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Odio il Natale 2: divertente, ma senza coraggio – la recensione della seconda stagione

Odio il Natale aveva sorpreso tutti per la calorosa accoglienza che aveva ricevuto al suo debutto, si trattava infatti, di un esperimento per l’Italia, anche se il canavaccio principale viene dalla ottima serie norvegese, Natale con uno sconosciuto.
Una rom com ambientata nel periodo natalizio in grado di intrattenere con leggerezza e divertimento con un cast di attori e attrici credibili nei loro ruoli. Il risultato era stato a prima vista tutto sommato convincente, anche se la prima stagione non era esente da evidenti difetti e alla fine, a conti fatti, era sembrata un’occasione un po’ persa.
Non nascondo, infatti, di aver visto la seconda stagione di Odio il Natale solo ed esclusivamente per semplice voglia d’intrattenimento in questo fine settimana lungo dell’8 dicembre.

Odio il Natale 2 recensione

Un racconto meno Gianna centrico e più corale

La seconda stagione di Odio il Natale inizia lì dove ci aveva lasciato la prima; a suonare alla porta di Gianna era stato Umberto e da quel momento i due hanno iniziato una relazione apparentemente felice e senza ostacoli, ma il Natale è alle porte e Gianna mette in atto una serie di azioni volte ad auto-sabotarsi inconsciamente.
Nel giro di 12 ore, la relazione che sembrava solida con Umberto termina, i genitori si separano e l’attesa cena di Natale in famiglia non si farà. Gianna si pente subito di aver rovinato la relazione con Umberto, mentre lui sembra averci messo velocemente una pietra sopra.

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Una stagione più matura

Odio il Natale 2 allarga lo sguardo trasformando il racconto in corale e dando più spazio alle storie parallele e scendendo un po’ in profondità rispetto alle scelte che i protagonisti compiono nelle loro relazioni. Arrivando a delle consapevolezze importanti: sforzarsi troppo, cercare di assecondare il partner per piacere, non essere veramente se stessi, porta solo ad apparire quelli che non siamo senza permettere agli altri di vederci veramente.
Gianna, infatti, si rende conto di non aver mai amato veramente e di non aver fatto mai entrare veramente nessuno nella sua vita, se non Davide (Nicolas Maupas).
Davide, infatti, compare nuovamente nella vita di Gianna e a conti fatti risulta essere, nonostante la giovane età, molto maturo. Ai fini della trama orizzontale, però, l’uso che viene fatto di Davide è strumentale alla presa di coscienza della protagonista.

odio il Natale 2 recensione

Come sprecare Nicolas Maupas

Nicolas Maupas catalizza e capitalizza gli ascolti delle serie in cui compare è un dato di fatto, ha uno zoccolo duro di fan che guarda a prescindere i suoi lavori. Capiamo le motivazioni; ha un forte potenziale e talento che, se ben coltivati, lo porteranno lontano perché ha la “faccia” come si dice in questi casi.
La scelta di farlo comparire a singhiozzo nel corso dei sei episodi con una funzione puramente strumentale non l’ho ben capito visto che c’era materiale per creare veramente qualcosa di interessante e soprattutto originale per una rom com italiana.

Senza spoiler, in questo, infatti, la serie norvegese ha fatto tutt’altra scelta, molto più coraggiosa e in linea con il tenore generale.
È Davide, infatti, il mittente dei cartelloni stile Love Actually, il “fuckboy” che però resta relegato a questo ruolo. Compare, senza avere il giusto spazio, per dire a Gianna che si merita qualcuno che si occupi di lei e chi è questo uomo che può occuparsi di una “scheggia impazzita” cit. come la protagonista?
Flippo, il nuovo vicino di casa, un vedevo con una figlia adolescente interpretato dal sempre convincente Pierpaolo Spollon.
Sarebbe interessante capire quali sono state le motivazioni che hanno portato a questo distaccamento del remake dalla sua serie originale.

È forse in cantiere anche una terza stagione conclusiva? C’è dell’ingiustificato (siamo su Netflix!) moralismo nel non far finire la protagonista ultratrentenne con un ragazzo appena maggiorenne?

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odio il Natale 2 recensione

Pilar Fogliati, la nostra Bridget Jones

Al di là di difetti di sceneggiatura e di svolte un po’ scontate e stantie, Odio il Natale fa il suo: intrattiene facendoci immergere bene nell’atmosfera del Natale.
Pilar Fogliati è perfetta per questo ruolo: spigliata, divertente, mai sopra le righe completamente a suo agio nel ruolo così come il resto del cast. Ognuno ha in questa seconda stagione un po’ più di spazio: Titti, interpretata dalla bravissima Beatrice Arnera ha un ritorno di fiamma con un ex, interpretato da Matteo Martari (anche lui, usato male, buttato un po’ a caso nella storia), Margherita (Fiorenza Pieri) che affronta la separazione con il marito e Marta ( Sabrina Paravicini) e Pietro ( Massimo Rigo) alle prese con una separazione lampo.

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Troppa carne al fuoco e poco tempo?

Forse pochi episodi per affrontare al meglio tutte le storyline, se pur apprezzabile, infatti, la scelta di allargare lo sguardo oltre Gianna, il tempo per dedicarsi in modo approfondito a tutti non è stato abbastanza, mantenendo così a un livello troppo superficiale le altre storie.
La seconda stagione di Odio il Natale resta nel complesso godibile, nella speranza che non sia l’ultima perché una fine meno scontata forse ce la meritiamo come i norvegesi.

Odio il Natale 2

Odio il Natale 2

Intrattenimento godibile, ma si può fare di più

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Maura Pistello

Fondatore/ Admin Giornalista pubblicista Serie tv dipendente, accanita lettrice, amante del cinema e dell'arte

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