
Heartstopper 3: più cupa e matura. La recensione della terza stagione
La terza stagione di Heartstopper adattamento televisivo dei celebri graphic novel di Alice Oseman è finalmente arrivata su Netflix e prosegue sulla scia delle precedenti stagioni, mantenendo lo stesso tono intimo e delicato che ha conquistato i fan, anche i più adulti.
Al centro della trama ritroviamo sempre Nick (Kit Connor) e Charlie (Joe Locke), ancora insieme e pronti a esplorare nuovi livelli della loro relazione.
Tuttavia, ciò che inizialmente può sembrare un grande passo avanti è in realtà molto più semplice: dichiararsi il loro amore. La seconda stagione si era, infatti, chiusa sulla voglia di Charlie di confessare il suo amore senza per trovare il coraggio per farlo.


Una terza stagione matura, ma sempre delicata
A temi più leggeri come il primo “Ti amo” si affianca in questa stagione, un tema più serio e complesso: l’anoressia di Charlie. Sin dalla prima stagione ci è stato più volte mostrato come Charlie soffrisse di un problema alimentare e di un disturbo ossessivo compulsivo, nella seconda stagione lo svenimento di Charlie nel Louvre aveva rivelato che il problema era molto serio e nella terza stagione questa storyline diventa centrale per una buona parte degli episodi.
Il tema dell’anoressia in Heartstopper 3


Il peggioramento di Charlie si dispiega a un ritmo costante nei primi episodi e mantiene un’apparenza di verità e realismo. Le scene di Charlie nel centro per disturbi alimentari, così come le sedute con lo psichiatra Geoff risultano molto autentiche e anche rivelatrici delle cause che hanno portato Charlie ad ammalarsi.
Nel frattempo, Nick si ritrova nella difficile posizione di dover capire come aiutare il suo ragazzo in qualcosa che va ben oltre le sue capacità adolescenziali. Il suo struggimento e smarrimento sono commoventi e l’assenza di Olivia Colman nel ruolo della madre di Nick, si fa sentire più volte anche se Hayley Atwell svolge egregiamente il ruolo di zia e adulto di supporto.
Heartstopper 3, una stagione intima e accogliente
Heartstopper si conferma un dramma intimo e rassicurante, anche quando affronta temi cupi, tristi e complessi.
Una serie semplice che manifesta la sua unica “spettacolarità” nei tocchi illustrativi: fuochi d’artificio, foglie, cuoricini che rappresentano la caratteristica identificativa di questa serie e il suo collegamento con la graphic novel, da dove tutto è partito e in qualche sporadico cameo di celebrities, quest’anno era la volta di Jonathan Bailey nei panni di Jack Maddox, un classicista famoso di cui Charlie ha una crush.
Heartstopper per non ha bisogno di grandi nomi o celebrità per funzionare, perché è proprio la semplicità a conquistare.


E quella serie confortevole e rassicurante anche nella struttura degli episodi, sempre lineare, scandita da eventi significativi o momenti stagionali (come i risultati degli esami GCSE, una vacanza estiva, il Natale o un compleanno). I personaggi si confrontano con i propri sentimenti e le sfide quotidiane che li accompagnano e sapere che se anche le cose andranno male, sicuramente si sistemeranno, la rende una vera serie coccola che l’ha resa amata, proprio per queste caratteristiche, anche a un pubblico ben più adulto del target di riferimento.
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Temi importanti senza tradire lo spirito della serie
La terza stagione di Heartstopper conferma l’opinione positiva che ho espresso già in passato sulla serie, affrontato e superato il tema della malattia di Charlie, Heartstopper affronta la prima volta, riuscendo a declinare la tensione e la carica emotiva tra Charlie e Nick e Tao e Elle in modo particolarmente delicato, perfettamente in linea con il tenore della serie.
C’è spazio anche per approfondire le altre storyline. Tori, ad esempio, inizia a uscire dal suo guscio, ammettendo di sentire la mancanza del fratello, ormai assorbito dalla sua relazione, e sviluppa un legame con Micheal, su cui vorremmo sapere molto di più. Allo stesso tempo, Tara (Corinna Brown) si trova a dover bilanciare le pressioni accademiche imposte dalla madre con i suoi veri desideri.


Heartstopper 3: Asessualità e aromanticismo
Il giusto spazio è stato dedicato agli atri protagonisti: Elle che si scontra con la transfobia, durante un’intervista, la catapulta nell’età adulta e nel dover fare i conti con chi è e con cosa la società vede quando la guarda; questa difficoltà si unisce alla voglia e alla paura di entrare in intimità con Tao. Isaac affronta la sua asessualità e aromaticismo, rivelandolo a tutti di sentirsi trascurato da quando i suoi amici sono tutti uniti in una relazione.
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Nick e la scoperta di sé stesso
Un aspetto particolarmente interessante è l’attenzione dedicata all’evoluzione della personalità di Nick, il quale, pur di non perdere la quotidianità con Charlie, è disposto a scegliere un’università vicina a casa, mettendo i propri desideri in secondo piano. Nick inizia a chiedersi chi sia davvero senza Charlie, aprendo così una riflessione inaspettata sulle sue scelte future e sulle possibilità che potrebbe considerare per sé stesso. Aprendo interessanti strade per la prossima stagione.


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Heartstopper una guida per adolescenti e genitori
Heartstopper si conferma una serie ben fatta, una sorta di vademecum all’adolescenza che la pone su un livello diverso dall’intrattenimento leggero e il modo in cui il tema dell’anoressia è stato affrontato ne è un chiaro esempio.
La scena in cui Charlie chiedi aiuto ai genitori leggendo la lettera e quella di Nick che piange preoccupato sulla spalla di Tao, sono le più emozionanti e commoventi della serie e ci offrono la fotografia dell’evoluzione di Heartstopper e della capacità, tutt’altro che semplice, di affrontare questi temi così delicati con un tono leggero ma mai superficiale.
Recensione terza stagione di Heartstopper
Recensione terza stagione di Heartstopper
Heartstopper 3 ritorna più matura e intima affrontando temi importanti senza tradire il suo spirito.










