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Femme Nikita (La)

Nikita (2010)

The last word they breathe before the end, will be my name…

Immagino che qualsiasi fan di Nikita abbia esultato nel leggere che avrebbero prodotto un nuovo serial televisivo ed intendo sia gli aficionados del film originale di Luc Besson, sia i fan del telefilm canadese che, tra il 1997 e il 2001, ha fatto sognare milioni di telespettatori in tutto il mondo. Io mi reputo indubbiamente una delle fan più sfegatate di questa eroina ma, se devo essere sincera, la notizia di un suo ritorno mi ha leggermente innervosita.

Ho infatti storto un po’ il naso nel leggere che ci sarebbe stato un sequel dal compianto remake de La Femme Nikita perché, come scrissi in un numero precedente della nostra Telefilm Central Fanzine, ho adorato al 100% la versione telefilmica canadese e il network deciso a seguirne le orme, The CW, non è sicuramente il canale americano più apprezzato per i  prodotti di azione e i serial dediti ai “combattimenti”. La scelta poi legata ai due protagonisti, Maggie Q (Mission: Impossible 3, Die Hard) nei panni di Nikita e Shane West (E.R. – medici in prima linea, A Time for Dancing) in quelli di Michael, ha decisamente affossato le mie speranze in un buon ed avvincente prodotto, perché a mio avviso non adatti a ricoprire i due ruoli più importanti. Ma andiamo con ordine e iniziamo ricapitolando la trama principale.

La storia è incentrata sulla Divisione (per i vecchi fan del film di Luc Besson era la Directorate-General for External Security mentre ne La Femme Nikita era la Sezione Uno), un’organizzazione segreta che raccoglie giovani disadattati e che, dopo averne cancellato l’identità fingendone la morte, li addestra per diventare efficienti spie e assassini senza scrupoli. Nikita è la prima recluta ad essere riuscita a scappare con le proprie gambe e viste le angherie subite, è pronta a tutto pur di smascherare la Divisione e soprattutto il suo ex datore di lavoro, Percy (Xander Berkeley), colpevole di aver ordinato l’esecuzione dell’uomo che amava. A lavorare presso l’organizzazione ci sono anche Amanda (Melinda Clarke), nei panni della manipolatrice e sadica psicologa, e Birkhoff (Aaron Stanford), un ex studente catturato sei anni prima quando riuscì ad hackerare il sistema informatico del Pentagono. Entrambi gli agenti seguono alla lettera gli ordini di Percy per eliminare o catturare al più presto la fuggitiva. L’unica persona ad essere contenta di sapere Nikita ancora viva e fuori dalla Divisione è Michael, uno degli operativi senior nonché suo ex mentore e da sempre innamorato di lei.

Nonostante abbia perso la miglior agente degli ultimi anni, l’organizzazione continua comunque a formare imperterrita nuove reclute, tra le quali spiccano Thom (Ashton Holmes), Jaden (Tiffany Hines) e la new entry Alex (Lyndsy Fonseca).

Il pilot segue proprio le vicissitudini di Alex, dal momento del suo arresto sino al risveglio presso la Divisione (la scena nella stanza bianca è un tuffo al cuore per i vecchi fan). E’ Michael ad informarla della sua presunta morte in carcere e della seconda chance che le aspetta; lavorare cioè per l’agenzia che istruisce giovani killer al servizio del Governo con l’obiettivo di porre fine al terrorismo e alle ingiustizie nel mondo. Quel che né Michael né gli alti vertici dell’organizzazione sanno è che la nuova recluta è in realtà una spia di Nikita che l’ha addestrata per infiltrarsi nella Divisione con l’unico obiettivo di abbatterla.

Dopo la messa on air americana del primo episodio, continuo ad insistere sul fatto che questa nuova incarnazione di Nikita non è assolutamente all’altezza dell’insuperabile versione cinematografica con Anne Parillaud e dell’appassionante versione telefilmica con protagonista Peta Wilson. Innanzitutto, se anche voi siete aficionados delle vecchie versioni per piccolo e grande schermo, come accennato precedentemente rimarrete sicuramente delusi dalla scelta della protagonista; nonostante abbia infatti partecipato a un remake cinese del serial (Naked Weapon – 2002), il suo fisico e la sua determinazione non sono per nulla paragonabili a quelle di Anne e Peta. Inoltre se Maggie Q mettesse qualche chilo in più, il suo cambiare d’abito, le sparatorie e i combattimenti corpo a corpo potrebbero diventare molto più interessanti e realistici perché, dobbiamo ammetterlo, queste scene sono senza ombra di dubbio alcuni plus del serial (su questi aspetti, La Femme Nikita e Alias hanno indubbiamente fatto scuola).

Un secondo punto che vi lascerà smarriti è la scelta di non incentrare la storia su Nikita, prigioniera innocente rinchiusa nella sotterranea e terroristica Divisione, ma sulla stessa donna che è invece riuscita a fuggire e che lavora nell’ombra per smascherare e far cadere il leader corrotto del gruppo. Il passato della protagonista e le angherie subite ci vengono poi mostrate tramite svariati e confusi flashback, raccontati dalla stessa protagonista alle persone che incontra durante il suo cammino o dalla stessa Divisione intenta ad ucciderla.

Anche la scelta di cambiare carattere a Michael mi lascia alquanto perplessa. Se ne Femme Nikita era lui il freddo calcolatore e lei il personaggio schiavo delle emozioni, qui i ruoli sono – ad oggi – completamente invertiti; Nikita non mostra infatti alcuna emozione verso l’uomo che ha amato in passato mentre è Michael ad agire in base ai sentimenti e a mostrare debolezze legate proprio al suo amore per Nikita. Come se non bastasse, la storia d’amore tra Shane West e Maggie Q è, a mio avviso, davvero poco credibile. Al contrario, vedrei davvero molto bene una nuova storia d’amore tra Michael e la giovane Alex.

Nessuno degli attori scelti per interpretare i ruoli principali sono dunque, a mio parere, particolarmente forti ad eccezione di Lyndsy Fonseca che nei panni di Alex affascina subito il telespettatore sin dalle prime scene nelle quali è protagonista. E probabilmente è proprio sapendo della debolezza degli attori e di conseguenza dei personaggi che gli sceneggiatori del serial stanno cercando di puntare l’attenzione più sull’azione, piuttosto che sull’emozione, una scelta azzardata che porterà sicuramente la crew ad effettuare qualche “ritocchino” negli episodi futuri, anche perché le scene di combattimento sono davvero povere e poco realistiche.

La freddezza poi tipica della vecchia Directorate-General for External Security o della Sezione Uno è qui praticamente dimenticata e viene incarnata solamente da Amanda (Melinda Clarke), una scelta alquanto ironica perché Melinda è un’attrice con background non proprio da spy drama e il personaggio, nato sulla scia di Madeline ne La Femme Nikita, è indubbiamente uno dei ruoli più simili alle vecchie versioni del serial.

In definitiva posso dirvi che Nikita è indubbiamente l’ennesimo spy drama, prodotto più sulla scia di Alias che su quella de La Femme Nikita, probabilmente con l’obiettivo di attirare il target del network che, nonostante l’età, non è interessato ai teen drama ma a serial legati all’azione… Chissà se con il passare delle puntate potremo trovare un qualcosa che ci ricordi la vera anima della saga di Nikita, davvero dimenticata – al momento – in questo remake.

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