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Cinema

Joy: la recensione del film con Jennifer Lawrence e Robert De Niro

joy

Titolo: Joy

Regia: David O. Russell

Anno: 2015    Durata: 124′

Cast: Jennifer Lawrence, Robert De Niro, Bradley Cooper, Isabella Rossellini.

Joy ha due figli. Una madre che ama le telenovela, un padre che non riesce a tenersi una moglie, una joysorellastra con cui non va proprio d’accordo e un ex marito che vive nel suo scantinato.

Joy ha una nonna, ed è lei che le insegnerà a seguire i suoi sogni. La incoraggia quando da bambina costruisce piccole cose di carta, quando al liceo inventa un collare per cani e le dirà di non arrendersi quando realizzerà la sua invenzione.

La vita di Joy non è fatta di successi, ma non è una donna che si arrende. La perseveranza la porterà attraverso tutto il film e il racconto di come abbia inventato il mocio che si strizza da solo.

Il film parla di questo, una donna che crea qualcosa di nuovo ed è pronta a tutto per portarla al successo, sicura che sia un’idea di valore. E tu non puoi che tifare per lei. Joy che si prende cura della sua (disfunzionale) famiglia e nel frattempo insegue i suoi sogni, a rischio di compromettere quello poco che possiede.

“Non posso accettare la tua risposta, e non la accetterò”

Peccato che la grinta di Joy non si trasmetta al film, che manca di quel mordente che traspariva dal trailer. Anzi, è proprio l’elemento fuorviante, quando scopri che tutti i momenti da badass della protagonista sono racchiusi in quei due minuti pubblicitari.

Non tutto da buttare, certo, anche perché la premiata ditta Jennifer Lawrence – David O. Russell non è certo di serie B.

La Lawrence ti convince a restare con Joy. Soffri con lei quando deve presentare la sua idea a un grandejoy distributore (con il volto di Bradley Cooper, ovviamente) e sei con lei quando viene pervasa dalla frustrazione da duro lavoro che non porta risultati. Chi non si è mai sentito così almeno una volta nella vita?

La regia di David O. Russell non è da meno, portandoti vicino ai personaggi, mostrandoti i loro sentimenti e le loro debolezze.

Quello in cui Russell delude è la sceneggiatura. Nessuna grinta, nessun salendo, nessun colpo al cuore. Si sa, i biopic non conquistano per trame dai picchi adrenalinici, ma il girl power promesso, traspare solo in un paio di scene in due ore di film.

A proposito di premesse e promesse, il regista ci tiene a farti sapere che questa è una storia di donne audaci. Seguirà Joy, ma ci saranno tante donne forti nella storia. Si vede nella relazione familiare che si concentra sulle tre generazioni della famiglia: la nonna, Joy e sua figlia.

Infatti il maschietto della protagonista viene mostrato molto raramente, a favore della piccola Cristy, che joyaccompagna la mamma in ogni strampalato tentativo di successo, ed è lei a cui Joy si rivolge quando parla del non arrendersi difronte alle avversità e a imparare ad accettare sé stessi.

Gli ingredienti erano tutti quelli giusti, ma alcune scelte di Russell sono discutibili. Come usare un’attrice di 25 anni per interpretare differenti stadi della vita di una donna, probabilmente per non osare e cercare di collaborare con attrici diverse da Jennifer Lawrence, o quella di passare il film come un american dream al femminile per poi scadere in cliché cinematografici come il taglio di capelli fatto in casa.

Caro David O. Russell, volevamo più grinta da un personaggio così determinato a far valere le proprie idee.

Poco Grintoso
2.5
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