
Game of Thrones: Martin spiega gli ultimi avvenimenti della terza stagione
SPOILER!! non proseguite la lettura se non avete ancora visto gli episodi 3.09 e 3.10!!
I fan del Trono di Spade pensavano di avere ormai lo stomaco preparato a tutto: decapitazioni, incesto, violenza, mutilazioni, zombie, tortura, infanticidi. Sciagura dopo sciagura credevano ancora nella ricompensa finale, l’eroe avrebbe vinto il male, il giusto sconfitto l’avido.
Ma il mondo di Westeros, così come come l’ha immaginato George R. R. Martin, non è posto per elfi buoni che trionfano su orchi senz’anima. Scordatevi il lieto fine da subito – aveva messo in guardia l’autore – ‘scriverò una fine dolceamara‘, più simile alla vita reale che a quella delle fiabe. È stato un po’ il messaggio delle due puntate che hanno concluso in bellezza (o disperazione) la terza serie da record.
Valar Morghulis, tutti devono morire. Sì ma, proprio tutti? Dopo la messa in onda del famigerato episodio ‘The Rains fo Castamere‘, Martin ha spiegato a EW.com perché ha scritto il Red Wedding (le Nozze Rosse), che hanno lasciato migliaia di fan stupefatti e inorriditi di fronte al massacro del “buono” (e bello) Robb Stark, Talisa, sua moglie, e Catelyn Stark, sua madre e già vedova di Ned:


L’unica consolazione è che Martin ammette di aver sofferto non poco nel mettere nero su bianco la carneficina di due personaggi pilastro della saga (Talisa, che nei libri si chiama Jayne Westerling, non partecipa alle nozze e sopravvive):
‘E’ stata la scena più difficile che abbia mai dovuto scrivere. E’ a due terzi del libro, ma l’ho saltata quando ci sono arrivato. Così il libro era finito, ma mi mancava ancora quel capitolo. Poi l’ho scritto. E’ stato come uccidere due dei tuoi figli. Cerco di far sì che i lettori sentano di vivere gli eventi del libro. Proprio come se tu soffrissi per l’assassinio di un amico, devi soffrire se un personaggio di fantasia viene ucciso. Deve importarti. Se qualcuno muore e ti alzi e vai a prendere più popcorn, è un’esperienza superficiale, no?’
Beh, non è stata superficiale affatto. Ma per ritornare al parallelo tra vita vera e mondo di Westeros, l’idea della strage durante un banchetto tra nemici in tregua non è uscita esclusivamente dall’immaginazione perversa dello scrittore, bensì da due episodi della storia medioevale scozzese:
‘Uno è quello conosciuto col nome di The Black Dinner. Il re di Scozia stava combattendo il clan Black Douglas. Propose una pace e offrì al giovane conte di Douglas un passaggio sicuro. Costui arrivò al castello di Edimburgo e ci fu un grande banchetto. Alla fine, gli uomini del re iniziarono a suonare un singolo tamburo. Portarono un piatto coperto di fronte al conte che si rivelò essere la testa di un cinghiale nero – il simbolo della morte. Appena lo vide, capì cosa significava. Furono portati fuori e messi a morte nel cortile. L’esempio più conosciuto è il massacro di Glencoe. Il clan McDonald era ospite del clan Campbell per la notte e così vigevano le leggi dell’ospitalità. Ma i Campbell si alzarono e iniziarono a macellare ogni MacDonald su cui mettevano le mani. Non importa quanto io possa inventare, ci sono fatti nella storia che sono altrettanto orribili, o anche peggio‘.
Se anche Martin non tradisce nessun rimorso, non tutti i suoi lettori gli hanno perdonato queste scelte narrative:


Queste ragioni non vi convincono?
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