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Serie cult: La Femme Nikita

«Sono stata accusata ingiustamente di un orrendo crimine e condannata a passare la mia vita in prigione. Una notte, fui prelevata dalla mia cella e portata in un posto chiamato Sezione Uno, il più grande celato gruppo anti-terrorista del mondo. I loro fini sono giusti, ma i loro mezzi spietati. Se non starò al loro gioco, morirò…»

E’ con queste terrificanti parole che inizia lo spy drama de La Femme Nikita. Basata sull’omonimo film di Luc Besson, una pellicola di stampo francese realizzata nel 1990 con grande stile e all’insegna del dark, la serie vede protagonista una giovane donna che, cacciata di casa, è costretta a vagabondare per le strade della sua città.

Non avendo veri legami familiari alle sue spalle, la donna viene reclutata da un’associazione segreta senza scrupoli ed istruita per diventare uno dei tanti killer al suo servizio. A dare il volto alla protagonista Nikita, è stata chiamata nel serial l’affascinante ex modella Peta Wilson. Una scelta controcorrente se pensiamo al volto che il regista francese aveva scelto per interpretare Nikita sul grande schermo: Anne Parillaud. Se poi guardiamo al remake americano della pellicola francese – Point of No Return (1993) – anche qui notiamo una scelta per l’eroina completamente diversa da Peta: Bridget Fonda. Dobbiamo comunque dire che la storia di una giovane donna che finisce schiava di un gruppo (forse) antiterroristico e gettata, contro la sua stessa volontà, in un’inspiegabile mondo violento inizia ad appassionare europei e americani ma non solo! Dopo aver conquistato il Vecchio e Nuovo Continente, la storia di Nikita giunge negli anni a seguire anche in Asia dove vengono prodotti molti remake incentrati su “ragazze con le pistole”: Black Cat (1991),  Prisoner Maria (1995)… Visto questo enorme successo internazionale era forse lecito aspettarsi che questo spy drama producesse altri remake persino in televisione. Stiamo parlando questa volta di un secondo serial, dopo LFN, con più budget, intitolato Alias e targato J.J.Abrams, il genio ora dietro Lost e Fringe. Ma per le similitudini tra LFN e Alias lasciamo la parola più avanti a Billie Doux, opinionista seriale che ha messo a confronto i protagonisti e le trame dei due serial. Noi invece ci concentriamo su La Femme Nikita.

La trama ruota intorno a Nikita, reclutata dalla Sezione Uno dopo esser stata ingiustamente accusata di un omicidio mai commesso. L’agenzia ne ha simulato la morte, ne ha cancellato l’identità, l’ha addestrata per diventare un’operativa per le missioni di grande pericolo e soprattutto l’ha resa una perfetta killer. La donna continua a ricordare la sua vita precedente e la libertà persa, ma la Sezione Uno monitora la vita dei suoi operativi, forzandoli a diventare perfetti assassini sempre ubbidienti e fedeli a un rigido codice e stile di vita creato per mantenere la segretezza e la sicurezza dell’intera organizzazione. I direttori della Sezione Uno, Operations e Madeline, vedono inoltre nelle emozioni un chiaro segno di debolezza e per questo fanno di tutto affinchè i killer non si distraggano in inutili storie d’amore o legami familiari, se non quando questi ulmimi vengono inscenati per missioni operative sotto copertura. Nikita è dunque un’eroina isolata, la cui vita sociale al di fuori della Sezione Uno è praticamente inesistente. Già dalla prima stagione il telespettatore assiste però al disperato e continuo tentativo della donna di crearsi una propria vita lontana dal “lavoro”, prima trovandosi un’amica – la vicina Carla (Anais Granofsky) – poi un uomo da amare – l’architetto Gray Wellman (Callum Keith Rennie). Ma la Sezione Uno mette in atto tutti i possibili stratagemmi affinchè la donna non possa trovare nè vero amore nè vera privacy: prima tappezza di telecamere nascoste tutto il suo appartamento per monitorarla 24 ore su 24, poi la bombarda di telefonate lavorative anche nei momenti meno opportuni, senza darle così alcuna possibilità di evasione.

