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Les Revenants: Recensione della prima stagione della serie evento di Canal plus.

Una sorpresa e un colpo di fulmine. Uscendo dai classici terreni anglofoni, abbiamo scovato questa serie in lingua francese, trasmessa a fine 2012 che possiamo a buona ragione reputare un gioiellino assolutamente da vedere e consigliare. Certo, per chi è anglofono c’è da superare lo scoglio della lingua (ma i sottotitoli italiani ora ci sono) ma credo sia un piccolo scoglio, con la promessa di vedere un lavoro sicuramente ben fatto e qualcosa che esce dagli schemi delle nostre abituali visioni.

Les Revenants b

Cercherò di fare una recensione che sia il più possibile spoiler free, perché voglio sia raccontare a chi ha visto, sia consigliare a chi ancora manca e non ama lo spoiler.

Les Revenants può essere inquadrato come un thriller psicologico con venature di soprannaturale, ma anche come un ritratto molto intimo e approfondito che spazia dallo sguardo sulla famiglia a quello su una piccola comunità, oltre al rapporto che noi abbiamo con i nostri fantasmi e il nostro passato resi reali e tangibili dal presupposto “fantasy” di questa storia.

Girato e ambientato in un paesino delle Alpi francesi (il vero paese di Annecy, nelle valli tra Chambery e Ginevra), la location contribuisce fortemente a costruire il senso di claustrofobia che si avverte e permea l’intera stagione;Les Revenants h la valle è un ambiente chiuso e isolato, dove tutti si conoscono e sanno tutto di tutti, e il forte senso di “chiuso” viene anche amplificato da quell’occhio sempre presente delle telecamere di sicurezza che rendono il villaggio quasi una grande prigione dove gli abitanti sono chiusi e, come scopriremo nel corso della serie, non troppo metaforicamente.

Questa classica comunità montana, all’apparenza tranquilla, è stata scossa da più tragedie nel passato remoto e prossimo, ribadendo il concetto, che anche nelle case dove ci si specchia sui pavimenti, la polvere spesso di nasconde sotto i tappeti, ad iniziare da quella antica del crollo della vecchia diga che ha sepolto il vecchio Paese, fino alla tragedia dello scuolabus finito nella scarpata, che in un Paese di dimensioni ridotte, con pochi bambini, falcidia una generazione e aumenta la cappa di oscurità che grava sulle anime dei suoi abitanti. Les Revenants eOltre a queste tragedie principali succedono negli anni alcuni delitti violenti di cui in queste piccole comunità si fatica anche a parlare, oltre ad incrementare il disagio esistenziale che permea l’aria che si respira.

Descritto e circoscritto l’ambiente in cui si svolge la storia, questa narrazione ha un inizio e l’inizio è il fatto inconsueto: una delle bambine morte da anni nella tragedia dello scuolabus torna a casa, come niente fosse, rientra, saluta la madre e non ricorda nulla dell’incidente. Sarà la prima e non sarà la sola in un crescendo di scene tese e brividi che vengono regalati allo spettatore a piene mani, aiutate da una regia e da musiche che costruiscono un clima teso e doloroso e aiutato anche da una recitazione che nel complesso è di ottimo livello. Mi sento di elevare al di sopra di questa ottima media, due attrici a mio giudizio sublimi, ossia Céline Sallette, nel ruolo di Julie e Anne Cosigny, nel ruolo di Claire, la madre di Camille. Les Revenants cEntrambe esprimono incredibilmente bene il dolore, la sofferenza e il sacrificio. Sono donne forti ma ferite, sono il centro nevralgico e la rappresentazione, insieme al personaggio di Adele, interpretata da Clotilde Heseme, della parte che è la spina dorsale di questa narrazione, non i ritornanti, ma i vivi e i loro sentimenti.

Quello che infatti è il punto in più di questa storia, oltre alla tensione e ai colpi di scena, oltre alle qualità registiche e interpretative, è l’approfondimento del dolore. Il dolore della perdita e della solitudine, e la reazione al ritrovare ciò che era definitivamente perso, i dubbi, le paure, di cosa sia, del fatto che sia definitivo, la mancanza di consapevolezza di cosa si è, oltre al ritorno dei propri errori o di quelli che ci si imputa come errori in forma concreta. Les Revenants dUn sogno o un incubo? Ognuno dei protagonisti ne trae le sue conclusioni e chi non ne è coinvolto in un vortice di consapevolezza che cresce reagisce a modo proprio.

Diverse sono le scene tese e toccanti in questi otto magnifici episodi, fino ad arrivare all’epilogo, quasi teatrale, dove lo strazio e l’emozione sono intense e palpabili e la commozione è vera. Non tutti i misteri vengono risolti e lo scioccante finale resta aperto e ci rimanda alla seconda stagione, in produzione quest’estate, e in programmazione per il febbraio 2014. Tanto tempo, ma attendiamo con ansia.

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