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All Eyes On

All Eyes On: James Franco

James Franco

Se si vuole fare il nome di un artista giovane, attivo e poliedrico, James Franco è da prendere in considerazione. Forse non tutti sanno, infatti , che il suo talento non si limita al mondo del cinema: giusto per riportare un esempio, in mezzo ai numerosi film in cui ha recitato (Lovelace, Il grande e potente Oz, Facciamola finita, e altri) o che ha diretto (Interior. Leather Bar, As I Lay Dying, Child of God) negli ultimi tempi, in particolare nel 2013, ha avuto tempo di portare a teatro una rivisitazione di Of Mice and Men, romanzo di Steinbeck, attualmente a Broadway. Eppure in Italia ho l’impressione che non se ne senta tanto parlare, spero solo a causa di problemi di comunicazione, dal momento che ha persino presentato il suo ultimo film Child of God (per quanto inquietante) alla 70° edizione della mostra del cinema di Venezia. Vediamo di ripercorrere a grandi linee la sua storia. James Franco 2

Nasce nel 1978 a Palo Alto e inizia la sua carriera di attore recitando alla fine degli anni ‘90 nella serie televisiva statunitense Freaks and Geeks, incominciando a far emergere il suo personaggio di spettacolo. I primi successi non tardano ad arrivare e nel 2001 interpreta un giovane attore emergente e ribelle degli anni ‘50, niente meno che il celeberrimo James Dean, nel film omonimo e biografico diretto da Mark Rydell. Viene da pensare che vi sia una certa empatia o simpatia con il personaggio, visto il suo impegno nell’entrare nella parte fino in fondo: pare infatti che si sia dilettato nell’andare in motocicletta e imparare a suonare chitarra e bongo… Voci di corridoio a parte, la sua bravura lo porta alla vittoria di un Golden Globe, anche se il vero successo deve ancora arrivare.

Molti si ricorderanno dell’affascinante e oscuro migliore amico di Peter Parker, nonché figlio di Green Goblin, nemico del protagonista: ebbene, la fama planetaria arriva proprio con un adattamento cinematografico del fumetto Spider-Man del 2002, con regia di Sam Raimi. Adulti, ragazzini, amanti della Marvel Comics e critici apprezzano molto la pellicola che incassa più di 800 milioni di dollari: tutte le carte sono favorevoli per la realizzazione del sequel Spider-Man 2, uscito nel 2004, sempre con James Franco, Tobey Maguire e Kirsten Dunst, questa volta affiancati da un grande Alfred Molina nel ruolo di Doctor Octopus. Va ricordato che nel frattempo lavora affianco a grandi figure del mondo del cinema, interpretando il figlio drogato di Robert De Niro in Colpevole d’omicidio e recitando in The Company, di Robert Altman (il regista del divertentissimo M*A*S*H*).

Insomma, un ragazzo che non si dà tregua e che cerca sempre nuovi ruoli e nuovi personaggi da studiare e mettere in scena, dall’aspirante militare della dura accademia navale in Annapolis (2006), fino a vestire i panni medievali di Tristano nella trasposizione piuttosto squallida e mal riuscita della nota leggenda anglo-normanna. Sempre nel 2006 infatti esce Tristano & Isotta di Kevin Reynolds, che lascia perplessa buona parte del pubblico e della critica, nonostante l’attore splenda nella sua bellezza. Nello stesso anno recita con un famoso Jean Reno in Giovani aquile, dando nuovamente prova della sua versatilità.

Dopo alcune comparse in film come Il prescelto e L’amore non va in vacanza, torna di nuovo sul noto set di Spider-Man, ma il terzo episodio non viene apprezzato come gli altri, nonostante gli alti incassi, dovuti suppongo più che altro alla curiosità del pubblico: abuso di effetti speciali e trama improbabile non lasciano molto spazio all’entusiasmo sperato.

