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Les Revenants: Recensione degli episodi 2.03 e 2.04 – Morgane e Virgil

Siamo già alla metà della seconda stagione di Les Revenants. L’abbiamo attesa con trepidazione per tre anni, scontrandoci con la mancanza di memoria e il non riconoscere subito tutti i protagonisti ad inizio stagione, e siamo già a metà, altre due settimane ed è di nuovo tutto finito. Ok, questo è crimine contro l’umanità a casa mia.

Questa stagione poi, nonostante la minor fluidità rispetto alla prima, è estremamente curata e affascinante, riesce a rendere meravigliosamente le sensazioni che vuole passare al pubblico, grazie a tantissimi aspetti, dalla perfezione del comparto sonoro alla regia attenta e non banale, dalla bravura degli attori alla sceneggiatura che lascia spesso a bocca spalancata anche lo spettatore più smaliziato.

Vediamo prima quello che, più che un lato negativo, considero una complicazione: la trama sta vivendo un momento di “lindeloffizzazione” in cui alle domande si risponde con nuove domande, a misteri si aggiungono misteri, a personaggi si sommano personaggi, tant’è che spesso, nel corso anche di questi due episodi, ci si trova a dover fare schemini mentali velocemente per capire se una cosa che si sta vedendo è o può essere connessa (e lo è sicuramente) ad almeno altre tre. les revenants 203aUna richiesta di attenzione allo spettatore e una fiducia incondizionata nelle capacità di deduzione che si avvicinano al commovente, tanto da voler ringraziare gli autori per tutta questa buona fede nel genere umano, che però comporta uno scorrere della storia un po’ più farraginoso rispetto alla prima stagione nella quale domande, misteri e personaggi erano parecchi in meno.

Al netto però di questo ci sono grandissimi meriti che bisognerebbe essere ciechi per non riconoscere: restando alla trama e partendo da qui, per quanto sia complicata, tutto torna e tutto si ricollega perfettamente a quanto già visto, tanto da arrivare a vedere dei momenti e capire situazioni passate (anche della prima stagione) in una luce diversa e di assoluta inevitabilità (per parafrasare una frase detta in The Affair questa settimana “il grande finale è quello che ti stupisce ma che se poi analizzi la storia a ritroso lo vedi come inevitabile unico finale”).

les revenants 203bLa costruzione è perfetta e la sceneggiatura si incastra con l’aggiuntivo livello di difficoltà di questa stagione e  di queste due puntate in particolare dello spostare ancora più indietro nel tempo il punto di interesse: si va fino alla catastrofe della prima diga e si introducono e analizzano personaggi dell’epoca che ora, a causa dei “ritorni”, si trovano ad interagire con una generazione differente che era stata protagonista, a tutti gli effetti, della prima stagione.

La scena iniziale del crollo della diga è incredibile. Devo dire che io vivo non vicinissimo, ma nemmeno troppo lontano, dal Vajont; non l’ho vissuto direttamente (per una decina d’anni di differenza), ma sono cresciuto con quel racconto e moltissime volte sono passato davanti a quella diga, quindi nel mio immaginario privato una scena del genere acquisisce ancora più impatto, ma credo che per tutti sia stata potente e dolorosa. Questo mi aiuta a ricollegarmi all’altro merito che si evince ancora di più in questo doppio episodio: il clima di cupezza, oppressione, dolore è percepibile e forte, passa dallo schermo allo spettatore, tanto da lasciare chi guarda in uno stato d’ansia perdurante per tutta la durata di questi episodi. Ogni scena, da Lena nel bosco con Serge alle “punizioni” inferte da un sadico e pazzo Milan a Lucy, al suo compagno o a Virgil, dalle scene con Toni incatenato da un invasato Pierre fino ai momenti inquietanti che vive Julie prima con il sempre meravigliosamente creepy Victor e poi nella “casa del delitto”.

les revenants 203gCome ho potuto delineare con l’elenco, nemmeno esaustivo, appena descritto un insieme di veramente tante situazioni tutte incentrate alla sofferenza e alla repulsione, al dolore e all’inquietudine che appesantiscono l’atmosfera in un modo tale che non si riesce a staccarsene, continuando a sperare in una qualche boccata d’ossigeno che possa aiutarci a tirare fuori almeno ogni tanto la testa da sotto le onde della storia.

E come detto sopra, regia, musica e attori contribuiscono fortemente al risultato, mischiandosi alla perfezione e regalandoci un prodotto che tanti hanno provato a copiare ma senza il minimo risultato.

Rimanendo sullo specifico del mistero, non confido che siano in grado di svelare tutto in questa stagione (mi auguro vivamente che ce ne sia una prossima, chiaramente, e magari prima del 2020) anche perché hanno messo tanta carne al fuoco, oltre al mistero principale dei revenants, che presumo il padre di Camille abbia iniziato ad intuire come (e qui mi sbilancio io) se lì per qualche motivo ci fosse una sorta di allineamento tra i due mondi dei vivi e dei morti che a periodi ciclici entrassero in connessione, il tutto viene rimpolpato da vari misteri collaterali come i poteri di Victor, il motivo della tragedia di 35 anni prima, il figlio di Adele, e mille altri misteri (forse qualcuno pure di troppo) buttati lì ad accumulo. les revenants 203hPerò, per quanto mi auguri che possa continuare a lungo il tutto, so già che non può essere troppo a lungo per evitare di sommare troppe domande ad altre domande e trovarsi ad un certo punto a non sapere più a cosa si è risposto e a cosa no (ok, sapete tutti di chi parlo).

Un ultimo punto interessante di questo doppio episodio è l’analisi dell’aberrazione dell’animo umano di fronte a certe tragedie.  Se 35 anni prima, dopo una tragedia immane come quella vissuta, in un Paese isolato e abbandonato i superstiti in cerca di risposte si affidano mani e piedi ad un uomo duro e violento che si autopone le stimmati di salvatore e il cappuccio di boia, oggi, di fronte all’incapacità di spiegare cosa si sta vivendo, il capo della Mano Tesa si arroga il diritto di giudicare e condannare e trattare i ritornanti non come esseri umani ma come aberrazioni. Un ulteriore passaggio in un livello di cupezza e oppressione già presenti in queste due ore che ci hanno letteralmente inchiodati alle sedie.

les revenants 203fNon vedo l’ora che arrivi la prossima puntata, ma continuo a soffrire perché ce ne sarà una di meno.

Nota storica: alcune scene sulla diga distrutta sono girate nella regione del Frejus, sulla diga de Malpasset, diga crollata nel dicembre del 1959 e che provocò 423 morti, pochi anni prima del nostro Vajont. Insomma, anche l’immaginario collettivo dei francesi viene scosso dalle stesse scene e memorie.

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2.03 e 2.04 - Morgane e Virgil
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