Sono un regista vittima di uno stereotipo. Se girassi Cenerentola, il pubblico si aspetterebbe un cadavere nella carrozza”.

Alfred Hitchcock è senza ombra di dubbio il mio registra preferito. Ho una predilezione per lui immensa, tanto da essere giunta alla soglia dei 30 anni conoscendo a memoria ogni sua singola pellicola e, come se non bastasse, a girare per la mia città con il lettore mp3 e la melodiosa musica tratta dalle colonne sonore dei suoi film più famosi. Qualsiasi appassionato di cinema conosce almeno un suo film a memoria e per i fan di questo genere sicuramente l’articolo apparirà inutile. Non importa! Anche in poche righe catalogabili come banali vorrei comunque parlare del Maestro del Brivido autore del serial Alfred Hitchcock presenta (durato ben sette stagioni dal 1955 al 1962) e ripercorrere, con malinconia e ammirazione, tutti i suoi film più famosi, i suoi simpatici camei e le sue citazioni più pazze, elementi che con il passare del tempo lo hanno incoronato giustamente come un genio cinematografico del genere giallo.

Alfred Hitchcock nacque in Inghilterra, in una cittadina vicina a Londra, nel lontano 1899. Il suo soprannome in famiglia era “agnellino senza macchia“, per la sua immensa tranquillità e bontà… Chissà se i suoi genitori vedendo questo suo carattere si erano immaginati per lui un futuro così “dark”…

Non molti sono a conoscenza del fatto che, durante la sua infanzia, Alfred visse dei momenti particolari che lo segnarono profondamente.

Il primo avvenne all’età di 5 anni quando a causa di una “biricconata”, il padre decise di punirlo rinchiudendolo in una cella di un commissariato di polizia per una decina di minuti. Questa disavventura segnò moltissimo il carattere di Alfred facendo nascere in lui una tremenda paura per i poliziotti.

Il secondo momento avvenne tra i 9 e i 14 anni quando venne mandato dai Gesuiti a studiare. Il college scelto per lui, St. Ignatius College di Stamford Hill, era un ambiente severo e rigido dove le punizioni corporali erano considerate i metodi migliori per educare i ragazzi.

“Molto probabilmente” come disse una volta lui stesso “è stato durante il periodo passato dai Gesuiti che il sentimento della paura si è sviluppato con forza dentro di me”.

Crescendo, Hitch (anche questo fu uno dei suoi tanti soprannomi) iniziò ad appassionarsi al cinema preferendo le pellicole americane a quelle inglesi. I suoi miti diventarono ben presto Charlie Chaplin, David Wark Griffith, Buster Keaton, Douglas Fairbanks e Mary Pickford. Parallelamente la sua passione per il mondo del crimine continuò a crescere: Alfred iniziò infatti a collezionare libri e articoli e a visitare continuamente il museo del crimine di Scotland Yard.

Durante gli anni d’oro del cinema muto, il Maestro riuscì ad ottenere un posto presso la casa produttrice Famous Players con l’incarico di responsabile dei disegni e delle didascalie dei film in produzione. E’ così che l’uomo scoprì altri settori, tra i quali la sceneggiatura e il montaggio e, nel 1922, debuttò come regista in Mrs. Peabody, un’opera che rimase incompiuta e chiusa negli archivi della Famous Players-Lasky ma che Alfred ha sempre chiamato Number 13.

Negli anni in cui visse in Inghilterra, il regista realizzò pellicole basate sulla suspance con un pizzico di sense of humor: Il giardino del piacere (1925), L’aquila della montagna (1926), Il pensionante (1926).

“Per fare un grande film sono necessarie tre cose: il copione, il copione e il copione…”

Quando si trasferì in America, Hitch divenne indubbiamente un po’ più commerciale e attento ai gusti del pubblico. E’ lì che nacuqero pellicole drammatiche che ritraggono personaggi alle prese con situazioni ambigue, enigmatiche: Rebecca, la prima moglie (1940), Notorius, l’amante perduta (1946), L’ombra del dubbio (1943). Dopo qualche anno il regista produsse finalmente i film che lo icoronarono Maestro del Brivido: Il delitto perfetto (1954), La finestra sul cortile (1954), L’uomo che sapeva troppo (1956), Caccia al ladro (1955), La donna che visse due volte (1958). Tutti film basati sul tema ricorrente del dubbio, dell’ambiguità, del contrasto tra apparenza e realtà.