Eppure dopo questa serie di film un po’ mediocri, Franco non sprofonda nel “dimenticatoio” godendosi i suoi guadagni, come può accadere ai “bellocci” del mondo del cinema: ritorna sugli schermi nel 2008 prima con la commedia Strafumati, che gli permette la candidatura ai Golden Globe per la seconda volta, e in seguito con Milk. La sua interpretazione è squisita, perfettamente in parte, al fianco di un immenso Sean Penn nel ruolo di Harvey Milk, il primo gay dichiarato ad aver rivestito una carica pubblica negli Stati Uniti, assassinato nel 1978. La pellicola di Gus Van Sant è talmente amata dal pubblico e dalla critica da ottenere ben otto candidature agli Oscar, di cui ne vince due: una per la migliore sceneggiatura originale e una più che meritata per migliore attore protagonista, il sublime Sean Penn.

Il grande successo di Milk gli dà modo di recitare nel 2010 in mezzo ad un cast stellare in cui spiccano i modesti nomi di Julia Roberts e Javier Bardem, nel leggero film Mangia prega ama, che non ottiene un grande successo.

Tuttavia nello stesso anno è nelle sale cinematografiche con un film poco pubblicizzato in Italia, in cui interpreta ad arte il personaggio di Allen Ginsberg. Si tratta di Urlo, un lungometraggio sperimentale e visionario: vengono raccontati sia la storia di uno dei padri della beat generation (attraverso la tecnica del bianco e nero), sia il processo per oscenità in seguito all’uscita del poema Howl nel 1957 (con la tecnica a colori), affiancati da un’interpretazione animata dei contenuti dell’opera. Urlo viene presentato in concorso al Sundance Film Festival e alla 60° edizione del Festival di Berlino, in gara per l’Orso d’oro. La messa in scena del processo fa riflettere il pubblico sul senso e sul diritto di letteratura che viene precluso a molte opere letterarie attraverso la censura; d’altra parte, Franco ha di nuovo occasione di esprimere il suo talento, che emergerà ancor di più con la pellicola successiva.

Nel 2011 ha l’onore di dirigere con Anne Hathaway niente meno che l’83° edizione della cerimonia degli Oscar, ed è lui stesso in concorso con 127 ore, film del grande Danny Boyle (regista di Trainspotting, The Beach e The Millionaire), candidato come miglior film, miglior attore protagonista, migliore sceneggiatura non originale e migliore colonna sonora. Non ottiene nessuna vittoria (da notare che è lo stesso anno de Il discorso del re, con Colin Firth), ma l’interpretazione di Franco lascia senza fiato: in novanta minuti di angoscia e inquietante senso di claustrofobia, l’attore recita quasi totalmente da solo, spesso in primo piano, una sfida accolta con grande maestria. È la storia vera dell’alpinista statunitense Aron Ralston, il quale durante una gita solitaria nell’Utah, scivola disgraziatamente in una gola e rimane con il braccio incastrato tra un grosso masso e la parete rocciosa, per appunto 127 ore.

James Franco 1Ritorna nei cinema con film di minor successo, come L’alba del pianeta delle scimmie, un remake di Cruisig con Al Pacino nel 2011, Il grande e potente Oz e Facciamola finita nel 2013. È però lo stesso anno in cui presenta il suo oscuro film Child of God alla 70° mostra del cinema di Venezia, di cui è regista, sceneggiatore e interprete.

Per concludere e riprendere ciò che avevo accennato in apertura, è bene notare che la sua florida attività di artista si espande anche al mondo della scrittura, della poesia, della pittura. Per i curiosi e gli interessati, mi permetto di ricordare Palo Alto: Stories, una serie di racconti sulla sua città natale vista attraverso le esperienze di turbolenti teenagers, che svelano molti lati bui e controversi della vita urbana californiana; A California Childhood, memorie della vita adolescenziale di Franco che rivive luci e ombre della sua infanzia con la consapevolezza di un adulto, attraverso racconti, poesie, schizzi e istantanee. Inoltre i suoi dipinti sono stati esposti alla Glü Gallery di Los Angeles nel 2006 e nel 2013 a Berlino con il suo progetto “Gay Town”, in cui prende in giro le dicerie sulla sua presunta omosessualità.

Insomma, siamo davanti ad un artista dalle mille risorse, che non smette mai di stupire, con fascino e versatilità, pieno di interessi e voglia di fare: augurandogli il meglio, spero non si lasci trascinare con il tempo negli abissi della spirale del successo, ma che sappia mantenere alta la sua figura professionale dai mille e sorprendenti volti.

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