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Cinema

Tenet: la ruota che gira avanti e indietro nel tempo – Recensione del nuovo film di Christopher Nolan

Tenet: la recensione
Warner Bros

Titolo: Tenet
Genere: spionaggio, fantascienza
Anno: 2020
Durata: 2h 31m
Regia: Christopher Nolan
Sceneggiatura: Christopher Nolan
Cast principale: John David Washington, Robert Pattinson, Kenneth Branagh, Himesh Patel, Aaron Taylor – Johnson, Clemence Poesy, Michael Caine

Finalmente in sala! Basterebbe l’aver convinto molte sale ancora titubanti a riaprire per dire un enorme grazie a Christopher Nolan e alla Warner Bros che hanno tenuto duro. Rinvii su rinvii perché il coronavirus non sembrava voler mollare la presa (e ancora non l’ha fatto del tutto). Ma alla fine la strategia dell’attesa ha premiato e il film non ha ceduto alla tentazione dello streaming per debuttare infine nel suo luogo naturale: il grande schermo. Poteva esserci titolo migliore di Tenet per celebrare il ritorno in sala?

Tenet: la recensione
Tenet: la recensione – Credits: Warner Bros

Il cinema nel suo tempio

No. Perché Tenet è un film pensato, studiato, realizzato per il cinema. Lo è nel suo desiderio di stupire con scene grandiose e giri intorno al mondo (dall’Ucraina di Kiev all’Italia della Costiera Amalfitana passando per India, Estonia, Inghilterra, Norvegia). Nel formato scelto per essere visto nel suo massimo splendore su schermi IMAX e ISense. Nel gigantismo della crew composta da oltre 250 membri impensabile oggi in tempi di distanziamento sociale. Tenet è cinema anche nel suo essere un film atteso non per i suoi protagonisti, ma per il nome del suo regista. Tenet non è un film con, ma un film di. E quel di si riferisce a Christopher Nolan, la cui firma è ormai sinonimo di cinema da sala.

Per tutti questi motivi non poteva che essere Tenet a segnare il ritorno del cinema nel suo tempio naturale. Perché, se è vero come è vero che non sono le dimensioni dello schermo a valutare la qualità di regia, fotografia, sceneggiatura, recitazione, è altrettanto vero che certe emozioni si possono comunicare meglio quando le uniche luci sono quelle del proiettore in sala. Specie se realizzare la visione del regista richiede di spingersi ai limiti della tecnologia esistente facendo arrivare il budget a cifre che solo la distribuzione nei multisala può ricompensare. Commercialmente parlando, Tenet è il classico blockbuster accompagnato da una poderosa campagna di marketing (che ha coinvolto persino Fortnite) da cui ci si aspetta incassi a nove cifre. Obiettivo che è facile immaginare il film raggiungerà.

Perché Tenet resta soprattutto un film di Christopher Nolan. E questo significa che la spettacolarità sarà un marchio di fabbrica. L’essere anche sceneggiatore unico del film scioglie le briglie alla fantasia del regista inglese che sfrutta l’idea innovativa dell’inversione temporale per realizzare scene mai viste. Il poter mandare avanti e indietro il tempo porta in dono combattimenti che si svolgono nelle due direzioni temporali contemporaneamente. La struttura stessa del film consente di rivivere i momenti più adrenalinici da punti di vista diversi. Nessun limite sembra esistere per una pellicola che stupisce nelle coreografie a due come nelle battaglie campali di massa. Il gioco diventa a volte difficile da seguire causando uno straniamento forse voluto per trascinare lo spettatore nello stesso stato d’animo dei protagonisti.

Un film che, in lunghi tratti, può essere apprezzato al massimo solo seguendo il suggerimento della scienziata al protagonista: non cercare di capirlo, sentilo.

Tenet: la recensione – Credits: Warner Bros

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Una spy story in salsa sci – fi

Sarà per questo motivo che la trama di Tenet è paradossalmente tanto complessa quanto lineare. Complessa nel suo svolgersi su piani temporali che si invertono finendo per intersecarsi. Lineare nel suo essere la tipica storia di agenti segreti che devono salvare il mondo muovendosi dietro le quinte. Né possono mancare il cattivo dai modi brutali e le motivazioni da vituperare e la bella coraggiosa e indifesa dal fascino irresistibile. Il gioco dell’inversione temporale aggroviglia i fili di una matassa il cui bandolo, in realtà, è a disposizione di chi accetti di non farsi distrarre dagli avanti e indietro delle scene.

