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Belfast: la meraviglia negli occhi di un bambino – Recensione del film di Kenneth Branagh con Caitriona Balfe e Jamie Dornan

Titolo: Belfast
Genere: drammatico, commedia, familiare, storico
Anno: 2021
Durata: 1h 38m
Regia: Kenneth Branagh
Sceneggiatura: Kenneth Branagh
Cast principale: Jude Hill, Caitriona Balfe, Jamie Dornan, Judi Dench, Ciaran Hinds, Lewis McAskie, Lara McDonnell, Olive Tennant, Colin Morgan

Miglior film, regia, attore (due volte) e attrice non protagonista, sceneggiatura, canzone originale: sono le sette nomination ai Golden Globe guadagnatesi da Belfast.

Solo Il potere del Cane ha saputo fare altrettanto. E, quindi, come già fatto per il film scritto e diretto da Jane Campion, è inevitabile chiedersi anche stavolta quanto siano meritate. Solo che per questo ultimo lavoro di Kenneth Branagh la risposta è immediata. Tanto meritate da richiedere a gran voce non solo che si tramutino in premi, ma che siano anche l’antipasto per più di un Oscar.

Belfast: la recensione
Belfast: la recensione – Credits: Universal Pictures

Buddy alias Kenneth Branagh

Scritto e diretto dal talentuoso attore irlandese, Belfast è ambientato nella capitale nordirlandese in quel 1969 quando stanno per esplodere i primi boati del conflitto tra cattolici separatisti e protestanti unionisti che porterà alla sanguinosa stagione dell’IRA e al Bloody Sunday. Echi presenti nell’incipit del film dove una strada inondata dal rumore di bambini che giocano liberi e mamme che li chiamano per il pranzo viene incendiata dalle molotov di giovani mascherati che assaltano le case dei cattolici in un quartiere a maggioranza protestante. Tra le persone che scappano c’è anche Buddy, un ragazzino di nove anni che ha sempre vissuto in armonia in quella strada dove tutti sono amici. Quel ragazzino che altri non è che l’alter ego di Kenneth Branagh stesso.

Belfast è, infatti, un film semiautobiografico perché, sebbene viva a Londra da decenni, il regista non ha mai smesso di sentirsi irlandese. Anzi, non ha mai rinunciato a considerarsi un cittadino di Belfast che ha lasciato quando aveva solo nove anni. Non poteva. Perché quella non è solo la città dove è nato, ma molto di più. Un qualcosa che ti entra dentro per non andarsene mai. Le fondamenta incrollabili di tutto ciò che ha costruito dopo. Le radici profonde che hanno condizionato le scelte che hanno indirizzato la sua carriera. Il motivo per cui questo film è un grazie scritto da un figlio che vive lontano restando vicino.

La storia di Buddy è allora la storia di Kenneth. Quella di un ragazzino troppo piccolo per capire quanto sia anormale che all’ingresso della sua strada ci debbano essere delle barricate presidiate da volontari amichevoli e soldati ostili. Perché quella è l’età delle mille domande e delle centomila curiosità. Del primo amore innocente e delle paure inconfessabili. Dei giochi a perdifiato da bambino e delle avventure spericolate appresso agli amici più grandi.

Belfast è tutto nella vitalità inarrestabile di Buddy. È il suo disegnare un bivio autostradale per ricordarsi del sermone minaccioso del prete la domenica a messa. Il suo ridurre il conflitto tra protestanti e cattolici ad una schematica questione di cosa è più furbamente conveniente. L’attaccarsi a Moira pur di fare qualcosa che non capisce ma va bene lo stesso purché basti a dimostrare che non è mica un bambino lui. È il suo ingegnarsi per arrivare al primo banco perché così potrà stare accanto a Catherine di cui è così cotto da guardarla dall’altra parte della strada quando lei arriva a casa.

Belfast è la somma di mille ricordi che splendono dell’innocenza di un bambino che non ha bisogno di comprendere il mondo intorno a lui perché gli basta la felicità di quel tantissimo che ha.

Belfast: la recensione
Belfast: la recensione – Credits: Universal Pictures

La famiglia come senso di appartenenza

Quel tantissimo che non è altro che la famiglia. Ma non solo nel senso letterale di un termine troppo spesso sottovalutato. Complice le forzate assenze del padre che lavora in Inghilterra per pagare i debiti con l’erario, Buddy si lega visceralmente ai nonni. È con loro che si confida. A loro che chiede aiuto per i compiti. Da loro accetta suggerimenti su come conquistare l’adorata Catherine. Insieme a loro passa le giornate divertendosi ad ascoltare i loro finti litigi intessuti di scherzi complici e affetto immutabile. Belfast stempera la tensione delle cattive notizie che puntellano i cambi di scena con la descrizione di un affetto puro e perciò capace di isolare in una bolla di serenità chi ti è caro.

