fbpx
In sala

La pazza gioia: la recensione del film di Paolo Virzì con Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi

la pazza gioia

Titolo: La pazza gioia
Genere: drammatico, commedia
Anno: 2016
Durata: 118min
Regia: Paolo Virzì
Sceneggiatura: Paolo Virzì, Francesca Archibugi
Cast principale: Micaela Ramazzotti, Valeria Bruni Tedeschi, Valentina Carnelutti

In concorso al Festival di Cannes, nella sezione Quinzaine des Réalisateurs, quest’anno fra gli altri c’è un prodotto italiano da non farsi sfuggire, il nuovo film di Paolo Virzì La pazza gioia. La pellicola ha riscosso molto successo, ricevendo un applauso di dieci minuti alla fine della proiezione, gli elogi di pubblico e critica. Alcuni titoli di giornale ha parlato de La pazza gioia come del “film che ha commosso Cannes”. Non capita spesso, ma stavolta è difficile non essere d’accordo.

la pazza gioia

La pazza gioia è un film bellissimo e Paolo Virzì si conferma come uno dei migliori registi italiani contemporanei. La trama è incentrata su due donne, Donatella, interpretata dalla bravissima Micaela Ramazzotti, e Beatrice, di cui Valeria Bruni Tedeschi ha vestito i panni alla perfezione. Le due donne non potrebbero essere più diverse, eppure le accomuna qualcosa di profondo, inspiegabile e irrazionale, che tutti gli altri definiscono pazzia.
La storia inizia in una comunità terapeutica in cui Beatrice fa da padrona, rinfacciando a chi le capita davanti quanto ricca lei sia, quanto Villa Biondi (il nome della struttura) appartenga a lei e alla famiglia e quanto il marito sia un famoso avvocato amico del “presidente”. Alta, bionda, elegante, sembra un pesce fuor d’acqua nel centro di cura, circondata da donne che soffrono di qualunque tipo di disturbo mentale. Ma Beatrice non perde occasione di dire ciò che pensa, giudicare e lamentarsi di non poter andare dal parrucchiere o in profumeria. Il suo personaggio viene definito già nei primi minuti: sopra le righe, esilarante e divertente, sdrammatizza subito la situazione drammatica e nel suo umorismo serissimo dice molte verità. Ad un certo punto arriva Donatella, una ragazza magrissima, tutta tatuata e con le stampelle. Gracile, bruna, silenziosa, con lo sguardo sempre rivolto verso il basso, la donna è il contrario di Beatrice. Ed è per questo che la “contessa” verrà subito attratta dalla misteriosa nuova arrivata e vorrà sapere tutto di lei, trattandola come se fosse un nuovo giocattolo.

All’inizio Donatella è molto diffidente e nel tempo rimarrà quasi indifferente a tutte le attenzioni di Beatrice, confinata com’è nella sua profonda tristezza. Sorprendentemente le due donne cominciano a conoscersi quando dovranno condividere la stessa stanza. I dottori della comunità noteranno che questa nuova sistemazione ha apportato dei benefici si all’una che all’altra, in un modo tutto particolare ma d’effetto. Incoraggiando la loro amicizia non si renderanno conto di aver messo insieme la scintilla e l’esplosivo. Alla prima occasione disponibile le due ragazze interrotte salteranno su un autobus per darsi “alla pazza gioia”.

la pazza gioia1

Da questo momento la trama diventa imprevedibile – lo spettatore è stupito quanto i dottori di Villa Biondi – e non si ha nessuna idea di cosa combineranno quelle due o di dove andranno. Al contrario di quello che ci si poteva aspettare, il dramma è costantemente placato dalla comicità del folle duo, che attraverserà la Toscana collezionando un incredibile numero di bravate. Beatrice è un treno in corsa, bipolare e incontrollabile, è anche l’unica a riattivare qualcosa in Donatella e a farla agire e reagire. Donatella dall’altra parte, per quanto profondamente depressa, è l’unica ad avere un contatto con la realtà e a riportare Beatrice nella giusta dimensione. In un susseguirsi di scelte repentine e irrazionali – come ci si aspetta da due psicopatiche – in qualche modo le due riescono ad aiutarsi a vicenda e in fondo a salvarsi reciprocamente la vita. Beatrice farà l’impossibile per aiutare la situazione senza speranza di Donatella, la quale da parte sua, nonostante diverse peripezie, troverà sempre il modo di recuperare l’amica e tornare da lei.

Il loro rapporto diventa allora molto di più di quello che poteva sembrare, d’un tratto c’è un motivo per lottare e non arrendersi, fosse solo un birrino con la migliore amica. Forse la peggiore malattia da affrontare per le due protagoniste è la solitudine, e il fatto di trovarsi d’improvviso in due darà loro la forza di combattere quel terribile senso di rassegnazione.

Paolo Virzì sceglie delle inquadrature strettissime per raccontarci una storia forte, drammatica e toccante all’estremo. La stessa storia raccontata in un’altra maniera sarebbe stata insostenibile. Primi e primissimi piani sottolineano quanto vicino sia lo spettatore a quelle due donne sullo schermo, tanto da percepire l’aria umida e soffocante dell’estate toscana, i capelli appiccicati sulla fronte madida e i vestiti macchiati di sudore. Le inquadrature rendono tutti gli spazi piccoli, ristretti. Anche una stanza piena di donne che cantano a suon di chitarra sembra troppo piena per il suo contenuto, soffocante e claustrofobica.

Quando Donatella e Beatrice corrono via, verso l’autobus in arrivo alla fermata, si sente una liberatoria freschezza, il vento tra i capelli e sulla faccia. La stessa sensazione si ha in una delle scene più belle del film: finalmente un po’ di libertà per le due donne in abiti vintage su una cabriolet rossa, i foulard svolazzanti e gli occhiali da sole. Donatella e Beatrice sono le Thelma & Louise in versione Virzì e non le ferma nessuno.

la pazza_gioiaLa forza vera del film sono però i dialoghi. Brillanti e mai ridicoli, divertenti e mai sdolcinati, rendono la visione di quei 118 minuti piacevole e mai stancante. La Ramazzotti e la Bruni Tedeschi insieme sono una calamità, eccezionali ognuna nel proprio ruolo, capaci di rendere i loro personaggi credibili, folli, disperati, indifendibili ma impossibili da non amare. Il film è un’avventura continua tra Livorno, Montecatini e Viareggio, una corsa senza sosta sulle note di Senza Fine di Gino Paoli.
Ma il momento davvero commovente si concentra negli ultimi dieci minuti del film. Ecco che Beatrice e Donatella finalmente si fermano, sedute su di un muretto davanti una spiaggia, il tramonto svanisce ed inizia una sera d’estate. La trama si svela e la potenza di una storia tragica colpisce tutti, nessuno escluso. Il finale è quello giusto, forse non lieto come lo vorremmo, ma il più felice che si possa avere. E poi, standing ovation.

La pazza gioia
  • Regia e Fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
4.8

In sintesi

Un’avventura continua

Sending
User Review
5 (1 vote)
Comments
To Top