
Derek: recensione dell’episodio 1.06 – Episode 6
Poche volte capita di trovare qualcosa che parla direttamente al cuore. Ma quando si ha a che fare con qualcosa come Derek, non è possibile restare indifferenti. Detta francamente: non è possibile non piangere. A meno di non avere un serio blocco emotivo, di quelli che ti fa respingere le opere artistiche che ti potrebbero colpire al profondo, per inconscia paura di provare qualcosa di questo tipo.
L’ultimo episodio di Derek è sicuramente il più commovente di tutti e anche quello che magistralmente riesce a raccogliere il senso dell’intera piccola stagione e di proporcelo attraverso due accadimenti. Il primo è la morte di Lizzie, con la straziante scena del rapporto con il marito, che tutti i giorni andava comunque a trovarla, nonostante l’Alzheimer. Nelle parole finali del marito “non siate tristi per noi, abbiamo avuto la vita migliore possibile” c’è forse un modo di vedere all’anzianità, a un certo tipo di anzianità per lo meno, a una ricerca di uno spirito positivo, di malinconia certo, ma di positiva malinconia, di un calore che rimane anche nel momento del vuoto finale, che è forse solo un piccolo respiro prima del sonno.
La seconda parte è quella legata agli altri personaggi e al padre di Derek, che lo aveva abbandonato con la madre, da piccolo, ma che di è adesso rifatto vivo. All’inizio Derek non vuole incontrarlo, per la sofferenza che ha provato nell’essere stato sempre senza figura paterna.




E nel crescendo musicale, sicuramente prevedibile, ma d’effetto proprio perché fa effetto, Derek corre e abbraccia il padre. Come si fa a non piangere? Come si fa a non commuoversi di fronte a un’immagine così semplice e vera della fragilità umana che esplode in tutta la sua improbabile forza?


Derek ribalta il punto di vista. Anziani o disabili. Ribalta il punto di partenza: dov’è il normale? Cosa è normale? Dove sta il “successo” della vita moderna? Spesso arrivano persone esterne dalla piccola casa di riposo della serie e sono quasi sempre persone cattive. Figlie che non vedono l’ora di mettere le mani sui gioielli della madre, funzionari che pensano solo a tagliare i fondi, snob altezzosi. Forse il mondo è così impegnato da perdere il contatto con modi più semplici e veri di rapportarsi tra esseri umani.


Mi sento di consigliarla a tutti. Questa serie vi resterà dentro. Un piccolo gioiello, che saprà darvi qualcosa. Se non avete paura di emozionarvi, di lasciarvi prendere da storie semplicissime, all’ordine del giorno, ma per il modo in cui è scritta e interpretata, davvero unica, allora non pensateci due volte.