I due irresistibili nonni di Buddy hanno un rapporto reciproco che è il probabile punto di arrivo di quello che c’è tra i suoi genitori. Un amore incondizionato che deve però sfidare la distanza e le difficoltà economiche. Un procedere insieme ostacolato dalle necessità differenti di due persone che non si costringono a pensarla alla stessa maniera. Perché Ma vorrebbe restare nella quiete del mondo di tutti i giorni, mentre Pa vede il futuro dei propri figli lontano da quella Belfast minacciata dai venti di guerriglia che hanno il volto incattivito di Billy. Lo sguardo di Buddy si illumina quando vede i due ballare per strada, dedicarsi canzoni, regalarsi momenti di giocosa familiarità. Ma sa anche farsi interrogativo quando si nasconde ad ascoltarli litigare senza capire il perché di quei disaccordi. Sicuro comunque che voleranno via perché l’amore basta a cancellare tutto.

Belfast allarga però il significato della parola famiglia estendendolo fino a comprendere la città stessa. Perché la famiglia di Buddy non sono solo i genitori, il fratello, i nonni, gli zii. Sono la signora che lo chiama per dirgli che la mamma lo aspetta per il pranzo. È Moira con cui va a scuola e che lo coinvolge nelle sue avventure da ragazza che vuole essere più grande. Sono gli amici di classe con cui esultare insieme per i voti del compito di matematica.È Catherine così perfetta agli occhi di Buddy da sembrare una meta impossibile. Il vecchio seduto a guardia della barricata che lo saluta ogni mattina. Persino il prete rubicondo che suda mentre si infervora a parlare del bivio che si presenta sul cammino di ogni credente.

In Belfast la famiglia è l’Irlanda stessa perché ovunque ci sia un Irish pub c’è un pezzo di un mondo che non ti lascia mai perché sei felice di appartenergli.

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Belfast: la recensione
Belfast: la recensione – Credits: Universal Pictures

La meraviglia del cinema

Come il Roma di Alfonso Cuaron, anche Belfast è girato in un sontuoso bianco e nero esaltato dalla perfetta fotografia di Haris Zamabarloukos. Una scelta che non è solo intelligentemente stilistica, ma profondamente umana. La distanza temporale dei ricordi ne sfoca i colori dimenticati, ma ne lascia immutato la calda solarità. Il risultato è un’atmosfera molto spesso sognante sottolineata da una colonna sonora che diventa complice delle vicende mostrate. È tutto l’universo di Belfast a farsi fiabesco grazie anche alla regia di Kenneth Branagh che non si limita a mettere la macchina da presa ad altezza dello sguardo di Buddy.

Sa come alternare questo punto di vista con quello dello spettatore che diventa compagno di quel bambino che sta sullo sfondo a guardare o in un angolo dell’immagine a spiare. La cinecamera sa quando soffermarsi su oggetti semplici che descrivono una condizione meglio di tante parole e quando allargarsi in campi lunghi che avvolgono i protagonisti come in un abbraccio che li unisce al pubblico in sala. Una regia che si sposa con la bravura di ogni membro del cast. Jamie Dornan si affranca definitivamente dai dubbi che la sua partecipazione a Cinquanta sfumature aveva seminato. Caitriona Balfe fa il definitivo salto di qualità dimostrando di essere un’attrice a cui sta stretta la dimensione televisiva. Ciaran Hinds e Judi Dench formano una coppia affiatata dove entrambi possono rivaleggiare in bravura senza mai sovrastarsi. Su tutti spicca inevitabilmente l’esordiente Jude Hill nei cui occhi è il cuore di Belfast.

Regia, fotografia, colonna sonora, recitazione si uniscono in quello che è anche un omaggio al cinema stesso. Al suo essere talmente fuori dal comune che le uniche scene a colori sono quelle proiettate nella sala quando la famiglia riunita va a vedere un film. Belfast diventa il grazie che Kenneth Branagh dice a quella passione che è diventata il suo lavoro. Un ringraziamento espresso dalla luce che brilla nello sguardo rapito di Buddy quando è in sala, nel sorriso radioso quando guarda i western in tv, nella devozione entusiasta con cui rimprovera la nonna che parla in teatro, nella gioiosa meraviglia del vedere insieme Chitty Chitty Bang Bang accompagnando l’auto che cade prima di volare.  

Belfast è la perfetta sintesi tra un racconto autobiografico, una testimonianza storica, un dramma familiare, un doveroso omaggio. Una perfezione tale che il commento più adatto non è in questa recensione, ma nell’immagine all’inizio. Lo sguardo ammaliato di un bambini felice di scoprire la meraviglia del cinema.

Belfast: la recensione

Regia e fotografia
Sceneggiatura
Recitazione
Coinvolgimento emotivo

Un film capolavoro che unisce magistralmente ricordi personali, dramma romantico, commedia familiare, testimonianza storica riuscendo ad essere anche un omaggio al cinema stesso

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Winny Enodrac

Vorrei vedere voi a viaggiare ogni giorno per almeno tre ore al giorno o a restare da soli causa impegni di lavoro ! Che altro puoi fare se non diventare un fan delle serie tv ? E chest' è !

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