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Cinema

Arrival: vi sveliamo i segreti del plot dello sci-fi di Denis Villeneuve

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Arrival, lo sci-fi del regista Denis Villeneuve, visto e recensito da TeleFilm Central alla Mostra del cinema di Venezia ( qui puoi leggere la nostra recensione),  è caratterizzato da una trama piuttosto complicata. Il magazine Slate.com, ci svela i segreti del plot di Arrival, scopriamoli insieme.

Premessa

L’intera trama di Arrival è ispirata alla teoria della relatività linguistica nota come l’ipotesi di Sapir-Whorf, linguisti della Northen Illinois University. Secondo questa teoria, le lingue che parliamo sarebbero in grado di condizionare il modo in cui ci approcciamo alla realtà, determinando il nostro modo di pensare. Ad esempio, gli studiosi americani sostengono che una lingua in cui i sostantivi sono classificati per genere impone ai suoi parlanti di concepire il mondo come diviso in maschi e femmine e di concepirli come entità sostanzialmente diverse; essa genererà quindi una cultura in cui la divisione di genere ha un ruolo sostanziale nell’attribuzione delle etichette sociali. Questa precisazione risulta necessaria al fine di comprendere appieno la trama avvincente di Arrival.

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Perchè Louis Bansk (Amy Adams) riesce a vedere nel futuro?

Alla fine del film, quando la Cina è sul punto di lanciare un attacco, Louise è in grado di “ricordare” una conversazione che sarebbe avvenuta alcuni anni dopo,  in cui il generale Shang le offre il suo numero di telefono privato ad una festa citando le parole pronunciate dalla moglie pochi istanti prima che morisse. “In war there are no winners, only widows.

Proprio grazie a questa sua speciale abilità, riuscirà a convincere il generale cinese a ritornare sui proprio passi. Louise dirà a Shang il motivo per cui gli alieni hanno deciso di palesarsi agli umani: tra 3000 anni, gli eptapodi si troveranno in difficoltà e avranno bisogno dell’aiuto dei terrestri.  Citando le parole dell’ormai defunta moglie, l’esperta filologa dà una prova credibile delle sue capacità di vaticinio acquisite tramite l’apprendimento della lingua degli eptapodi alieni.

Cos’ha di speciale la lingua degli eptapodi, gli alieni di Arrival?

Gli alieni di Arrival comunicano tramite logogrammi, simboli che posso rappresentare una parola, una frase intera, o sentimento. Gli eptapodi si esprimono attraverso un’ortografia non lineare che non prevede alcuna collocazione temporale dei concetti espressi nel tempo. La circolarità degli logogrammi utilizzati per comunicare indica proprio l’incapacità degli alieni di concepire l’umana linearità del tempo.

Un’espediente narrativo, detto bootstrap paradox, ricorrente nel cinema che  abbiamo riscontrato anche in Interstellar di Nolan e che in questo caso viene arricchito dalle teorie sul determinismo linguistico di Sapir e Whorf.

 

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