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Broadchurch

Broadchurch: Recensione dell’episodio 2.03 – Episode 3

Il terzo episodio della seconda stagione di Broadchurch è stato il più convincente e interessante della stagione in corso, sicuramente più ritmato dell’episodio precedente che pagava di una certa staticità delle varie storyline.
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Sono due fondamentalmente gli aspetti su cui si è voluto puntare per questa seconda stagione: il caso Sandbrook e il processo Miller. Se il primo risulta man mano che si procede con la storia interessante e potenzialmente sorprendente, l’altro appare invece un po’ appannato e poco realistico e, se non bastasse, è stata inserita, un po’ a forza a mio avviso, la storia umana dei due avvocati, come a volerci dire, in modo fin troppo didascalico: “guardate sono personaggi sfumati” che rischia di essere affrontata in modo superficiale e di occupare inutilmente del minutaggio.

Tra l’altro mi domando se lo spettatore debba applicare la suspension of disbelief quando segue questa storyline. E’ ragionevole che Miller sia letteralmente infamata durante il processo e sia montata una storia con Hardy che non sta né in cielo né in terra  e il suo avvocato resti lì con gli occhi sbarrati senza proferire verbo? E ancora, non è quasi assurdo  che Beth Latimer vada al processo dopo aver partorito da sole poche ore? Per non parlare della strumentalità (non discuto sulla plausibilità in questo caso!) con cui è stata tolta la testimonianza spontanea di Miller nello scorso episodio; la giustificazione che potesse essere stato picchiato prima della testimonianza e quindi indotto a confessare  è molto labile perché Miller non ha dichiarato questo al suo avvocato!
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Insomma, la parte processuale è francamente un po’ esagerata; sarà che la tv britannica ci ha offerto una serie, come Silk, che invece fotografava in modo molto realistico il sistema legale inglese di tipo giurisprudenziale  e che lo spettatore è abbastanza sveglio e informato per rendersi conto che il tutto è un po’ troppo sopra le righe, ma, se non bastasse questo, la storyline in questione non ha una chiara direzione. Vogliono darci un colpo di scena inaspettato, dove scopriamo che Miller non ha ucciso Daniel? Non credo, per le ragioni esposte sopra. Vogliono smascherare qualche altro pedofilo? O vogliono dedicare semplicemente una frazione della serie all’aspetto processuale? Boh, non si capisce bene!

Inoltre trovo certi schemi narrativi e interpretativi un po’ ripetitivi; Beth Latimer che odia Ellie Miller ritenendola quasi più colpevole di Joe mi ricorda Mitch Larsen di The Killing, nel suo atteggiamento reiterato e identico a se stesso, che se da una parte è realistico visto che parliamo di un figlio morto prematuramente, dall’altra, ai fini televisivi e narrativi, risulta quasi fastidioso. In conclusione, l’idea che mi sono fatta, rispetto a questa storyline è la mancanza di messa a fuoco, dettata a mio avviso, da una volontà di tenere il cast originale ancora sulla scena, della serie: “squadra che vince non si cambia”, ovviamente non è detto che le cose non si evolvano in modo originale e inaspettato, in fin dei conti siamo solo al terzo episodio.

Altro discorso per la storyline di Sandbrook che, se inizialmente sembrava buttata un po’ a caso, ora invece acquista un suo contorno più nitido; inoltre, la presenza nella stessa scena di James D’Arcy, Eve Myles e David Tennant basta a rendere il tutto interessante e realistico. L’inserimento di flash back, molto brevi quindi poco pesanti e che non inficiano la fluidità della storia, ci aiuta a entrare con più ritmo nella storia raccontata e quello che si prefigura un caso da risolvere tutt’altro che scontato.

Tutto sommato, anche se leggendo la recensione non sembrerebbe, l’episodio nel complesso mi è piaciuto e come dicevo in apertura, è anche l’episodio più ritmato e convincente della stagione fin qui vista.
Broadchurch ha il dono, nonostante le perplessità elencate, di essere un buon intrattenimento e fin che sarà così a noi, andrà bene anche con i suoi difetti!

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