fbpx
Mad Men

Mad Men: Recensione dell’episodio 7.08 – Severance

Is that all there is? / Is that all there is? / If that’s all there is my friends / Then let’s keep dancing
Let’s break out the booze and have a ball / If that’s all there is (Is That All There Is?, Peggy Lee)

madmen708_rachelQuanto ciò che facciamo ci soddisfa? Quanto ciò che possediamo ci rende felici? Quanto ciò che siamo corrisponde a quello che realmente vorremmo essere?
Don. Peggy. Joan. Ken. Le storie che Matthew Weiner racconta in questo primo episodio provano tutte, in qualche modo, a rispondere a queste domande. Ma a fine puntata ciò che rimane è l’amaro in bocca. Perché nessuno di loro riesce realmente a dare e a darsi una risposta.
Qualcuno rimane in attesa, qualcuno cerca di convincersi che una soluzione imposta da altri sia LA soluzione, qualcuno prova a placare la frustrazioni con il denaro. E c’è chi, confuso e frastornato, semplicemente si siede e aspetta di farsi travolgere da una nuova onda.
Questa sensazione di incompletezza non è però a noi estranea. In questi anni di pubblicità, incontri aziendali e drink, abbiamo visto gli uomini di Madison Avenue spogliarsi di quell’aria patinata fatta di abiti sgargianti e gelatina per capelli e abbiamo potuto conoscerli nelle loro debolezze, nella loro umanità.
Uomini e donne che all’apparenza sembrano invincibili appaiono dopo sette stagioni fragili ed incapaci.

Don. Lui è l’incarnazione del sogno americano (seppur con qualche bugia), del self made man. Il passato che prima gli ha creato non pochi problemi, ora sembra diventato per lui un vanto, una storia da raccontare seduto al tavolo di un diner circondato da donne che pendono dalle sue labbra, e dai suoi soldi. Il Don che incontriamo in questo episodio è quello che conosciamo meglio.madmen708_joan Un grande amante delle donne, un grande amante dell’alcool, un grande amante delle bugie. Un uomo profondamente solo che cerca conforto nel calore di donne sconosciuteHai perso il volo, gli dice Rachel Menken in sogno. Ma quanti voli ha perso Don Draper? Ha vissuto davvero la vita che voleva? A giudicare dal suo sguardo al funerale di Rachel non sembra che la risposta possa essere sì.

Joan. Per un Don che lentamente muore, c’è un Don che pian piano nasce. Proprio lei che nel primo episodio consigliava ad una novella segreteria di nome Peggy di giocare bene le sue carte così avrebbe sposato uno dei suoi capi e vissuto in una bella villa di periferia circondata dal lusso. Questo era il meglio che una segretaria poteva aspettarsi. Lei che ora occupa una posizione di tutto rispetto non riesce comunque ad uscire fuori dal personaggio che si è creata in questi anni e alla fine lei stessa ne cade vittima. E il suo aspetto continua a precedere e mettere in disparte la sua intelligenza. Joan come Peggy. Joan contro Peggy. Quanto essere donne può essere un ostacolo sul lavoro? Meglio non pensarci e andare a fare un po’ di shopping.

madmen708_peggyjoanPeggy. Lei, lo devo ammettere, è il mio personaggio preferito della serie. Il lavoro fatto su di lei è stato pregevole. E umano, sincero. Come il suo tentennare difronte alla possibilità di un appuntamento,  il suo essere schietta nel far notare al proprio commensale che ciò che sta mangiando non è quello che ha ordinato, la sua avventatezza nel decidere di andare a Parigi con un tizio che conosce solo da poche ore, il suo frenare una naturale pulsione sessuale per provare a creare qualcosa di più stabile e concreto. Perché in fondo ci ha provato a essere più alla moda, ma sappiamo che alla fine non le è andata granché bene.

Ken. Probabilmente il suo personaggio è quello che esce più sconfitto da questa puntata. Quando è finalmente pronto ad abbandonare un lavoro ed una vista che gli sono costati letteralmente un occhio della testa, ecco lì a fare un passo indietro e accontentarsi di nuovo e forse questa volta per sempre. E non vivere di nuovo la vita non vissuta. 

Una puntata che aspettavamo da un anno ormai e che non delude le aspettative. Per l’ennesima volta Mad Men si conferma un prodotto che non ha pari, una serie che riesce a spiazzarti. E questa puntata lo fa tenendoti costantemente in tensione, intrecciando sogno e realtà fino a non farti capire dove finisce l’una e inizia l’altro.
E ci ritroviamo anche noi, seduti in silenzio in una tavola calda, a rimuginare sulle nostre vite. Quelle che abbiamo vissuto e quelle che non abbiamo avuto il coraggio di vivere.

NOTE A MARGINE:

– Meraviglioso l’omaggio a Mike Nichols e a Il Laureato. Quel tipo di sensualità che non avrà mai rivali.
– Se Edward Hopper fosse ancora vivo sicuramente si complimenterebbe con Chris Manley per la sua fotografia.
– Mildred Pierce della tavola calda, come Roger lo rinomina scherzosamente, mi ricorda molto la prima delle altre donne di Don, Midge Daniels.
– You’re not just smooth. You’re Wilkinson smooth. è quello che tutte le donne sognano che Don Draper dica loro.
– Nel sogno di Don è Ted ad aprire la porta, mentre spetta a Peter chiuderla. Un po’ come a dire che sul lavoro per Don uno vale l’altro.
– Gli hipster con i mustacchi dovrebbe prendere esempio da Roger.
– Dato che probabilmente non lo rivedremo mai più in Twin Peaks, accontentiamoci di averlo visto almeno qui. Ciao Ray Wise!

Comments
To Top