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Hannibal

Hannibal: Recensione dell’episodio 1.11 Roti

L’episodio si intitola Roti, che tradotto grossolanamente dal francese significa: “Will, che brutta cera… prendi almeno un’aspirina!”

No seriamente, sto povero uomo sta cadendo a pezzi e tutti lo guardano un po’ preoccupati ma nessuno lo obbliga a correre all’ospedale. Capisco che Will abbia una certa bizzarra reputazione, che sia un po’ un originale, uno sopra le righe, ma per favore. Chiamate un’ambulanza. Internatelo! Strappatelo a Jack e a Hannibal che bevendo in compagnia se lo spartiscono sorridendo sornioni. Io lo strillo allo schermo ma nessuno mi ascolta.

Leggevo un commento l’altro giorno che diceva che è inutile considerare Hannibal come un procedurale o un poliziesco, perché la sua vera natura è quella di un fantasy dark. Assolutamente appropriato. E la battaglia in corso è quella per l’anima di Will. Fuller ha creato un mondo parallelo al nostro, popolato di mostri e serial killer, dove la barriera tra quello che sta dentro la mente delle persone e quello che sta fuori è fragilissima. In questo scenario Hannibal è una sorta di dio. Mi viene in mente il film “Scontro di Titani” (non l’ultimo ma quello dell’81) con Zeus e la sua arena in miniatura, con le statuine che rappresentavano uomini e mostri, che lui maneggiava a piacimento. E’ così che si vede Hannibal, come un essere superiore costretto a sopportare un mondo di pecore per le quali, come dichiara in questo episodio, non Hannibal_111-02ha alcun interesse… a parte quello culinario. E tra tutte queste persone, che lo infastidiscono per la loro stupidità in modo più o meno insopportabile, si trova Will. Questa straordinaria persona, che grazie ad un intoppo nello sviluppo del suo cervello, ha ricevuto in dono la possibilità di penetrare la mente degli altri, vedendola e comprendendola per quella che è. Ma sfortunatamente quello che Will può fare con gli altri non può fare con se stesso.

Uno dei temi centrali di questa serie è il “sè”, la radice di quello che siamo, la forma che ci definisce (e sotto questo punto di vista i titoli di apertura sono abbastanza evocativi). Quello che sta capitando a Will è che, indebolita anche dall’encefalite di cui soffre, la sua capacità di definire se stesso si sta affievolendo. Il ghiaccio si sfalda, provocando onde altissime che travolgono ogni cosa. L’irrealtà straripa nella realtà rendendo le due indistinguibili. Si perde nella mente oscura dei mostri e il ritornare in se stesso diventa per lui sempre più difficile; e quello che riporta indietro si stratifica sotto la sua pelle. “E’ difficile liberarsi di qualcosa che è già sotto la tua pelle.” Dice a quel capoccione di marmo di Jack, che neanche si avvicina a capire cosa passi nella mente e nel cuore di Will.

Ancora una volta è il caso della settimana a parlarci dei nostri protagonisti e in particolar modo di quello che sta succedendo a Will. La scena tra lui e Gideon nella neve a fine episodio, è una scena di infiniti specchi che stordisce. C’è Gideon lì in piedi, con la sua identità manipolata e compromessa, che rispecchia chiaramente quello che sta succedendo a Will. Ma non è lui che Will vede, bensì Hobbs. Ma l’Hobbs che Will vede non è altro che una proiezione di se stesso o di quello che crede di star diventando. E questo pone un’inevitabile domanda, a chi spara Will quando lo uccide? Sta salvando Alana da Gideon o la sta salvando da se stesso?

Questo effetto destabilizzante è costante in ogni aspetto della serie. Come nei colloqui tra Hannibal e Bedelia. Qualcuno è arrivato ad ipotizzare che la psicologa non sia reale, che la vera Bedelia sia morta uccisa da un paziente (Hannibal) e che questa sia solo un’immagine della coscienza di Hannibal. La possibilità sembra remota ma si adatta perfettamente alla situazione di incertezza che come spettatori dobbiamo costantemente affrontare. Quanto sa la psicologa della vera natura di Hannibal? Quanto di quello che esce dalla sua bocca è prudenza e calcolo? E lo stesso vale per Hannibal. Quanto di quello che dice a Bedelia è reale e quanto è costruzione. Di cosa ci possiamo fidare o a cosa possiamo credere? Gli orrori, così pazzeschi da sembrare assurdi, sono quello che c’è di più reale. I cruenti omicidi di Hannibal sono reali. E la sofferenza di Will che colpisce, più del sangue e degli organi esposti (particolarmente orribili in questo episodio).

