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Animeland: la recensione del documentario sui Manga e gli Anime

Animeland
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Titolo: Animeland

Anno: 2016

Genere: Documentario

Sceneggiatura e Regia: Francesco Chiatante

Il Paradiso risiede nei ricordi della nostra infanzia.
(Miyazaki)

Animeland è un documentario sul mondo dei manga, degli anime e dei cosplay. Un documentario ma anche una lezione, dalla 1 alla 10, sull’arte grafica giapponese che ha preso strada anche in Italia sin dalla fine degli anni ’70.

Animeland, dalla definizione di manga a quella di otaku

Un viaggio, quello che ci propone Chiatante che inizia con la definizione di Manga, ossia Fumetto, fino all’arrivo ad Otaku, cioè un appassionato quasi portato alla ossessione di un’attività o di un hobby. Questo termine viene utilizzato anche da noi per nominare le persone affascinati dal Giappone.

Bene, queste sono le premesse, ma da dove arriva tanto fascino?
La prima differenza si ha con l’America. Tutti noi abbiamo letto almeno un numero di Topolino o guardato una puntata di Tom & Jerry. Possiamo quindi dire che le puntate si assomigliano tutte – un gatto che insegue un topo decisamente intelligente e scaltro.

I manga non raccontano queste storie. I personaggi sono bambini o ragazzi che, dopo un evento traumatico, si trovano a dover affrontare sfide molto grandi. Aiutati da un’armatura gigante o da un fedele compagno, i protagonisti devono assumersi grandi responsabilità per difendere la propria vita o, addirittura, il mondo.

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Piccoli guerrieri

Qui ci possiamo sbizzarrire. Heidi difende la sua vita in montagna, dove corre ed è felice, al contrario della città. Holly e Bengi vincono i mondiali con la divisa del Giappone (come Mila). Lady Oscar prende la Bastiglia.
Ma ci sono anche Ken il guerriero, l’Uomo Tigre e i robottoni, come Gundam, Jeeg Robot d’Acciaio e la lista sarebbe lunga.

I manga e gli anime non parlano di storie infiocchettate con un lieto fine prevedibile, ma di problemi reali di bambini e ragazzi, con un pizzico di fantascienza o, se preferisci, di magia.
Certo, c’è della violenza innegabile, ma mai senza una ragione. Se le critiche si sono perse negli anni, quello che è sopravvissuto è il modo di raccontare storie, non solo con una tecnica unica – con disegni nuovi e fatti a mano – ma anche per le sceneggiature tristi ma risolute, dove i nostri piccoli guerrieri affrontano con coraggio le avversità.

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Anche i Mostri e i Cattivi possono essere buoni

Lo dice Paola Cortellesi nel documentario e lo vogliamo sottoscrivere. L’attrice comica si riferisce a Bem – Il Mostro Umano, i cui protagonisti sono un trio di mostri aiutano le persone in difficoltà.

Il paragone più semplice forse è Lupin III. Sarà pure un ladro gentiluomo, ma sempre ladro rimane. Un ‘cattivo’ se lo volessimo definire nei canoni normali. In questo caso è messo al centro della scena e realizzi quanto sia un personaggio interessante.
Come nella vita, anche le persone hanno una vera natura da mostrare (come Bero) e se facciamo qualcosa di male, non siamo per forza cattivi. I cattivi possono avere tante sfaccettature, come i buoni.

Cosplay: una dichiarazione di appartenenza

I cosplay sono, per chi è al di fuori da questo mondo, delle strane persone vestite da personaggi con dei costumi assurdi.
Il Lucca Comics and Games e il Romics, invece, diventano punti di aggregazione per amanti di manga e anime. Vestirsi come uno di loro è un messaggio forte e chiaro di ciò che si ama. Circondato da altri appassionati, puoi distinguerti grazie al tuo personaggio preferito.

Attenzione, ormai queste manifestazioni sono così grandi che hanno sconfinato nella cultura fumettistica generale. Rubber e Captain America convivono amorevolmente per i giorni dei Comics.
È come andare allo stadio e sedersi nella curva della tua squadra del cuore, con sciarpa e maglietta ufficiale al seguito.

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Questo e molto altro in poco più di un’ora e mezzo di Animeland. Tra interviste agli addetti ai lavori e a persone insospettabili (come la sopracitata Paola Cortellesi), il documentario mette insieme l’immaginario partito dalla Generazione anni ’80 che ancora oggi ha un forte seguito.

Un documentario che si immerge, lentamente e in modo chiaro, in una cultura di appassionati. Dall’inizio, quasi analfabeta dell’argomento, alla fine quando avrai una visione chiara di come il Giappone – almeno un po’ – sia entrato in Italia con le sue meravigliose storie animate.

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