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Cinema

David di Donatello 2017: le 5 pellicole candidate a Miglior Film

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Manca davvero poco all’assegnazione dei David di Donatello 2017 e cresce la voglia di scoprire quale film riuscirà a conquistare più statuette. Il 2016 è stato l’anno di Lo chiamavano Jeeg Robot e Il racconto dei racconti, ma a gran sorpresa è stato Perfetti Sconosciuti di Paolo Genovese a portarsi a casa il premio come Miglior Film (oltre a quello per la Migliore Sceneggiatura). 

Chi sarà quest’anno il vincitore come Miglior Film? Scopriamo insieme gli sfidanti.

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Fai bei sogni

Regia: Marco Bellocchio
Sceneggiatura: Marco Bellocchio, Valia Santella, Edoardo Albinati (tratto dall’omonimo libro di Massimo Gramellini)
Cast: Valerio Mastandrea, Bérénice Bejo, Fabrizio Gifuni, Guido Caprino, Barbara Ronchi, Miriam Leone, Piera Degli Esposti, Roberto Herlitzka

Dicembre del 1969, Torino: Massimo è un ragazzino di soli 9 anni che deve fare i conti con l’assenza della madre, morta in circostanze a lui misteriose. Solo in età adulta, grazie all’aiuto della sua compagna Elisa, il giornalista deciderà di affrontare una volta per tutte il suo passato.

“Questa storia mi ha molto colpito, coinvolto – racconta il regista Marco Bellocchio – perché vi ritrovo tanti temi che ho affrontato spesso nei miei film precedenti… La famiglia, la mamma (distrutta anche materialmente, proprio assassinata), il babbo, la casa dove si svolge la metà del film, la casa in epoche diverse, trent’anni almeno, nei quali l’Italia cambia radicalmente… E la vediamo l’Italia che cambia proprio anche dalle finestre di casa…”

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Fiore

Regia: Claudio Giovannesi
Sceneggiatura: Claudio Giovannesi
Cast: Daphne Scoccia, Josciua Algeri, Valerio Mastandrea, Gessica Giulianelli

Daphne e Josh sono due giovani innamorati che devono vivere il loro sentimento divisi dalle sbarre: entrambi infatti sono in un carcere minorile accusati di rapina. La loro relazione si nutre di sguardi, brevi e lettere clandestine. 

“I maschi e le femmine in carcere non si possono frequentare e non hanno nessuna attività in comune – si legge nelle note di regia – ma nonostante la detenzione e il divieto assoluto d’incontro riescono lo stesso a vivere storie d’amore: relazioni fatte di lettere, di sguardi da una cella all’altra e di conversazioni brevi, sottratte all’attenzione della polizia penitenziaria. Nonostante l’ambientazione carceraria del film, quello che ci emozionava non era un racconto morale sul reato e la condanna, ma erano i sentimenti degli adolescenti costretti nella detenzione: il film è raccontato tutto dal punto di vista della protagonista diciassettenne, che vive contemporaneamente l’esperienza del carcere e quella del primo amore. E’ possibile vivere l’adolescenza in un contesto carcerario? Preservare la grazia e l’innocenza pur essendo colpevoli davanti alle legge? Questa contraddizione è stata l’origine del lavoro, il paradosso di due adolescenti che vivono la forza del primo amore in un luogo dove l’amore è vietato.”

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Indivisibili

Regia: Edoardo De Angelis
Sceneggiatura: Nicola Guaglianone, Barbara Petronio, Edoardo De Angelis
Cast:  Angela Fontana, Marianna Fontana, Antonia Truppo, Massimiliano Rossi, Toni Laudadio, Marco Mario De Notaris, Gaetano Bruno, Gianfranco Gallo, Peppe Servillo

Napoli, Viola e Dasy sono due gemelle siamesi e aspiranti cantanti. Grazie alle loro esibizioni a matrimoni e feste danno da vivere a tutta la famiglia. Ma quando scoprono che c’è la possibilità di vivere una vita normale, il mondo intorno a loro inizia a crollare.

