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Don’t Look Up: moriremo tutti (ed è la migliore cosa che possa capitare) – Recensione del film Netflix di Adam McCay con Leonardo Di Caprio e Jennifer Lawrence

Titolo: Don’t Look Up
Genere: comedy
Anno: 2021
Durata: 2h 18m
Regia: Adam McCay
Sceneggiatura: Adam McCay, David Sirota
Cast principale: Leonardo Di Caprio, Jennifer Lawrence, Meryl Streep, Jonah Hill, Cate Blanchett, Tyler Perry, Mark Rylance, Rob Morgan, Timothée Chalamet, Ariana Grande, Kid Cudi, Ron Perlman, Himesh Patel, Paul Guilfoyle

“We’re all gonna fu**ing die” urla una sconvolta Jennifer Lawrence in tv, ma per capire il perché serve che Ariana Grande canti “just look up” nel ritornello del suo ultimo successo.  Che è poi anche un incitamento alla rivolta visto che il presidente degli Stati Uniti ripete “don’t look up” facendosi sponsorizzare dalla più importante ditta di cellullari e tecnologie varie. Una gazzarra che non può che far piacere al talk show di Cate Blanchett dove imperversa l’ailf Leonardo Di Caprio. Basta per convincere a guardare Don’t Look Up?

Don't Look Up: la recensione
Don’t Look Up: la recensione – Credits: Netflix

Niente di serio anche se è la fine del mondo

Scritto e diretto da Adam McCay, Don’t Look Up è la comedy perfetta da guardare tra un pranzo e una cena di queste festività mangerecce. Netflix assolda un cast che ha più stelle dello sfondo stellato di certi presepi, per mettere in scena la storia del professore di astrofisica Randall Mindy (Leonardo Di Caprio) e della sua dottoranda Kate Dibiasky (Jennifer Lawrence) che scoprono una cometa in rotta di collisione verso la Terra in quello che sarà uno scontro capace di causare l’estinzione della vita in perfetto stile disaster movie.

Cosa c’è di più ovvio che informare le autorità? Peccato che le autorità in questione siano la presidentessa degli Stati Uniti Jamie Orlean (Meryl Streep) e il suo figlio segretario di stato Jason (Jonah Hill). Entrambi alle prese con problemi di immagine e troppo preoccupati delle prossime elezioni per interessarsi a quella che è dopotutto solo la fine del mondo. Anche perché, come scopriranno allibiti prof e allieva, la notizia è buona per stampa e tv solo fintanto che genera audience e visualizzazioni e quelle al momento le fanno solo le interviste alle popstar Riley Bina (Ariana Grande) e DJ Chello (Kid Cudi).

Andare oltre nel presentare la trama del film sarebbe un peccato imperdonabile. Priverebbe il lettore del godersi la serie d’invenzioni parodistiche con cui Adam McCay da forma al suo Don’t Look Up. Basti dire che il film non risparmia niente e nessuno, imponendosi come unica regola quella di non avere limiti. Chiunque può essere oggetto della satira corrosiva degli autori che copre tutto l’arco mediatico della società moderna. Politici di destra e sinistra. Quotidiani autorevoli e tabloid scandalistici. Tv nazionali e podcast improvvisati. Accademici laureati ed esperti improvvisati. Manager di successo e gente comune. Generali spilorci e improbabili eroi dal grilletto facile.

Niente e nessuno si salva in Don’t Look Up perché niente e nessuno se lo merita.

Don't Look Up: la recensione
Don’t Look Up: la recensione – Credits: Netflix

Moriremo tutti e meglio così

Soprattutto, nessuno se lo merita perché quella che Don’t Look Up mette in scena è una satira tanto più feroce quanto terribilmente prossima alla realtà. Come già un claim nel trailer annunciava, il film è basato su eventi non reali, ma possibilmente veri. Una frase che è uno scherzo. Almeno finché non si smette di ridere e ci si accorge come una cometa ha già colpito la Terra, ma non veniva dallo spazio. Aveva le dimensioni di un virus che non ha causato l’estinzione del genere umano, ma ne ha mostrato gli aspetti più sconsolanti.

