
Mad Men: recensione dell’episodio 6.08 – The Crash
Dopo 6 stagioni abbiamo imparato che molto raramente Mad Men si allontana dal suo stile e dai suoi canoni. Lo ha fatto, come dicevamo, poche, pochissime volte ma senza mai oltrepassare una certa asticella. Nella seconda stagione ricordiamo un viaggio di Don nell’assolata e colorata California rispetto al grigio di New York dov’è ambientata la serie o, senza andare troppo lontano nel tempo, come non dimenticare un magnifico episodio della quinta stagione sulla LSD con tanto di sequenza onirica durante il trip acido di Roger. Con The Crash quell’asticella viene per la prima volta superata del tutto regalandoci un episodio al di fuori delle righe, dal sapore quasi surreale tanto da farmi chiedere, in certe scene, se ciò che veniva messo in scena fosse la realtà o solo il frutto dell’immaginazione di alcuni personaggi.
Ma The Crash è soprattutto uno degli episodi più Don centrici delle ultime stagioni. Per la prima volta in 6 anni vediamo un Don inedito, un Don completamente innamorato di Sylvia. Per fortuna che quest’ultima lo aveva avvisato: “possiamo continuare a frequentarci, ma non ti innamorare di me”. Per Don poteva tranquillamente essere una delle sue tante conquiste, delle sue frequenti scappatelle ma questa volta Mr. Draper deve arrendersi ai suoi sentimenti, mai così forti come nei confronti di Sylvia, tanto da trascorrere intere ore davanti alla sua porta di casa anche solo per sentire la sua voce. Pensare che solo nello scorso episodio avevamo visto un Don duro, autoritario, à la Christian Grey (il personaggio della serie di libri “50 sfumature di..”) nei confronti di Sylvia ma forse era soltanto un modo per ricacciare quel forte sentimento che stava provando? Probabile. Fatto sta che un Don così non si era mai visto.
C’è un momento in cui l’episodio comincia a viaggiare spedito, diventando quasi frenetico, con ritmi molto veloci – davvero una novità per Mad Men – ed è quando nell’agenzia pubblicitaria Don, Roger e il gruppo maschile dei creativi si sottopongo a delle iniezioni di “vitamina” che permettono di essere attivi e puntare al massimo della creatività per le seguenti 72 ore. Da questo momento in avanti si vedono cose folli, surreali, bizzarre per una serie come Mad Men, ad esempio il tip tap messo su da uno zoppicante Ken Cosgrove davanti a Don o Stan che si improvvisa bersaglio umano rimanendo ferito al braccio dal lancio di una penna che non gli provoca nessuno dolore o ancora l’arrivo negli uffici di quella che si rileva essere la figlia del defunto Frank Gleason che ipnotizza tutti con l’arte divinatoria de I Ching. Per non parlare dell’inquietante sbarco in casa Draper di una donna di colore che si spaccia per la madre di Don davanti a Sally. In un primo momento la primogenita di Don le crede ma realizzato che la donna è nient’altro che una ladra chiama la polizia. Quando Don rincasa si trova davanti tutti, polizia compresa, con Betty pronta ad accusarlo di essere il solito padre poco responsabile. E’ lì che Don, sopraffatto da un’intera giornata lavorativa, che poi scopriamo averla dedicata interamente a Sylvia e non alla casa automobilistica Chevy, fa crash, cadendo per terra. Una caduta non più soltanto metaforica ma anche un capitombolo fisico per Don, arrivato allo stremo delle forze e incapace di reggere la situazione.


Casualità vuole che mi trovi a recensire gli episodi che presentano al loro interno i flashback dell’adolescenza di Don, un’adolescenza passata per gran parte in un bordello dove è stato “parcheggiato” dalla sua matrigna e in un luogo che lo ha segnato negli anni a venire, soprattutto nei confronti del suo approccio al genere femminile. E’ sorprendente come dopo sei stagioni Mattew Weiner riesca ancora una volta a far evolvere il personaggio di Don Draper trovandogli sempre nuove sfumature che lo rendono uno dei personaggi più complessi e al tempo stesso più affascinanti del panorama televisivo, ma direi anche cinematografico moderno.
Non tutti forse avranno apprezzato il tono di questo episodio, sempre sospeso tra l’incredulità con il quale il telespettatore si trova a fare i conti quasi fosse un film di David Lynch. Dal canto mio posso dire che l’ho trovato un episodio straordinario, necessario al proseguimento del percorso di maturazione del personaggio di Don (sì, a 40 anni) ancora ferito dal suo turbolente passato ma finalmente capace di arrivare a quella cosa che ti fa cambiare completamente il modo di vedere le cose e di vivere la vita: l’Amore. Auguri, Don.










