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Euphoria 2: il buio alla fine del tunnel – Recensione della seconda stagione

Euphoria non è una serie consolatoria. Non lo è mai stato e non intende esserlo neanche quando fa precipitare i suoi personaggi all’interno di un pozzo profondo da cui possono uscire solo spezzandosi unghie e dita per scavare un salvifico tunnel. Ed è per questo che alla fine di quel tunnel non può esserci la proverbiale luce. Soltanto altro buio anche se non è quello da cui stanno scappando. Non l’oscurità che hanno drammaticamente attraversato, ma le tenebre di chi è uscito da un antro oscuro per trovarsi davanti una foresta in cui incamminarsi di notte nella speranza che sia incantata e non stregata.

Cosa ci troveranno lo dirà la terza e ultima stagione (che si farà attendere molto a causa degli impegni di Zendaya). Come ci sono arrivati lo ha mostrato questa seconda stagione che è riuscita nella mirabile impresa di eguagliare e a tratti superare il già meraviglioso debutto.

Euphoria: recensione della seconda stagione
Euphoria 2: recensione della seconda stagione – Credits: HBO

L’apocalisse di Rue

Le premesse per la seconda stagione di Euphoria erano già state poste nei due episodi speciali girati durante la pandemia. In particolare, in quello dedicato a Rue che nel suo lungo dialogo con Ali preannunciava la catastrofe a cui si sentiva destinata. Ed è proprio a questo che il personaggio interpretato da Zendaya (che prenota il secondo Emmy consecutivo come migliore attrice) va incontro. La dipendenza dalle droghe è talmente forte che neanche il ritorno di Jules riesce a cambiare lo status quo. Né è d’aiuto il rapporto con la new entry Elliot la cui amicizia con Rue inizia proprio per la comune passione per gli oppioidi, ma si cementa nella consapevolezza che entrambi si sentono alieni dal mondo che li circonda.

Un mondo in cui Rue non riesce a vivere perché troppo grande è il vuoto lasciato dalla morte del padre che non ha mai accettato. A nulla serve rievocare più volte le sue ultime parole, quel suo “chiudi gli occhi e mi troverai sempre”. Perché dietro le palpebre serrate di Rue c’è solo il vuoto. Un doloroso nulla che va riempito con gli illusori momenti di evasione che le droghe le regalano o dimenticato nello stordimento perenne che ti porta ad annullarti fino quasi a morire. Un buco nero in cui Rue si precipita voluttuosamente senza preoccuparsi di tutti gli altri che inevitabilmente trascina con sé.

La madre che non può fare a meno di provare a salvarla. La sorella che rischia di perdersi nella solitudine di chi è stato abbandonato perché la priorità era un’altra. La migliore amica di un tempo che ora può solo assistere impotente al tradimento di chi ha scelto la droga come consolazione invece che la sua mano tesa. Un amico appena conosciuto che è disposto a tradirla e a farle male perché solo così potrà tornare a brillare. La stessa Jules che ha smesso di amare essere amata per scegliere solo di amare lei e nulla più.

Nel meraviglioso quinto episodio di questa seconda stagione di Euphoria, Rue attraversa una paurosa apocalisse che tutto distrugge. Ma è proprio questa distruzione a farle scoprire che si può anche uscire dalle macerie. Che si può e si deve ricominciare. Anche se questo dovesse significare rinunciare a tutto. Anche a quella luce in fondo al tunnel che era Jules. Sarà davvero così?

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Euphoria: recensione della seconda stagione
Euphoria 2: recensione della seconda stagione – Credits: HBO

Il frantumarsi di mille specchi

Euphoria ha ruotato nella prima stagione molto intorno alla coppia Rue – Jules, ma aveva anche fornito un ritratto cupo e sincero di un’intera generazione attraverso tante figure diverse. Paradossalmente, proprio Jules sembra, invece, il personaggio più immobile in questa seconda stagione relegata quasi ad essere una appendice di Rue. Anche la storia con Elliot sembra un intermezzo casuale che non determina alcuna evoluzione. Forse perché Jules è l’unico carattere ben definito che aveva già trovato una propria compiutezza.

Questa minore attenzione verso Jules è però compensata dalla crescita del personaggio di Cassie che si avvita in una spirale distruttiva che finisce per travolgere ogni sua fragile certezza. Vittima della propria paura di restare sola, Cassie si lega quasi per caso a Nate diventandone però sempre più dipendente. Non perché non sia in grado di riconoscere quanto tossico sia il rapporto che sta costruendo. Ma perché non riesce a definire sé stessa se non in relazione a qualcun altro a cui dedicare tutto il suo desiderio di amare ed essere amata. Disposta ad andare oltre ogni giudizio severo della madre e della sorella. Ad accettare lo sguardo sprezzate della madre di lui. A cancellare un’amicizia lunga una vita con Maddie. Cassie vuole annullare il suo io in un noi convinta che non potrà mai essere apprezzata per chi è, ma solo per come si dedica al suo amante.