Uno degli operativi più anziani è Michael. Prima suo mentore poi suo amante, Michael è prima di ogni cosa il comandante di Nikita nelle missioni “on the ground”. E’ l’unico operativo ad avere accesso alle più alte sfere di sicurezza, ma l’accrescere del suo amore per Nikita e l’aumentare della sua esperienza sul campo porteranno i capi della Sezione Uno a temere un suo “golpe” e a metterlo maggiormente in difficoltà sino a considerare la sua stessa cancellazione.

La relazione tra Michael e Nikita è indubbiamente il vero cuore della serie. E’ una relazione complessa che dura per tutte le stagioni e lascia il fan senza fiato sino all’ultima puntata della serie. La loro storia è avvolta nell’incertezza e questo non fa che accrescere l’attesa nel telespettatore che si incolla maggiormente allo schermo con l’unico desiderio di vedere come andrà a finire per i due amanti maledetti. Nella prima stagione il fan ha creduto che Michael usasse Nikita come una pedina, manipolandola con l’unico scopo di renderla perfetta per la Sezione Uno. Durante la seconda e terza stagione, l’uomo sembra meno manipolativo e la relazione con Nikita matura in risposta all’ostilità dell’organizzazione stessa. Anche quando la Sezione Uno ordina ad entrambi di porre fine alla loro relazione, nè Michael nè Nikita riescono a farlo. L’ossessivo interesse di Madeline e Operations porta i direttori a decidere per un definitivo allontanamento di Nikita da Michael ricorrendo ad un efficiente metodo per lavare il cervello alle persone, cancellandone qualsiasi debolezza ed emozione. L’episodio “On Borrowed Time” getta i fan nell’angoscioso baratro della tristezza: dopo il tremendo trattamento, Nikita soccombe ai perfidi desideri dell’organizzazione pronunciando a Michael le tante temute parole “I don’t love you anymore – Non ti amo più“.

Questa love story è stata dunque centrale per il successo del serial giunto grazie soprattutto al seguito internazionale e all’attenzione dei suoi fans che hanno iniziato a ritrovarsi in rete per discutere degli episodi e dei suoi attori: Peta Wilson (The League of Extraordinary Gentlemen) come anticipato nel ruolo di Nikita; Roy Dupois (Mémoires affectives) nei panni del mentore e amante Michael; Matthew Ferguson (Cube 2: Hypercube) come il genio dei computer Birkoff; Don Francks (Johnny Mnemonic)  nelle vesti dell’esperto in munizioni Walter; Eugene Robert Glazer (The Five Heartbeats) come il grande e temibile capo Operations e infine Alberta Watson (Hackers)  nel ruolo della stratega Madeline.

Quello che mi ha fatto guardare la serie in modo religioso al di là del romanticismo sopraccitato sono stati i sentimenti e le emozioni che hanno caratterizzato la vita della protagonista, ma anche i sottili sguardi e i continui sottintesi che mi hanno portato all’ultimo episodio con l’ansia e l’inquietudine di conoscere la fine del continuo peregrinare dei vari personaggi. Dialoghi pieni di dubbi e incognite coronati da una colonna sonora molto evocativa, grazie all’ottimo main theme di Mark Snow e ai brani degli artisti come Mono, Curve, Enigma e Morphine.

Per molti telespettatori, LFN è stato un appuntamento settimanale di rito e questo grazie ai temi del serial basati sulle comuni incertezze, sulla continua ricerca della felicità e dell’amata fedeltà. Nonostante sia attualmente in onda su Rete 4 con delle repliche, il serial continua a conquistare il pubblico, seducendolo e emozionandolo come fosse alla sua prima visione. Se amate il genere e questi temi sono per voi cari, La Femme Nikita è un appuntamento che vi suggeriamo di non perdere.

Fonte: Telefilm-Central Fanzine numero 6

Mara D.

Founder e Admin di Telefilm-Central.org. Amante delle serie tv, del cinema e dell'universo Internet :-)

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