
Scandal: Recensione dell’episodio 3.03 – Mrs. Smith goes to Washington
Questo terzo episodio “Mrs. Smith Goes to Washington” è la prima occasione che mi viene offerta per recensire Scandal: telefilm nuovo, ma autore (Shonda Rhimes) arci-noto. Tutto già sentito quindi per una, come me, che va avanti a pane e Grey’s anatomy? No, affatto. Shonda Rhimes appare quasi irriconoscibile se confrontata il suo pallido alter ego che negli ultimi 3 anni sta dirigendo l’universo parallelo di Seattle.
“Altra costa – altra storia” potremmo dire in modo un po’ semplicistico: ma certo è che a Washington le cose paiono andare molto diversamente e i ritmi frenetici della capitale sono una delle caratteristiche salienti di questa serie arrivata, sull’onda di un successo clamoroso, alla terza stagione. I “Pope and associates” riescono abilmente, essendolo loro stessi in prima persona, a rendere gli spettatori “adrenaline junkies”: il ritmo degli eventi è altissimo in tutte le puntate ma quest’episodio raggiunge livelli veramente unici. Si tratta infatti di una puntata ad “alta tensione” su più fronti: vengono intrecciati tra loro questo famigerato “caso Remington”, Huck che vuole uccidere il padre di Olivia, il coinvolgimento di Olivia in un tentativo di omicidio – suicidio messo in atto da una donna kamikaze al Campidoglio. La donna in questione è Mary Nesbitt, madre di un giovane americano ucciso dall’FBI durante un blitz, tuttavia dell’omicidio del giovane lei non può conoscere le ragioni perché coperte dal “Patriot act”.
La donna è disperata e si presenta carica d’esplosivo nell’ufficio di un membro del congresso per indurlo a farle avere il file riservato circa suo figlio. Intrappolati psicologicamente e fisicamente in una situazione senza via d’uscita i personaggi finiscono per far prendere il comando ad Olivia la quale osa più del solito, arrivando a gestire una “crysis” in pubblico: impartisce comandi ai suoi assistenti e parla con il presidente pur essendo in un luogo dov’è soggetta a intercettazioni audio – video. 40 minuti di suspense sempre viva e mai oppressiva, nei quali Olivia arriva a rischiare di beccarsi qualche pallottola pur di riuscire a fare gli interessi della sua cliente, 40 minuti di ansia scatenata da un’analisi psicologica più approfondita che mai.
Appare lampante infatti che per quanto Fitz non si decida mai ad andare fino in fondo con sua relazione assieme alla Pope, i due sono legati nel profondo e questo incide in modo smisurato sulle vite loro e dell’intero Paese; ma non c’è solo questo: Scandal offre una sottilissima riflessione sui meccanismi di proiezione, sui complessi d’inferiorità (es. il brindisi di Mellie alla non-morte di Olivia), sul controllo che un uomo può esercitare su di un altro, condizionandone l’intera esistenza (es. l’agghiacciante frase “He owns me!” che Huck dice riferendosi ad Eli Pope).


Codesta raffinatezza introspettiva che caratterizza gli episodi è resa possibile da una mano di scrittura più felice che mai ed anche da un parterre di attori veramente di prim’ordine. I regulars sono tutti interpreti da capogiro: Tony Goldwin, Kate Burton, Scott Foley e soprattutto Karry Washington e Jeff Perry. Ma non solo, anche le guest stars si confermano essere performers di ottimo livello (ad esempio Cynthia Stevenson scelta per interpretare Mary Nesbitt). La donna è sull’orlo della disperazione perché nessuno vuol dirle quale fosse la vera professione del figlio e se fosse colpevole o meno. Olivia riesce a scoprire la verità: no, Chris Lawrence non era un terrorista bensì un agente CIA infiltrato e che aveva fatto infiltrare 57 persone in Al Quaeda, le quali ora sono considerate (da tutti eccetto che dalla CIA stessa) “nemici del popolo americano”, l’FBI l’ha ucciso non conoscendo la sua vera identità. Tuttavia il governo ed Olivia, a cui ciò viene rivelato, non possono dirlo alla madre né a nessuno perché altrimenti queste 57 persone sarebbero scoperte torturate e uccise. Segreto doppiamente pesante da “custodire” considerando anche che la madre, dopo aver sentito questa bugia (“a fin di bene”?) e averci creduto, rilascia gli ostaggi e si uccide. Questa terza stagione quindi si apre all’insegna di quello che era stato, a mio avviso, il filo conduttore anche delle due precedenti serie: dove sta il confine tra il bene e il male? E’ possibile individuarne uno?


Al momento nel mondo di Scandal, ovvero nel mondo disincantato di chi vive “l’istante”, non pare esserci alcun limite morale né processo di crescita presonale né alcuna forma di redenzione (Huck ad esempio dopo essere stato salvato da Olivia torna a compiere efferati omicidi, prima per conto di lei e poi per un suo personale crollo psicologico). Per quel che riguarda la storyline essa sembra ancora molto immersa in una sorta di “foschia”, se ne intuiscono i contorni ma non si sa bene dove ci porteranno tutte le frasi spezzate che intuiamo appena, circa il “command”, l’“operation Remington”, il caso della “president’s mistress”. Una cosa tuttavia appare chiara: in quello che gli americani amano tanto chiamare “il mondo libero” la libertà di coscienza del singolo e la necessità d’agire per il bene comune, spesso prevaricano l’una sull’altra e finisce per esserci grande spazio per contraddizioni ed ingiustizie, a cui solo la storia potrà (forse) porre rimedio.
3.03 - Mrs. Smith goes to Washington
Adrenalinico
Valutazione globale