Non importa che questo ruolo sia assegnato a Nate. Perché in lui Cassie riesce a vedere la speranza di una perfezione futura e tanto le basta. Anche se da quella perfezione Nate è lontanissimo a causa dell’irrisolto rapporto con Cal. Proprio a quest’ultimo Euphoria dedica inaspettatamente un approfondimento svelando il suo passato e i semi che sono degenerati in un machismo perverso e di facciata. Come inattesa è la conclusione a cui questo sfogo porta con Nate che sembra aver infine trovato, se non una convinta redenzione, almeno una sincera volontà di chiudere un capitolo amaro per iniziare a scriverne un altro.

Una nuova storia è quella che anche Kat dovrà cominciare. Sebbene il suo personaggio venga lasciato un po’ più in disparte, il tempo in scena è sufficiente a rendere bene la sensazione di oppressione che il rapporto con Ethan le causa. Colpa non di Ethan, ma della stessa Kat che si trova ingabbiata in un sogno che si accorge di non aver veramente mai desiderato. Approdata in un confortevole porto sicuro, Kat ha scoperto di avere nostalgia delle onde tempestose che aveva imparato a cavalcare. Rinunciare a Ethan diventa allora una necessità.

Cassie e Maddie, Nat e Cal, Kat e Ethan. La seconda stagione di Euphoria riecheggia del frantumarsi di questi rapporti le cui schegge impazzite volano tutto intorno in una nube di vetri taglienti che finiscono per fare male a tutti.

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Euphoria: recensione della seconda stagione
Euphoria 2: recensione della seconda stagione – Credits: HBO

Euphoria 2: La voce di chi non ha voce

A quello che sembra essere un inevitabile gioco al massacro, riesce a sottrarsi la sola Lexi che con passo prima lento e poi sempre più incalzante si guadagna una posizione di primo piano in questa seconda stagione. Soprattutto è grazie a lei che Euphoria sperimenta soluzioni registiche innovative. L’idea di mettere in scena uno spettacolo teatrale che racconta proprio tutto ciò che abbiamo visto di Rue, Cassie, Maddie, Nat, Kat permette di dare vita ad una narrazione meta cinematografica in cui la rappresentazione sulla scena si mischia armonicamente a flashback di momenti che non abbiamo mai visto. Al tempo stesso, i vari protagonisti sono costretti a guardarsi in uno specchio da cui si sentono inizialmente respinti per poi restare magneticamente avvinti.

Merito della stessa Lexi che si erge a voce narrante che dialoga anche con lo spettatore in una rottura della quarta parete che finora Euphoria aveva consentito solo a Rue. La minore delle sorelle Howard trova finalmente il coraggio di riflettere sul suo essersi sempre tenuta in disparte a guardare le sue amiche attraversare la vita convinta di non poter navigare in quel mare. Perché non aveva la bellezza dirompente di Cassie, la sicurezza trionfante di Maddie, la volontà caparbia di Kat, la gioiosa irruenza di Jules. E neanche era stata in grado di frenare la discesa a precipizio di Rue negli abissi del dolore.

È Fezco a farle capire che, invece, è proprio questa la sua unicità ineguagliabile. L’essere semplicemente tutto ciò che le altre non sono. Eccezionale è il rapporto che nasce tra due personaggi che dovrebbero essere diametralmente opposti, ma che invece scoprono di aspirare entrambi alla stessa normalità. Proprio a quell’unica cosa che nel mondo di Euphoria manca completamente. Ignara della tragedia che sta mandando ancora una volta in pezzi il sogno di Fez, Lexi gli dedicherà lo spettacolo che segna la sua rinascita. Che fa di lei la voce di chi non ha mai avuto voce, ma che aveva tanto da dire.

Euphoria si è fatta attendere per i ben noti motivi che hanno messo in pausa un po’ tutto per due anni. Ma è tornata con un’intensità ineguagliabile esaltata da un cast che alla conferma delle qualità eclettiche di Zendaya ha aggiunto le performance da premiare di Sidney Sweeney, Maude Apatow e Angus Cloud. Più di quanto serve per essere sicuri già a fine Febbraio di aver trovato uno dei nomi che saranno sul podio del 2022. 

Euphoria: recensione della seconda stagione

Giudizio Globale

Una seconda stagione che eguaglia e supera in intensità la prima anche grazie alla conferma di Zendaya e all'esplosione di Sidney Sweeney, Maude Apatow e Angus Cloud 

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Winny Enodrac

In principio, quando ero bambino, volevo fare lo scienziato (pazzo) e oggi quello faccio di mestiere (senza il pazzo, spero); poi ho scoperto che parlare delle tonnellate di film e serie tv che vedevo solo con gli amici significava ossessionarli; e quindi eccomi a scrivere recensioni per ossessionare anche gli altri che non conosco

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