La fine degli anni ’50 portò un netto cambiamento nello stile cinematografico del regista che divenne decisamente più classico e maturo. I film di questo periodo risultano resoconti dettagliati di fatti di cronaca visti attraverso occhi profondamente indagatori, dove il brivido diviene l’elemento centrale della drammaticità della narrazione.

Simbolo di questo nuovo stile è indubbiamente Psyco (1960), una pellicola decisamente più horror che thriller, dove il tema dell’angoscia si fa più esplicito e profondamente radicato nella vicenda e nei personaggi.

“Per me Psycho (1960) era una grande commedia. Doveva esserlo…”

E dopo questa grande opera Alfred Hitchcock non si fermò e produsse altri capolavori del cinema giallo: Gli uccelli (1963), Marnie (1964), Il sipario strappato (1966), Topaz (1969) e Frenzy (1972). Nel 1976 girò il suo ultimo film: Complotto di famiglia.

A meno di dieci giorni dal decesso, nell’aprile 1980, Hitchcock organizzò la sua cerimonia funebre fatta dal vivo, stendendosi in una bara scoperchiata. Questa sua ultima rappresentazione venne inscenata per un’agenzia di stampa che la presentò come un’originalità, mentre era il presentimento della morte. Alfred Hitchcock si spense infatti alle 09,17 della mattina del 29 aprile del 1980 a Los Angeles in California. Con la sua morte rimane incompiuto il film che avrebbe dovuto chiamarsi La notte breve (The Short Night).

Circola questa orribile storia sul mio odio verso gli attori. Potete immaginare qualcuno odiare Jimmy Stewart o Jack Warner? Non riesco ad immaginarmi come questa voce sia iniziata. Naturalmente può essere accaduto perché una volta mi è stata attribuito un paragone tra attori e bestie. I miei amici attori sanno che non sarei mai capace di dire una cosa così stupida, che non potrei mai definirli bestie. Ciò che probabilmente ho detto è che gli attori dovrebbero essere trattati come bestie“.

Nonostante questa “strana fama”, Hitch ha sempre dichiarato di aver avuto un attore prediletto: Cary Grant. Da sottolineare che il miglior film di questo attore (fonte incassi al box office) è stato proprio Intrigo Internazionale (1959), una delle pellicole più famose del Maestro del Brivido. Al fianco di Roger “Cary Grant” Thornhill doveva esserci Grace Kelly, ma l’attrice rifiutò la parte perchè già Principessa di Monaco.

Oltre ad aver rivoluzionato in parte il modo di fare cinema, Alfred Hitchcock è passato alla storia per aver cambiato le abitudini dei cinespettatori statunitensi, da sempre abituati ad entrare in sala anche a film iniziato. Il regista impose immediatamente e ottenne che i cinema, ove veniva proiettato Psyco, chiudessero le porte ai ritardatari per evitare inoltre la perdita dell’elemento incipit della narrazione: il MacGuffin.

Come lo definì Alfred, il MacGuffin è “una scappatoia, un trucco, un espediente” di scarsa rilevanza per la trama in sé, ma necessario per catturare l’attenzione del pubblico. Per spiegarne il concetto, il regista si inventò una storiella riportata nel celebre libro intervista con François Truffaut:

“Due viaggiatori si trovano in un treno in Inghilterra. L’uno dice all’altro: “Mi scusi signore, che cos’è quel bizzarro pacchetto che ha messo sul portabagagli?” — “Beh, è un MacGuffin”. — “E che cos’è un MacGuffin?” — “È un marchingegno che serve a catturare i leoni sulle montagne scozzesi”. — “Ma sulle montagne scozzesi non ci sono leoni!” — “Allora non esiste neppure il MacGuffin!”.

Non so voi, ma la storiella sopraccitata sembra ricordare moltissimo il sarchiapone citato da Walter Chiari nel suo famoso sketch televisivo La via del successo (1958).

Alcuni esempi di MacGuffin sono i soldi sottratti da Marion al suo datore di lavoro in Psyco (1960), oppure l’uranio contenuto nelle bottiglie di vino in Notorius (1946) o ancora l’informazione segreta di cui avrebbe dovuto essere a conoscenza Kaplan in Intrigo internazionale (1959). Elementi certo non importanti per la trama dei film ma che comunque hanno catturato lo spettatore rendendolo capace di immedesimarsi nei protagonisti e provarne la stessa paura.