Quelli che costringono a rendersi conto quanto poco abbia dovuto sforzarsi Adam McCay per dare vita ai personaggi strampalati di Don’t Look Up. La presidente Orlean che fa a gara con il figlio a chi è più incompetente è poi tanto diversa da quello che abbiamo visto mettere figlia e genero in posizioni di prestigio nello staff presidenziale? Anche perché, slogan a parte, il cappellino e le sceneggiate sono volutamente tanto simili da apparire pienamente realistiche.

Né va meglio con l’anchorwoman radical chic (Cate Blanchett) che fagocita nel tritacarne mediatico il telegenico e affascinante astronomo perché i suoi modi pacati attirano più spettatrici di quelli ruspanti della collega nervosa. E che un astronomo diventi una star è quasi ovvio dopo anni passati a vedere virologi contare il numero di followers. Così è altrettanto naturale che a veicolare un messaggio importante debba essere una popstar, che fino alla scena prima riempiva i rotocalchi con il gossip della sua love story tra tweet e post su Instagram.

Don’t Look Up sembra voler esagerare nell’usare tinte eccessivamente caricaturali per alcuni dei suoi personaggi. Un esempio è il Peter Isherwell di Mark Rylance, sorta di mix shakerato di Steve Jobs, Bill Gates, Elon Musk e il James Halliday di Ready Player One. Ma il suo tono serafico e i suoi modi cerimoniosi non sono altro che il ritratto veritiero di tanti manager delle new technology che si sono e sono stati eletti a guru da seguire con riverente ossequiosità.  

Don’t Look Up è allora una galleria dei mostri moderni che fanno tanto ridere perché, quando non c’è più niente da fare, meglio prendersela alla leggera.

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Don't Look Up: la recensione
Don’t Look Up: la recensione – Credits: Netflix

Don’t Look Up è Imperfetto ma va bene così

E tutto questo non è neanche il peggio. La verità più cruda di Don’t Look Up è che la cosiddetta opinione pubblica ascolta e da uguale credito a chiunque riesca a farsi sentire. Anche a costo di negare l’evidenza e l’ovvio perché ha torto il Randall Mindy di Leonardo Di Caprio a gridare in tv che almeno su una cosa dovremmo essere tutti d’accordo. Che una cometa che arrivi a distruggere la Terra è un male. Perché si alzerà sempre quello pronto a dire che le prove non ci sono e se ci sono sono inventate e se non sono inventate c’è comunque altro che non ci dicono.

Il messaggio nichilista di Don’t Look Up rende quasi superfluo soffermarsi sui dettagli tecnici. Il film è, infatti, scritto essenzialmente per portare avanti una tesi amara in un modo leggero. Un rassegnarsi al peggio perché da tempo è troppo tardi per provare non tanto a cercare il meglio, ma anche solo ad ottenere il meno peggio. Adam McCay si lascia così perdonare per i difetti innegabili che il suo film ha comunque. Certi sviluppi sembrano troppo repentini, mentre alcune trame sono infilate a forza giusto per non sprecare i nomi a disposizione del cast. Esemplare, da questo punto di vista, è la storyline legata al personaggio di Timothée Chalamet che va da zero a cento in pochi passi.

Don’t Look Up è, comunque, un film frizzante che sopperisce con un ritmo frenetico e dialoghi scoppiettanti alle pecche di una sceneggiatura che si dilunga un po’ troppo. Centotrentotto minuti sono eccessivi per quello che il film ha da dire. Tuttavia, scorrono tutti così bene che non ci si rende conto di quanto tempo si è rimasti davanti allo schermo. Merito anche del cast stellare che da l’impressione di divertirsi ad interpretare i diversi ruoli con malcelata soddisfazione.

Don’t Look Up potrebbe deludere chi avrebbe immaginato altro da un film con nomi tanto altisonanti. Ma, in fondo, è la commedia ideale per questo Natale 2021. Un modo per ridere e riflettere che la variante peggiore non è l’omicron, ma quella di cui è stata vittima la nostra società. Incapace anche di just look up.

Don't Look Up: la recensione

Regia e fotografia
Sceneggiatura
Recitazione
Coinvolgimento emotivo

Un comedy ideale con un cast stellare per ridere di quanto stiamo messi così male che l'estinzione potrebbe essere un bene

User Rating: 4.1 ( 1 votes)

Winny Enodrac

Vorrei vedere voi a viaggiare ogni giorno per almeno tre ore al giorno o a restare da soli causa impegni di lavoro ! Che altro puoi fare se non diventare un fan delle serie tv ? E chest' è !

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