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Grey's Anatomy

Grey’s Anatomy – Recensione dell’Episodio 13.09 – You Haven’t Done Nothin

Questa settimana ci tocca tirare le somme finali di questo capitolo invernale della tredicesima stagione di Grey’s Anatomy, ma se ci guardiamo indietro potremmo, con un po’ di blanda amarezza, affermare che non sia successo niente di davvero consistente in questi 9 episodi. E se prima ci disperavamo, strappandoci vesti e capelli ogni qual volta il promo annunciava la sospensione di 2 mesi, segnando sul calendario giorno per giorno quanto mancasse al ritorno dello show, oggi invece quel 19 Gennaio non ci pesa poi così tanto come in passato. Sarà che dopo 13 anni la fantasia inizia ad esaurirsi anche per una macchina sforna storie come Shonda, sarà che i personaggi ormai sembrano essere statici e privi di spessore, sarà che vogliamo una morte straziante che possa scuoterci gli animi e tornare a farci appassionare. Forse semplicemente lo show continua a ripescare dal cappello magico storie ormai trite e ritrite… fatto sta che se non fosse per la fidelity card di follower accanito, avremmo smesso già da tempo di seguirlo.

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You Heaven’t done nothing si muove sulle note del leitmotiv di cosa si è capaci di fare per amore, al contrario di quanto il titolo ci farebbe immaginare. Quando Jo parla con Alex e gli confessa il vero motivo per il quale ha sempre rifiutato la sua proposta di matrimonio, le cose sembrano dipanarsi in un momento. Anzi, oltre a sciogliere un bel po’ di tensione, la confessione di Jo, repentinamente, convince Alex a fare la fatidica cosa giusta, ovvero accettare il patteggiamento di due anni di galera per aver picchiato a sangue Andrew. La forza motrice è stata, ovviamente, la paura che Alex ha letto negli occhi di Jo: la probabilità che il suo matrimonio venisse a galla durante la testimonianza del giorno dopo, e quindi automaticamente che il marito potesse rintracciarla, questo spinge Alex al sacrificio. Ecco dove il vero amore è in grado di arrivare. Non c’è alternativa, non c’è soluzione diversa, fino a quando non entra in gioco anche Meredith.

La situazione inizia allora a complicarsi: l’accorato discorso che Meredith gli fa da buon’amica, sul non lasciarsi andare, sull’essere forte, sul non mollare la presa mai si trasforma, in maniera anche piuttosto chiara, in un’altrettanta accorata richiesta di non lasciarla da sola, perché ormai sono rimasti solamente loro, just the two of us. Non serve rivangare il passato, elencare le tragedie e le morti, le catastrofi e i problemi che hanno superato insieme in questi 15 anni: lo sguardo lucido e perso nel vuoto di Meredith parla da sé. Io ho letto ben altro in questo cliffhanger di stagione: la scelta non è tra la possibilità di andare in galera o meno, ma, semplicemente, tra Jo e Meredith, due tipi di amore completamente diversi, eppure entrambi pilastri fondamentali nella vita di Alex.

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La tematica viene rigirata anche sull’intramontabile duo Miranda-Richard, che sembra essersi incagliato in qualche piccolo incidente di percorso. Richard scopre per puro caso, attraverso le parole dure ed autoritarie della Minnick, di essere stato sostituito nella direzione del programma educativo degli specializzandi. Al di là dell’essere stato dimesso, la delusione nasce dal fatto che Richard non ha potuto contare sull’onestà intellettuale della sua specializzanda, amica e compagna di vita. Ma Miranda, lacrime agli occhi, confessa di essere stata manchevole di coraggio nella gestione della situazione perché incapace di tenere sott’occhio le emozioni ed i sentimenti personali che prova nei confronti di Richard che, automaticamente, l’avrebbero portata a fare una scelta sbagliata per l’ospedale ed il suo miglioramento. Ma ancora una volta noi (come lei) non possiamo che alzare le mani dinanzi al discorso di Richard, il quale dichiara apertamente che il lavoro che fanno (proseguendo così la riflessione già iniziata con Mer nello scorso episodio) non è nient’altro che una serie di scelte personali che vengono fatte giorno dopo giorno, perché essere medico non significa essere un robotico automa, macchina da guerra salva-vita, ma qualcosa in più.

Per il resto, niente che venga approfondito in maniera soddisfacente: la “storia d’amore” tra Mer e Nathan sembra ormai essere stata dimenticata; i Japril sono completamente in stand-by, mentre a fine episodio un breve frame ci mostra Amelia scrivere una lettera ad Owen e lasciarlo; qualcosa si muove (lentissimamente) tra Arizona ed Eliza e nonostante l’incomparabile storia d’amore con Callie, sono sincera nel dire che il feeling tra di loro potrebbe non dispiacermi come poi credevo (tutte sempre meglio di Leah!)

Insomma, c’è molto da impastare, c’è solo da aspettare, trovare il giusto momento e soprattutto far ingranare le storylines. Nel frattempo, appuntamento a tra 2 mesi esatti!

VOTO: 2.5/5

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