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Cinema

Fury: Recensione del film con Brad Pitt e Logan Lerman

fury film recensione

Titolo: Fury

Durata: 134 minuti

Anno: 2014

Genere: guerra, drammatico, storico

Regia e sceneggiatura: David Ayer

Cast: Brad Pitt, Logan Lerman, Shia LeBouf, Jon Bernthal, Michael Pena, Xavier Samuel, Jim Parrack, Jason Isaacs, Scott Eastwood

Trailer del film Fury

La guerra non è bella. La guerra non è facile, non è giusta. Dopo tante storie, vere o inventate, sul piccolo e sul grande schermo, pensiamo di esserci abituati a questa realtà ma è vero solo per metà. Ogni nuova storia, soprattutto se raccontata in maniera tanto intensa e veritiera, non può lasciare nessuno indifferente. Se poi quella storia ha come per protagonista Bard Pitt la domanda che ci poniamo tutti è: cosa può andare storto? Quasi nulla è, in questo caso, la risposta.

La guerra non è mai davvero finita

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Film Fury Recensione, © 2014 CTMG

Aprile 1945. Dopo aver finalmente sconfitto Hitler, gli alleati si trovano a dover affrontare gli ultimi nuclei della resistenza tedesca, SS incluse, in territorio nemico. Il sergente Don Collier (Brad Pitt), soprannominato ‘Wardaddy’, è a capo di un gruppo di soldati che combattono, fin dall’inizio della guerra, nel carro armato soprannominato “Fury ” .

Il plotone viene sconvolto dalla morte improvvisa del loro copilota, ragion per cui a questa macchina ben oleata si aggiunge il giovane Norman, interpretato da Logan Lerman. Saranno il religioso Boyd (Shia LeBeouf), lo scorbutico Grady (Jon Bernthal) e l’allegro “Gordo” (Michael Pena) a istruire il giovane Norman in materia di guerra, facendogli imparare nella maniera più dura cosa voglia dire essere un soldato. La guerra crea gli eroi, afferma la tagline del film, ma manca di aggiungere che crea anche vittime, orfani e più violenza di quanta un uomo possa sopportare nella propria esistenza.

Una pellicola onesta, diretta. Brutale

michael pena
Film Fury Recensione, © 2014 CTMG

Il tono del film è cupo, brutale. Le scene volutamente lente si trascinano sulle note di musiche strazianti e mortali. Il mondo descritto nel film è un mondo vuoto, pieno soltanto dei soldati, carri armati e morte. Il mondo è silenzio, gli spari l’unico rumore nella cortina di fumo. Non vengono introdotti molti personaggi secondari che non siano soldati, una scelta che serve a sottolineare questa desolante solitudine, questa unicità in battaglia, in cui nulla può essere sacrificato se non la vita di quelli disposti a combatterla. Proprio la mancanza di eccessivi abbellimenti permette l’emergere di queste figure eroiche, figure solitarie ma unite nella storia di questo carro armato.

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Prima ancora di parlare di Brad Pitt bisogna soffermarsi, a mio avviso, sulla magistrale interpretazione di Logan Lerman e Shia Lebeouf. Lerman regala allo spettatore un’interpretazione unica, reale e proprio come tale incredibilmente sentita. A differenza del resto degli uomini con cui combatte, il soldato a cui presta il volto è vergine in materia di guerra, non ha mai visto un uomo morire e il suo approccio è proprio quello di un novellino. Una virtù o un difetto?

Non si ha il tempo di rifletterci, perché Wardaddy ci pensa lui ad istruire questa nuova recluta, mostrandogli nella maniera più dura come il campo di battaglia non sia un luogo per i deboli, come la guerra non ammetta la pietà ma solo una cruda verità: uccidere o venire uccisi.

L’innocenza che incontra l’esperienza

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Film Fury Recensione, © 2014 CTMG

Si contrappone all’innocenza di Lerman proprio Brad Pitt. Penso che sia un’interpretazione meravigliosa, la sua, anche se il ruolo del sergente Collier non è affatto un ruolo facile. La guerra ha brutalizzato questo soldato, gli ha marchiato sulla pelle in maniera indelebile ogni lacrima, grido e goccia di sangue che è stato costretto a versare e forzare. E se la brutalità del suo personaggio, la sua fredda compostezza di fronte allo sparare ad un soldato nemico indifeso, inizialmente ci fa ribrezzo, scopriamo con il passare dei minuti che c’è molto di più sotto quella maschera di equilibrio.

La bravura di Brad Pitt emerge proprio lì, in quella fitta tela di variabili che creano il suo personaggio, un personaggio le cui sfumature sono molteplici e tutte ugualmente belle. Un uomo che grida un secondo prima e si accascia in lacrime quello dopo, che è in grado di uccidere ma anche amare con altrettanta passione, in grado di dimostrare il suo dovere e la sua devozione verso la propria patria e verso la propria missione in quella guerra.

Infine gli altrettanto lodevoli Shia Lebeouf, Michael Pena e Jon Bernthal completano la perfezione di questa immagine guerresca. La loro definizione, tuttavia, è inevitabilmente minore di quella dei sopracitati Lerman e Pitt. Quello che, infatti, si dimostra il maggior punto di forza del film prova essere anche, suo malgrado, il peggior difetto.

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Un bel film, emotivo ma non troppo

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Film Fury Recensione, © 2014 CTMG

La lentezza delle scene tende spesso ad essere eccessiva e quello che, in un primo momento, sottolinea la drammaticità del film sfuma in noia. Le scene di battaglia, studiate meticolosamente e in grado di concentrare la giusta quantità di pathos, perdono un minimo di credibilità nell’utilizzo di proiettili traccianti che sembrano sbucati direttamente dai film di George Lucas (facendo temere di vedere sbucare Dart Fener da dietro i cespugli in un momento o nell’altro). Mi assicurano che fossero reali e che effettivamente esistessero ma, storica coerenza a parte, ho trovato il loro uso un po’ troppo massiccio ed esteso per un film (storico) di guerra.

Ogni scena, che sia di battaglia o di un monologo particolarmente commovente, è accompagnata da una musica bellissima, tanto che viene da chiedersi perché non avessimo sentito il nome Steven Price prima di oggi. Ed è così che, in conclusione, il film Fury regala una bellissima storia di guerra, con attori che non faticheranno ad essere nominati per gli Accademy Awards, malgrado non si riesca a trattenere un sorrisetto al pensiero che, molto in fondo, è solo l’ennesima pellicola con il megalomane dalle idee patriottistiche, in grado di combattere da solo contro il mondo… o, in questo caso, contro i nazisti.

Fury - Recensione film
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.8
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