Oltre al MacGuffin, il Maestro utilizzò nelle sue pellicole temi ricorrenti quali:

il doppio e lo scambio di persona (L’ombra del dubbio, La donna che visse due volte, Delitto per delitto, Psyco)

la persona accusata ingiustamente (Delitto per delitto, Il club dei trentanove, Sabotatori, Io confesso, Paura in palcoscenico, Intrigo internazionale…)

il cibo e l’invito a cena (La donna che visse due volte, Gli uccelli, Psycho) – è rinomato il suo complesso per il peso

la psicoanalisi (Io ti salverò, Psyco, Marnie, Nodo alla gola)

il treno (L’ombra del dubbio, Il club dei trentanove, Intrigo internazionale, Delitto per delitto, La signora scompare, L’agente segreto, Il sospetto)

il mare (Rebecca, la prima moglie, Prigionieri dell’oceano, Sabotatori, La taverna della Giamaica)

i personaggi appesi ad un edificio (Caccia al ladro, La donna che visse due volte, La finestra sul cortile, Intrigo internazionale, Sabotatori, Ricatto)

le scale (Psyco, Notorious, L’amante perduta, La donna che visse due volte, L’uomo che sapeva troppo…)

Infine caratteristica comune a quasi tutti i film, è la presenza di almeno un suo cameo in una scena. Agli inizi, il regista riferì che si prestava a queste apparizioni casuali dove vi fosse stato bisogno di una comparsa; successivamente, i camei divennero una consuetudine scaramantica e un gioco con gli spettatori, chiamati a indovinare in quale inquadratura Hitch si fosse nascosto. Quello di apparire nei suoi film era un vezzo che il regista inglese così spiegò nel celebre libro intervista con Francois Truffaut:

“Era strettamente funzionale, perché bisognava riempire lo schermo. Più tardi è diventata una superstizione e infine una gag. Comunque oggi è una gag abbastanza ingombrante e per permettere alla gente di vedere il film con tranquillità, mi preoccupo di farmi notare nei primi cinque minuti”.

Per gli amanti del Maestro e per i più curiosi, ecco la lista delle 36 apparizioni di Hitchcock, in ordine cronologico con qualche informazione sui camei (fonte wikipedia):

Il pensionante, (1926): appare due volte: la prima, è seduto di spalle nella redazione di un giornale; la seconda è tra la folla che assiste ad un arresto della polizia.

Ricatto, (1929): cerca di leggere un giornale nella metropolitana, mentre un bambino lo infastidisce giocando con il suo cappello.

Omicidio!, (1930): è a fianco di una donna, per strada, mentre il protagonista sta uscendo in strada da un edificio.

Il club dei trentanove, (1935): per la strada, mentre i protagonisti usciti dal teatro cercano di salire su un autobus, getta via la carta di una caramella.

Giovane e innocente, (1937): è un fotografo che tenta di scattare istantanee in mezzo alla folla all’esterno di un tribunale.

La signora scompare, (1938): passeggia su un marciapiede della Victoria Station di Londra, fumando una sigaretta.

Rebecca, la prima moglie, (1940): passa alle spalle di George Sanders, accanto ad una cabina telefonica.

Il prigioniero di Amsterdam, (1940): legge un giornale in strada mentre Joel McCrea lascia l’albergo.

Il signore e la signora Smith, (1941): passa su un marciapiede accanto a Robert Montgomery

Il sospetto, (1942): attraversa la strada mentre l’auto con Joan Fontaine riparte.

Sabotatori, (1942): appare due volte: la prima è vestito da cowboy e consegna una lettera; la seconda è il cliente di un’edicola.

L’ombra del dubbio, (1943): gioca a bridge in treno, ha in mano 13 carte di picche.

Prigionieri dell’oceano, (1943): è raffigurato su un giornale che pubblicizza gli effetti di una cura dimagrante.

Io ti salverò, (1945): esce da un ascensore nella hall di un albergo.

Notorius, l’amante perduta, (1946): è tra gli invitati della festa nella villa di Sebastian e beve una coppa di champagne.

