
Designated Survivor : Recensione dell’episodio 1.01 – Pilot
The Eagle is gone.
Un nome in codice sibilato in due secondi. Quattro parole che segnano la fine e l’inizio di un’era presidenziale. Inizia nella maniera più sconvolgente il cammino presidenziale di Tom Kirkman, catapultato ad essere un semplice designated survivor nella notte del discorso del Presidente al Gabinetto per lo State of the Union. Il Sopravvissuto designato è una procedura
stabilita durante la Guerra Fredda con lo scopo di mantenere ininterrotta la linea di comando in caso di evento catastrofico. Il Sopravvissuto viene quindi tenuto nascosto in un luogo fisicamente lontano e segreto e dovrebbe avere i requisiti costituzionali per divenire Presidente.
Tom Kirkman, il Segretario della Casa e dello Sviluppo Urbano viene scelto (casualmente?) come Sopravvissuto Designato in quella che sarà la notte che cambierà per sempre la sua vita. Il problema è che Tom Kirkman non sembra il candidato ideale per ricoprire questo ruolo.
Il personaggio di Tom sembra essere stato dipinto come un uomo qualsiasi, ben lontano dall’avere quella vena politica forte, determinata e losca come quella di Frank Underwood in House of Cards che si starà ora mangiando le mani dopo tutta quella sua fatica fatta per diventare presidente. Tom Kirkman è un uomo di casa, un padre che prepara malamente la colazione ai

Ecco quindi che l’ansia, il nervosismo e lo smarrimento lo invadono quando il cielo di Washington viene illuminato da un’esplosione che viene dal Campidoglio, dove il Governo e il Gabinetto erano riuniti. Ecco quindi che quel viaggio in macchina verso la Casa Bianca si tramuta in incubo (o sogno?) per Tom che sente pronunciare la sentenza di morte dell’Aquila, simbolo dell’America e del Presidente. L’agenda così vuota di Tom si riempie di paroloni al quale non era preparato quali, terrorismo, servizi segreti, armi nucleari e guerra. Fortuna vuole che al suo fianco la bella (e strarifatta) Natascha McElhone interpreti sua moglie, Alex Kirkman, quella figura solida e quella spalla che sarà essenziale per sostenere il così fragile marito.
E quando non ci sono parole per descrivere quello che sta accadendo ecco arrivare uno speech writer che non ha peli sulla 

Non serve però questa piccola vittoria per far schierare dalla sua il Generale Harris Cochran che pensa già a come farlo cadere dalla sua carica considerandolo incapace e non adatto al momento. Kiefer Sutherland dovrà fare di più per tir

Designated Survivor parte con il botto, come un buon thriller-politico saprebbe fare. Trame e sottotrame si stanno già aprendo, anche se la maggior parte della scena è stata data astutamente a un preparato e giusto Kiefer Sutherland che ha però a mio avviso accelerato in maniera troppo vistosa questo repentino cambiamento da padre di famiglia a cazzuto politico. I ritmi sono molto alti, i personaggi presentati forse troppi e c’è qualche scena secondaria di troppo. Il Generale si profila essere il nemico di Tom anche se penso che secondari problemi lo metteranno alle strette. Seth sembra poter essere oltre che un dipendente anche un amico fidato, mentre l’agente Hannah, beh, per il momento non mi ha convinto per niente. Di sicuro una linea di respiro serviva per la trama per non soffermarci troppo in quello studio Ovale, ma penso che la sua figura, come in Stalker, risulti inadeguata al ruolo.


Ora che tutti gli occhi degli Americani cercano una guida e tutte le telecamere sono puntate su di lui, riuscirà Tom a colmare quell’Oceano di fragilità e di insicurezza che questo attacco ha portato?
Stiamo collegati “My Fellow Americans”.
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