Recensioni

Bored To Death – 1.01 Stockholm Syndrome & 1.02 The Alanon Case

La HBO ha sempre garantito una certa qualità televisiva, dando agli autori massima libertà espressiva, creando così prodotti innovativi, diversi sia contenutisticamente che visivamente. Ciò vale per tutte le sue serie, anche quelle meno riuscite. Perciò le nuove serie targate HBO sono sfortunate. Sono soggette ad elevate aspettative per un semplice motivo: le tre prestigiose lettere, marchiate a fuoco alla loro nascita. E sono costrette a vivere all’ombra dei grandi capolavori passati. Conseguenza? Le aspettative per queste nuove serie sono talmente elevate che quasi sempre vengono deluse, almeno all’inizio. Soprattutto per quei prodotti che partono piano ed esplodono col trascorrere delle puntate (un esempio recente: True Blood).

Bored To Death non è un’eccezione a ciò. Ora, con appena due puntate viste, non si può dire se diverrà o no una grande serie, ma almeno i presupposti ci sono tutti.

Partiamo dalla trama. Jonathan Ames è un giovane scrittore di Brooklyn che non riesce a scrivere il suo secondo romanzo, perchè si è appena lasciato con la sua ragazza a causa del suo eccessivo amore per il vino bianco e per l’erba. Gli manca l’ispirazione e temporeggia con il suo editore George Christopher. Per uscire dallo stato di noia mortale, decide di fingersi investigatore privato. A completare il quadro c’è il suo miglior amico Ray, un fumettista fallito con problemi coniugali.
La struttura della serie è semplice: ogni puntata un caso da risolvere. Nella prima puntata una ragazza vuole trovare la sorella scomparsa. Scopriremo che la donna è stata rapita dal suo ex ragazzo che non accetta la separazione e la tiene imprigionata e legata ad un letto di un motel nella speranza che la donna soffra della Sindrome di Stoccolma (quella che ti porta ad amare persone che ti fanno del male).
Nella seconda puntata Jonathan verrà assunto da una donna alcolizzata che crede che suo marito la trasdisca. Fortunatamente per lei, il nostro improvvisato investigatore scoprirà che l’uomo partecipa a delle riunioni per familiari di persone alcolizzate, dove va anche la ex di Ames.
Trama e struttura degli episodi sono davvero semplici, veri e propri pretesti per situazioni divertenti ed al limite del surreale, soprattutto nei modi “investigativi” del protagonista. Inoltre i casi sono mezzi con cui il protagonista stesso risolve problemi personali: la rottura nel primo episodio, il problema dell’alcool nel secondo. O meglio più che risolverli, gli accetta.

La serie è sorretta da un ottimo cast. Troviamo nei panni del protagonista Jason Schwartzman che si trova terribilme te a suo agio nelle vesti di personaggi nevrotici e non-sense; Ted Danson (l’editore con problemi con l’erba) è semplicemente spassoso e conferisce al personaggio un’ottima autoironia involontaria; Zach Galifianakis, visto recentemente in “The Hangover” (in Italia “Una notte da leoni”) è paradossalmente il personaggio più comico della serie e quello meno sfruttato, almeno per ora.

Bored To Death pesca a piene mani dai topoi tipici del noir (letterario e cinematografico): la presenza di un antieroe come protagonista, il finale poco consolatorio o quasi inesistente, l’ambientazione cittadina dei borghi quasi dimenticati da Dio, le atmosfere fumose ( e qui un applauso va alla fotografia delle serie). La serie può piacere o meno, ma è certa una cosa: si piace. E’ vanesio. Si autocompiace della sua classe, dei suoi riferimenti colti, della suo colonna sonora per palati più fini. Per questo procede lentamente, senza un ritmo incalzante. Arma a doppio taglio, sicuramente.

Serie interessante e nuova nel panorama odierno seriale. Da tenere d’occhio, sperando in una crescita continua (già dal pilot al secondo episodio si nota una gran differenza). Una serie che deve definire ancora bene se stessa: forse parodia del genere noir o comedy-investigativa con piccole pennellate noir?

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