Il caso Paradine, (1947): esce dalla stazione assieme a Gregory Peck, imbracciando una custodia di violoncello.

Nodo alla gola, (1948): nella prima inquadratura attraversa una strada con una donna.

Il peccato di Lady Considine, (1949): appare due volte: la prima è al ricevimento del governatore, la seconda è fermo a discutere sulle scale di un palazzo mentre il protagonista entra in casa.

Paura in palcoscenico, (1950): si volta a guardare Eve che parla da sola per strada.

L’altro uomo, (1951): cerca di salire sul treno con un violoncello, incrociando Farley Granger.

Io confesso, (1953): passeggia sulla sommità di una scalinata.

Il delitto perfetto, (1954): è immortalato su una fotografia di vecchi compagni di scuola mostrata da Ray Milland.

La finestra sul cortile, (1954): mette a punto un orologio a pendolo in casa di un musicista.

Caccia al ladro, (1955): è seduto in autobus tra una gabbia di uccelli e Cary Grant.

La congiura degli innocenti, (1956): attraversa la strada, dietro l’auto di un collezionista di quadri.

L’uomo che sapeva troppo, (1956): assiste, di spalle, ad uno spettacolo di saltimbanchi arabi sulla piazza di Marrakesch.

Il ladro, (1956): proietta l’ombra di sé stesso prima dei titoli di testa.

La donna che visse due volte, (1959): passeggia tenendo in mano la custodia di una tromba nei pressi del cantiere navale di proprietà dell’amico di James Stewart.

Intrigo internazionale, (1959): tenta di salire su un autobus, ma le porte gli si richiudono in faccia. C’è, forse, anche un’altra scena nello stesso film, in cui Hitchcock appare: un controllore chiede il biglietto ad una signora, seduta in un vagone passeggeri. La donna indossa un abito azzurro con un cappello nero e ha le gambe accavallate. Il volto della passeggera ricorda molto quello di Hitchcock, ma non tutti sono concordi nel vedere in esso la figura del regista.

Psyco, (1960): sosta davanti all’agenzia dove lavora Marion, con in testa un cappello da texano.

Gli uccelli, (1963): esce dal negozio di uccelli portando al guinzaglio due fox-terrier bianchi.

Marnie, (1964): esce da una camera di albergo guardando Tippi Hedren che transita nel corridoio.

Il sipario strappato, (1966): nella hall di un albergo, ha in braccio un bimbo che gli “bagna” i pantaloni.

Topaz, (1969): è seduto su una carrozzella per invalidi in un aeroporto.

Frenzy, (1972): è tra la folla ad ascoltare un oratore sulle rive del Tamigi.

Complotto di famiglia, (1976): mostra la sua silhouette nera dietro i vetri dell’ufficio di statistica anagrafica.

Alfred Hitchcock è stato dunque un regista a 360° che ha rivoluzionato il genere giallo e che ha affascinato milioni – anzi miliardi – di cinespettatori in tutto il mondo. L’unico che ancora oggi può essere chiamato il Maestro del Brivido!

“La mia missione nella vita? Semplicemente far emergere l’inferno che c’è dentro le persone.”

Curiosità

Il film Rebecca, la prima moglie ha vinto il Premio Oscar come miglior film nel 1940. Alfred fu nominato come miglior regista cinque volte ma non vinse mai: Rebecca, la prima moglie (1940), I prigionieri dell’oceano (1944), Io ti salverò (1945), La finestra sul cortile (1954), e Psyco (1960).

Il regista scrisse alcune migliorie per le scene di Via col vento (1939), ma i suoi suggerimenti non vennero presi in considerazione.

Nei primi anni ’60, Walt Disney rifiutò ad Hitch il permesso di girare a Disneyland perchè il regista aveva realizzato in precedenza un “disgustoso film come Psycho”.

Relativamente a Dario Argento e al suo Profondo rosso (1975), il regista disse: “questo giovane ragazzo italiano inizia a preoccuparmi”.

La figlia di Alfred, Patricia Hitchcock, apparve in alcuni film del padre quali Paura in palcoscenico (1950), Delitto per delitto (1951) e Psycho (1960)

Fonte: Scrap numero 1

Mara D.

Founder e Admin di Telefilm-Central.org. Amante delle serie tv, del cinema e dell'universo Internet :-)

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