
Goodbye Berlin: la recensione del film di Fatih Akin ad Alice nella Città
Titolo: Goodbye Berlin (titolo originale: Tschick)
Anno: 2016
Genere: Commedia, Family
Sceneggiatura: Hark Bohm, Lars Hubrich (basato sull’omonimo romanzo di Wolfgang Herrndorf)
Regia: Fatih Akin
Cast: Tristan Göbel, Anand Batbileg, Nicole Mercedes Müller
Il viaggio della vita, quello che ti cambia per sempre, insieme al più improbabile degli amici. Fatih Akin porta sul grande schermo la scanzonata avventura estiva di Maik e Tschick, protagonisti dell’omonimo bestseller di Wolfang Herrndor, costruendo un tenero e bizzarro road movie con una lezione di fondo che i grandi come i ragazzi spesso dimenticano: essere coraggiosi a volte paga più di quanto ci si aspetti.
Maik Klingenberg è un 14enne di Berlino, con un accenno di barba sotto il naso, che frequenta il liceo con risultati altalenanti. Il ragazzo è un outsider, il classico sfigato innamorato della più popolare della classe, Tatjana Cosic. Maik è inoltre figlio unico di una coppia non proprio felice: il padre è un costruttore fallito autoritario e anaffettivo, la madre riempie le sue giornate con tornei di tennis e bottigliette di plastica riempite di vodka, vizio che la porta spesso a trascorrere intensi periodi in una beauty farm aka clinica di riabilitazione.
Con l’estate alle porte, piomba in classe di Maik Andrej Tschichatschow detto Tschick, un immigrato russo originario di Rostov che difficilmente rimane inosservato. Ciuffo punk, camicia hawaiana, Crocs riparate con lo scotch nero e una busta che nasconde bottiglie di alcool mezze vuote, dietro quest’aria trasandata da duro si nasconde un piccolo genio della matematica. E un cuore generoso.


Sarà quello il momento in cui si accenderà il moto della storia e della Lada azzurra rubata su cui i due ragazzi intraprenderanno un viaggio verso la Valacchia, dove abita il nonno di Tschick. Nella settimana che trascorreranno insieme faranno incontri bizzarri (su tutti i Nobili in Bici), dormiranno sotto le stelle, guideranno in campo sperduti per poi incontrare e combattere contro mandrie di mucche.
Ironico ed eccentrico, Goodbye Berlin affronta un tema ampiamente trattato – come l’amicizia adolescenziale – in maniera leggera ma non superficiale, con quel ritmo e quel brio che Akin aveva già fatto assaporare al suo pubblico in Soul Kitchen. Il film ricorda per certi versi Microbe & Gasoline, la pellicola di Michel Gondry in concorso lo scorso anno ad Alice nella Città. Come i loro coetanei francesi, Tschick e Maik affrontano un viaggio fisico, ma sono anche protagonisti di una scoperta che interessa se stessi come l’altro, l’amore e l’amicizia in primis.
Ed è una ricerca velata da certa nostalgia perché, in fondo, a chi non ha l’età dei protagonisti piacerebbe poter forse riassaporare quel senso di libertà che solo i 15 anni riescono a regalare. Quella sensazione che, per quanto sia grande il mondo, nessun posto è irraggiungibile. Fisico o mentale che sia.









