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Pitch: Recensione della prima stagione dedicata al mondo del Baseball

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FOX Broadcasting

Ci sentiamo spesso dire “non giudicare un libro dalla copertina”. Vero e falso, poichè qualsiasi prodotto vuole la sua parte visiva oltre che contenutistica. Vero è che, se un libro è brutto, nemmeno la miglior copertina del pianeta potrà cambiare la cosa.

Per una serie tv, il pilot è la copertina. La colonna sonora sono i colori, i dialoghi sono la grafica, i personaggi sono il font usato. Se tuttavia per un libro c’è ancora modo di perfezionare qualcosa e persino cambiarlo, con una serie tv no: se un pilot ha toppato, è finita. Non ci sarà una seconda chance.

Pitch ha toppato con il suo pilot, quando aveva introdotto una storia che sembrava un film natalizio con poco budget. C’era il fantasma di un padre da poco scomparso che, come un moderno Obi-Wan Kenobi del baseball, guidava la giovane figlia nel mondo dello sport ad alti livelli. C’era la storyline prevedibile, c’erano i personaggi che non sembravano particolarmente compiacenti. C’era tutto quello, insomma, che in un pilot non dovrebbe esserci. Mancava l’elemento fondamentale, mancava quel pizzico di cannella che portasse il pubblico a sintonizzarsi la settimana successiva.

Purtroppo (o per fortuna) dopo un pilot che non mi aveva entusiasmato ho comunque concesso a Pitch il beneficio del dubbio e sono tornata per un secondo episodio. E per un terzo. Perché tutto quello che era mancato all’inizio di una stagione che prometteva poco è stato presentato alla grande negli episodi successivi.

La storia di una campionessa vincente, umana, con la sua sfumatura di femminismo

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La storia di Pitch segue Ginny Baker (Kylie Bunbury), la giovane promessa del baseball di serie A (in America Major League), prima ragazza ad essere ammessa ai piani alti del gioco. Malgrado la sua bravura e determinazione, la ragazza ha ancora tutto da dimostrare: a se stessa, alla sua squadra, alla sua famiglia e ad un mondo che ormai guarda a lei come ad un punto di riferimento.

La forza di una serie come questa, in cui la Major League di Baseball ha investito molto, molto denaro, è senz’altro un crudo, ammaliante realismo. Personalmente non sapevo neppure come funzionasse questo sport, come si incastrassero i suoi complicati e variopinti ingranaggi. Ad oggi, dieci episodi più tardi, non sono un’esperta, ma so di certo più di quanto mi aspettassi. Il che si rivela essere un bene, proprio perché la serie tv rende il mondo di questo specifico sport interessante. Una volta che i personaggi sono intrappolati nel loro solito circolo vizioso e non ci sono più particolari calamità da intrecciare alle loro carriere, è l’involucro che resta. Se l’involucro annoia, annoia anche la serie tv. Se non lo fa, ecco che la nostra attenzione inizia ad essere più acuta, l’interesse più elevato.

Una volta che il fantasma del padre viene relegato nel passato – scartando la potenziale, ma realistica ipotesi iniziale che mi aveva portato a dubitare della sanità mentale di Ginny Baker – la figura della protagonista cambia. La ragazza che vediamo nel pilot è in realtà molto più matura e decisa di quanto ci avevano fatto credere all’inizio. E’ alle prese con una carriera dura, con persone costantemente alla ricerca della sua approvazione, fan che vedono in lei un modello da seguire. Il resto dei personaggi, pur mantenendo la propria identità, sembra focalizzato unicamente sull’aiutare Ginny a superare queste difficoltà.

Difficoltà quali la stagione delle compra-vendite tra le squadre, forse uno degli episodi più intensi della prima stagione, oppure la difficoltà di restare nello sport oltre una certa età – come scopre Mike Lawson quando viene spostato in prima base dal suo storico ruolo di ricevitore. Tutti particolari, tutte situazioni estremamente realistiche, estremamente interessanti.

Pitch: una squadra di baseball (+1)

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I protagonisti della serie e cioè la famiglia di Ginny sono, prima di tutto, i suoi compagni di squadra. Alcuni più reticenti di altri ad accettarla, con il tempo si renderanno tutti conto di quanto la ragazza valga e quanto il suo sesso sia tutto fuorchè un ostacolo alla sua carriera e al suo supporto alle loro vittorie in campo. Alcuni sono, certo, più importanti di altri. E’ il caso di Blip e della moglie Evelyn, che conoscono Ginny ancor prima che si unisca ai San Diego Padres e costituiscono per lei una rete di supporto priva di giudizi. E’ infatti Ginny che – un po’ a torto – lotta con tutte le sue forze per contrastare un’ipotetica vendita di Blip ad una squadra avversaria, incapace di separarsi da lui e da Evelyn.

Il vero pilastro della squadra resta comunque Mike, fondamentale tanto per i Padres quanto per la stessa Ginny. Avevo ragione quando ipotizzavo una liason amorosa tra lui e Ginny – benchè non sia comunque successo nulla – ma, non di meno, c’era un’elettricità già nell’aria da quel primo episodio. Mike è il maestro Yoda che guida Ginny ed è a lui che lei si appoggia nei momenti di difficoltà. Consigli, richiesti e non, rendono Mike indispensabile nella sua carriera e nella sua vita, tanto da affidarsi a lui forse troppo. Insomma, Ginny ha abbandonato un miliardario a cena da solo pur di salutare Mike! Se questo non grida “sentimento” e non accenda le spie lampeggianti, non so cosa lo faccia.

Altra figura interessante (e forse unica in grado di eguagliare in complessità Ginny) è Amelia. La donna, che ha fatto di Ginny scopo primario della sua carriera, non è priva di colpe e non potremmo affatto definirla piacevole. Resta tuttavia una figura forte, importante, la persona in grado di prendere decisioni difficili quando Ginny non è in grado (oppure non ha voglia) di farlo. La lite finale tra le due donne è conseguenza proprio di quella forza d’animo e determinazione che caratterizza entrambe. Entrambe orgogliose, entrambe forti e indipendenti, entrambe incapaci di allontanarsi da un conflitto senza avere l’ultima parola.

Un rinnovo ancora da confermare ma già un successo

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Come ogni buona serie che speri (o sia quasi certa) di un rinnovo, anche Pitch non manca di lasciare un finale aperto. Mentre il produttore ipotizza persino un ritorno estivo (sempre che il network si decida a favore della cosa), noi restiamo in attesa di scoprire che ne sarà dell’incidente di Ginny. Restiamo con il fiato sospeso nell’attesa di vedere se Amelia deciderà o meno di tornare, se Blip e Mike risolveranno i loro problemi e se Ginny, dopotutto, partirà con il suo miliardario, che sia su un aereo o su uno yatch.

Pitch è una serie leggera ma ben studiata, ha una colonna sonora orecchiabile e dei dialoghi soddisfacenti. La protagonista, proprio come gli altri personaggi, è estremamente realistica ed il budget investito si vede nei particolari, negli sponsor (la Nike, insomma!) e nella cura dei dettagli. Non avrei scommesso nemmeno pochi centesimi sul successo di questa serie eppure ora, dopo questi primi episodi, non posso fare a meno che chiedere e desiderare di più.

Di solito ci consigliano di non giudicare un libro dalla copertina. Dopo questa serie ho imparato la mia lezione: mai giudicare una serie tv dal pilot (per quanto bruppo possa essere).

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