Spogliato degli orpelli fantascientifici, Tenet mostra la sua natura di spy story anche nella scrittura dei personaggi. Tutti scritti bene, ma nessuno davvero innovativo. Fa eccezione, in parte, il Protagonista il cui nome non verrà svelato per tutto il film. Le eccellenti doti in combattimento, la capacità di maneggiare con immediatezza ogni tecnologia anche futuristica, l’ironia spontanea, il fascino elegante non possono che farne un epigono del più classico dei James Bond. E tuttavia il personaggio interpretato da John David Washington ha un proprio codice morale che non mette necessariamente al primo posto il completamento della missione affidatagli. Lo si vede fin dalla prima roboante scena in un teatro sotto assalto. Ed è questa sua attitudine a motivare lo svolgimento della trama.

Meno deviazioni dai binari preventivati hanno invece i personaggi dell’aiutante e del villain. Il Neill di Robert Pattinson è l’ideatore di piani complessi presentati sempre con brio e semplicità. Il Sator di Kenneth Branagh (e del suo improbabile accento russo) è, invece, il villain senza scrupoli con tanta cattiveria gratuita e un gesto ripetuto a sottolinearne il cinismo. All’eterea Elizabeth Debicki tocca il ruolo della principessa da salvare che trova nell’amore per il figlio il coraggio di osare l’impensabile. Di complemento è Himesh Patel che almeno trova un ruolo finalmente all’altezza delle sue capacità dopo tanto oblio. La presenza di Michael Caine è ridotta a poco più di un cameo dedicato ad uno dei volti più noti del cinema inglese, ma non risulta un valore aggiunto per il film.

Tenet abbaglia per la sua messa in scena, ma a livello di scrittura è dopotutto una spy story piuttosto ordinaria resa straordinaria solo dagli inserti sci – fi.

Tenet: la recensione
Tenet: la recensione – Credits: Warner Bros

Tanto fumo ma anche tanto arrosto

La grandiosa spettacolarità visiva e l’inattesa classicità sostanziale dello script fanno di Tenet un’opera inaspettatamente divisiva. Lo testimoniano i pareri non sempre entusiastici delle prime recensioni d’oltreoceano, ma anche la mancanza dei cori di osanna che avevano invece accolto le opere precedenti di Nolan. E, nel suo piccolo, anche il sottoscritto finisce per trovarsi in difficoltà a formulare un giudizio definitivo restando sospeso tra due sensazioni contrastanti. Come chi veda tanto fumo alzarsi da una brace e speri che sia segno che c’è anche tanto arrosto sul fuoco.

Ce n’è abbastanza di carne da portare in tavola? In verità, si. Ed è anche di buona qualità perché la regia è impeccabile e le interpretazioni tutte di buon livello. Un plauso scrosciante è d’obbligo per il montaggio che vince la sfida di rendere credibili le scene con auto e persone che vanno al contrario senza che cadano nel ridicolo involontario. Applausi convinti anche per la colonna sonora che sceglie ritmi sincopati che si sposano perfettamente con il procedere dell’azione. Tutti gli ingredienti di un grande film si combinano in Tenet nelle dosi giuste gestite con maestria da un Nolan che sa regalare al pubblico quel senso di meraviglia che solo il cinema sa dare.

Eppure, quando il ricordo delle immagini si sfoca, resta il dubbio che Tenet sia un film che mangia sé stesso. Cosa succede se, invece, di sentirlo, Tenet si prova a capirlo? Accade che il tutto diventa troppo. Che il gioco dell’inversione temporale si riveli una versione hi – tech dell’andare a ritroso di Memento. Spogliata del suo significato profondo e trasformata in una magnificenza tecnologica che sostituisce la sostanza con la forma. Un portare alle estreme conseguenze l’ossessione di Nolan per il tempo privandola però dei risvolti scientifici di Interstellar o della valenza sostanziale di Dunkirk. Un tentativo di vedere fin dove si potesse spingere la destrutturazione del tempo prima che lo spettatore la rifiuti.

Tenet supera questi difetti perché riesce a nasconderli in una confezione abbacinante che è una gioia per gli occhi. Non uno dei migliori film di Nolan, ma quello giusto per ritornare in sala. Perché mostra quello che solo il cinema può fare: regalare grandi emozioni.

Tenet: la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.4

Giudizio complessivo

Un blockbuster perfetto per celebrare il ritorno in sala, ma un film che nasconde il suo essere fin troppo classico giocando a specchio con il tempo 

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