“Questo è un film sulla separazione e sul dolore che comporta – racconta Edoardo De Angelis – Ho ragionato sull’idea che a volte, per crescere, bisogna farsi del male, rinunciare ad un pezzo di sé stessi. Ho cercato un’immagine che rappresentasse al meglio questo concetto e l’ho trovata: due gemelle siamesi appena maggiorenni che scoprono di potersi dividere. Due ragazze attaccate per il bacino che, guardate singolarmente, dovevano essere belle per permettermi di realizzare quell’equilibrio tra attrazione e repulsione che è la linea guida estetica di ogni inquadratura che compongo. Io vedo il mondo così: sempre in bilico tra la bellezza e la bruttezza. (…) Il loro sogno è la normalità: un gelato, viaggiare, ballare, bere vino senza temere che l’altra si ubriachi… fare l’amore. Perché sono femmina. Per raccontare questa storia ho voluto riprese sempre un po’ fuori tempo, come la vita.”

Leggi la nostra recensione.

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La pazza gioia

Regia: Paolo Virzì
Sceneggiatura: Francesca Archibugi, Paolo Virzì
Cast: Valeria Bruni Tedeschi, Micaela Ramazzotti, Valentina Carnelutti, Tommaso Ragno, Bob Messini, Sergio Albelli, Anna Galiena, Marisa Borini, Marco Messeri, Bobo Rondelli

Beatrice e Donatella sono due donne molto diverse: la prima è inibita e chiacchierona, la seconda fragile e silenziosa. Il loro incontro, nella comunità terapeutica per donne con disturbi mentali in cui sono ospiti, cambierà definitivamente le loro vite. 

La pazza gioia è una “una commedia, divertente ed umana” come lo stesso regista la definisce, “una storia che ad un certo punto non avesse paura persino di tingersi di fiaba, o addirittura di trip psichedelico, ma che non fosse campata in aria”.

“Volevamo raccontare – continua Virzì – anche l’ingiustizia, la sopraffazione, il martirio di persone fragili, di donne stigmatizzate, disprezzate, condannate, recluse. E però senza farlo diventare un pamphlet, un documentario di denuncia – ce ne sono già in giro di eccellenti. Cercavamo, semmai, tracce di felicità, o perlomeno di allegria, di eccitazione vitale, anche nel momento della costrizione, dell’internamento. Si può sorridere o addirittura ridere raccontando il dolore, o è qualcosa di impudico, di scandaloso? Speriamo di sì, che si possa, perché è la cosa che preferisco, nel fare un film, in fondo è l’unica cosa che m’interessa.”

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Veloce come il vento

Regia: Matteo Rovere
Sceneggiatura: Filippo Gravino, Francesca Manieri, Matteo Rovere
Cast: Stefano Accorsi, Matilda De Angelis, Paolo Graziosi, Roberta Mattei, Lorenzo Gioielli, Giulio Pugnaghi

Giulia De Martino ha la passione per i motori nel sangue:  la sua famiglia da generazioni sforna campioni di corse automobilistiche. Quando il padre (e allenatore) Mario scompare, la ragazza dovrà rivedere i suoi piani. A complicare le cose il ritorno inaspettato del fratello Loris.

“Un film d’azione ma anche e soprattutto di personaggi, approfonditi, ispirati a fatti e incontri reali”, così Matteo Rovere presenta il suo ultimo film. “Loris, Tonino e Giulia – prosegue il regista – sono stati per me incontri emotivamente unici, che ho provato a unire in una storia solo in parte immaginata: erano piene di sentimento le loro vicende, tragiche, comiche, continuamente a cavallo tra la vita e la morte, e in “Veloce come il vento” ho cercato di raccontarne una, provando a farla vivere al pubblico dall’interno, come se fosse lì con me, insieme a loro.”

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