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Glee

Glee: Recensione dell’episodio 4.22 – All or nothing

Finale di stagione…ma anche no

Che non sarebbe stato il finale così com’era nato nella mente di Ryan Murphy un po’ lo sapevamo. Nelle ultime settimane infatti una serie di congiunture extra telefilmiche (ricovero di Cory Monteith, gravidanza di Heather Morris) hanno certamente riorientato (e potremmo dire “disorientato”) Glee, facendogli prendere una piega alquanto discutibile. Quanto di tutta questa confusione fosse già pensata dagli autori e quanta invece sia solo frutto degli eventi non potremo saperlo mai, ma ad ogni modo il risultato è abbastanza netto: un finale-non-finale, una stagione troncata di netto. Già da “Wonder-full” (che io non ritengo poi così atroce) la scia positiva di Glee era andata inclinandosi verso un filone narrativo più prevedibile e superficiale, tutto ciò arriva al massimo completamento (o disfacimento che dir si voglia) in quest’ultimo episodio.

Schermata 2013-05-11 a 01.40.56Una puntata che, a dire il vero, parte piuttosto bene: il non sense è l’animo di Glee è la sua linfa vitale, come potevo quindi non essere sinceramente divertita davanti a Brittany e i suoi disegni colorati, seduta al cospetto di professori del MIT? Un incipit “in medias res” spumeggiante che sembrava preludere ad un episodio divertente. Questo presentimento s’è andato nettamente rafforzando con alla prima esibizione: il “final callback” di Rachel. Una performance certamente mal presentata, buttata là nei primi minuti quasi a casaccio, ma che nonostante tutto questo risulta essere assolutamente travolgente. To love you more” di Celin Dion. Rachel fa un’esecuzione maestosa, da pelle d’oca. Un velo di commozione le copre fin da subito gli occhi, nella voce le vibra un calore particolare che la salva dal rischio di cadere (come altre volte le è accaduto) nel patetismo. L’esibizione è d’intensità rara:  I’ll be waiting for you /Here inside my heart / I’m the one who wants to love you more  / You will see I can give you  / Everything you need / Let me be the one to love you morela Berry è in preda ad una commozione mistica; incredibilmente ciò non le tronca la voce ma ne accresce la potenza trascinante. Che Rachel / Lea sia stata presa da un’emozione così forte (in una registrazione in playback!) pensando alla condizione del suo fidanzato (nel telefilm così come nella serie) Cory Monteith, che lei deve, in un certo senso “aspettare” intanto che mette a posto la sua vita? Forse, in ogni caso il risultato è una delle migliori esibizioni della Michele.

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Ma passati questi 3 minuti dedicati a Rachel tutto torna (e resta definitivamente) nello scenario Lima. Mentre guardo, penso al fatto che questo è per davvero l’ultimo episodio della stagione e mi chiedo: “ma dov’è il racconto dell’ultimo anno di questi ragazzi?” e “che faranno Sam, Blaine?” tutti temi che hanno, giustamente, impegnato la serie 3 ma che quest’anno vengono toccati solo di passaggio. Forse ciò è dato dal fatto che in fondo i protagonisti “veri” dello show sono quelli che sono usciti l’anno scorso; fatto sta, però, che molti di loro ora sono soltanto “special guests” e nel contempo non ci hanno fatto appassionare a nessun altro dei nuovi arrivati, quindi mi chiedo: dopo aver fatto scoppiare tutte le coppie storiche e non aver posto le premesse per altre relazioni (possibilmente non incestuose) cosa dovremmo attenderci nelle prossime stagioni? Bah. Non tutto è perduto però, un po’ di romanticismo speranzoso ci aiuta a coltivarlo Blaine che, incurante di tutto e di tutti, vuole chiedere a Kurt di sposarlo. Ho trovato dolce e profondo l’incontro tra i 2 ragazzi e la coppia lesbica se non altro per l’importanza e la delicatezza delle tematiche affrontate: Glee è da sempre un telefilm sensibile alle problematiche LGBT ma in quest’episodio c’è qualcosa in più, si allarga il “campo d’osservazione” fino a presentare un’esperienza (decennale) di convivenza gay.