Che Hugh Dancy sia spettacolare non ve lo dico più. Vederlo supplicare Hannibal di non mentirgli, di aiutarlo a capire cosa stia succedendo spezza il cuore. La sua paura, la sua confusione pulsano selvaggiamente sotto gli occhi gelidi di Hannibal. Potremmo speculare per giorni che cosa si muova nella testa del cannibale. Su cosa lui veda in Will e su Hannibal_111-03quale sorta di distorto affetto lo porti a ignorare il suo attacco epilettico per poter continuare a chiacchierare in tranquillità con Gideon, intento solo a muovere il prossimo pezzo in una partita che gioca con una freddezza glaciale.

C’è un’affinità tra loro, confessa Hannibal a Bedelia. Lui e Will vedono le cose diversamente dal resto del mondo. Hannibal le vede con una freddezza clinica, ne identifica gli ingranaggi, ne individua le forze che li muovono. Will invece è pura emozione. Si nutre di paura per riuscire a fare quello che fa. *SENTE* tutto. Questi straordinari modi di essere li pongono all’esterno della normalità. Li rendono degli osservatori esterni, che vivono nel loro particolare mondo; un mondo che difficilmente può avvicinarsi e mischiarsi con quello delle altre persone (come dice Gideon a Will). E’ questa affinità che stuzzica Hannibal.
Ma cosa mira ad ottenere Hannibal da Will? In qualche modo  fa quello che Chilton  ha fatto con Gideon, che però ha fallito per via della sua insulsa mediocrità. Destabilizzandolo con un lento lavorio psicologico e nutrendo la sua paura, sta creando con Will un legame di fiducia distruttivo. E’ da lui che Will porta la sua allucinazione  e bastano le parole di Hannibal per fargli credere che la sedia sia vuota. Ogni sua azione è calcolata. Ogni tocco è studiato. Basta vedere come Will si abbandoni la tocco di Alana, per rabbrividire al contrasto con i gesti rassicuranti di Hannibal più tardi.

Hannibal sta usando la presunta pazzia di Will per rimodellarlo a suo piacimento. Lo fa perchè ha paura che Will possa arrivare a capire la sua vera natura o perchè spera che lo faccia ma in modo da comprenderlo veramente? Sta creando un’anima affine? O è solo uno spietato bastardo che si nutre del dolore umano e prova un infinito piacere nel macchiare e spezzare l’anima di Will? Amicizia sto cavolo! Io in verità non lo so e muoio dalla voglia di scoprirlo.

Hannibal_111-04Lo spettacolo visivo della serie prosegue gloriosamente. Semplicemente perfette le sequenze da sogno che si intrecciano alla realtà confondendola. Le tonalità delle scenografie si fanno sempre più cupe (perduti sono gli splendidi gialli di inizio stagione) al punto che l’unico colore a risaltare ormai è il rosso. La realtà si deteriora come il suo protagonista e la regia è perfetta, così come la colonna sonora, nel rappresentarlo. Un’altra sequenza che merita applausi scroscianti è la ricostruzione della fuga di Gideon. Impressionante!

La serie è agli sgoccioli (di già!??!) e mancano solo 2 episodi al gran finale. Cosa ha in serbo per noi Fuller? Che la fine della prima stagione ci porti fino alla completa rottura di Will? La sua discesa agli inferi non sembra ancora completa purtroppo.
Quello che io mi auguro e che mi piacerebbe davvero vedere, è Will che si salva da solo. Che trovi una forza interiore in grado di portarlo fuori da quella foresta in cui si è inoltrato. Non mi aspetto che scopra la natura di Hannibal ma che almeno conquisti consapevolezza di se stesso e della sua forza. E’ da questo che spero riprenda la serie in una sua seconda stagione. Ma io sto correndo in avanti. Per ora aspettiamo mangiandoci tutte le unghie… ammesso che ne siano rimaste.

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