I restanti 25 minuti sono un semi-classico susseguirsi di rituali pre-regionals: le ultime prove, le scaramanzie, i “pep talks” dell’ultimo minuto. In mezzo a tutto ciò viene finalmente svelato il segreto di pulcinella: Katie è Unique. Se questa non è affatto una novità e non arricchisce la trama, il dialogo flashback di Marley e Unique è invece abbastanza drammatica e molto molto reale. “You don’t know how long it’s been since i felt so closet o someone without all of this getting in the way” Unique non è nient’altro che un ragazzo a disagio con se stesso, il quale ha sfruttato la potenza (solo “appartenente” positiva) di internet, per piacere a Ryder a costo di  rinnegare se stesso e ferire il ragazzo. Nota di regia: bella la soggettiva di Unique, inquadratura che ci viene rivelata dal fatto che la telecamera che si “annebbia” di lacrime mentre vediamo Ryder allontanarsi. Prima di arrivare a qualche altro momento significativo dobbiamo invece sorbirci una sfilza di 3 performance canore di valore infimo: Raibow connection di Kermit la rana  Clarity di Zett fd. Foxes  Wings di Little mix. Caro Ryan Murphy ho capito che non sapevi come finirla questa stagione, ma 5-6 minuti sulle canzoni di altri Glee clubs sono decisamente troppi! Ad ogni modo, un po’ a fatica (da parte nostra), arriviamo al raduno dei nostri ragazzi prima di salire sul palco.

Schermata 2013-05-11 a 01.39.43Brittany, che deve partire per accettare l’offerta del MIT, decide di cogliere l’occasione per dire addio gli amici: il saluto ai compagni è strutturato come il “momento-rivelazione” di Brittany la quale, come hanno fatto altri in passato, è giunta a quel momento della sua maturazione personale in cui si rende conto di come il “Glee club” le abbia cambiato la vita…“già sentito” mi verrebbe da dire, ma poi la piega tragicomica che prende il suo discorso rende la scena intensa e originale. Certo quante lacrime in quest’episodio! Episodio che pure, da fuori, rimane freddino: sarà che per la prima volta la fine della stagione non coincide con il termine dell’ anno scolastico, ma questa sembra una puntata qualsiasi e la commozione generale (Santana, Brittany, Sam, Tina) pare un po’ ingiustificata.

Finalmente tocca ai New Directions esibirsi, ora faranno il botto (Voglio credere, pur con qualche dubbio avendo sentito i titoli dei pezzi)! In realtà, non direi che si tratti proprio di una gran performance: “Hall of fame” degli Script si becca 2 stelle, e non di più! Discorso a parte faccio per “I love it” di Icona Pop un pezzo indubbiamente trash ma che a me piace in modo viscerale. Piccola parentesi: mi spiegate che bisogno c’è in un telefilm in cui gente tenta il suicidio per bullismo, nascono figli ritardati che vengono derisi, i personaggi soffrono di OCD, di censurare il testo inserendo “stuff” al posto di “shit”? Questo è il non-sense del non-sense. Al di là di ciò, in generale, all’interno di questa quarta stagione è stato certamente aumentato il numero di pezzi nuovi e dance, me ne sfugge la necessità, io continuo a preferire il vecchio sentimentalismo alla “Don’t stop believing”. Esso è (o dovrebbe essere) in “All or nothing” pezzo inedito che, (lo si capisce anche dall’inusuale collocazione in fondo alla scaletta), dovrebbe costituire il pezzo strappalacrime finale. Ma, ahimè, come tutti gli altri pezzi inediti, risulta sopravvalutato.

Voglio chiudere la mia review citando come performance anche “Mugolio della marcia nuziale” forse uno dei gesti più spontanei e meglio riusciti di tutti i 40 minuti: dolce, insensato quanto basta, soprattutto se accompagnato da Sugar che spande fiori come una pazza. Le 5 stelle che gli attribuisco sono ovviamente simboliche: basta con i pezzi da compilation dell’estate, meno rappate e piroette…un po’ più di cuore!. Emma e Will si sposano, le dichiarazioni d’amore abbondano e intanto io perdo d’occhio l’orologio, la telecamera si allontana e mi mostra il cofanetto nascosto dietro alla schiena di Blaine. Poi, buio.

Ma è finito? davvero? ci lasciano così? Con un cliffhanger matrimoniale su cui sappiamo già si intesserà tutto e il contrario di tutto da settembre in poi? Con una Rachel quasi a Broadway e un Finn disperso? Con i “New direction” di nuovo ai Nationals? Con una Sue disoccupata e una Brittany al MIT? O Jesus, la quinta serie, a meno che non trovino una chiave di lettura originale, sarà una vera faticata… abbiamo tutta l’estate per prepararci psicologicamente. Ci vediamo a settembre!

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