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Togetherness: Recensione dell’Episodio 1.02 – Handcuffs

Recentemente un amico mi ha detto di non amare i drammi, né al cinema e neppure in tv. ‘La vita è già difficile e piena di drammi così, preferisco non addossarmi anche quelli degli altri’. Fino ad ora non avevo capito cosa intendesse: i drammi mi hanno sempre affascinato, sia in tv che al cinema, perché tessuti nella trama della storia c’erano battute, intrecci interessanti e personaggi complessi, che meritano di essere apprezzati a prescindere dal contesto in cui siano inseriti, allegro o triste che sia. Togetherness non coglie nessuno di questi aspetti. Il dramma non ha abbastanza comicità da essere definito ‘dramedy’ ed il dramma non è abbastanza profondo da essere definito ‘dramma’. Forse MCT_ENTER TV-TOGETHERNESS 1 LAla pecca maggiore di questa nuova gemma della HBO è l’eccessiva realtà, la concretezza dei problemi che non è ravvivata da niente, né da scene simpatiche né da personaggi stratificati e sfaccettati. Il nulla. E’ qui che finalmente capisco cosa voglia dire guardare il dramma della realtà attraverso uno schermo. Il picco di questo secondo episodio non è né la scena della Dominatrix aka mamma di famiglia né la ricerca dei Coyote di suo marito, bensì il ghiaccio gettato quasi con disinvoltura prima da Tina ad Alex e poi, con più enfasi, da Alex a Tina, viceversa.

Parlando dei personaggi, forse uno dei maggiori difetti (individuati fin ora) in questi ‘sketch’ di venti minuti è la mancanza di interesse verso i personaggi. Alex dorme sul divano del proprio migliore amico perché, poco meno che quarantenne, non ha concluso nulla nella vita ed il divorzio gli ha portato via tutto. Si può dire che ha rischiato ed ha perso. Tina, al contrario, interpretata da una bellissima Amanda Peet (che, a suo tempo, avevo apprezzato molto in FBI – Protezione testimoni, accanto a togetherness01.0Bruce Willis e Matthew Perry), non ha mai potuto perdere nulla perché non è mai riuscita ad arrivare al punto di possedere qualcosa: uomini per avventure di una notte che lei credeva potessero darle una qualche stabilità si sono susseguiti, uno dopo l’altro, anno dopo anno, lasciandola disperata ed insicura e, proprio come il sopracitato Alex, senza un tetto sulla testa. Non capisco ancora cosa trovino i due l’uno nell’altra, benchè sia innegabile una certa carica elettrica – come dimostra la scena dei Mississipi. Forse sarà il fatto di essere entrambi ormai vicini agli –anta e dunque consapevoli di non essere due giovincelli a portarli a comportarsi come due idioti, saltando su un castello gonfiabile con bambini di due anni o pagando per una pizza (con gli ultimi spiccioli rimasti nel portafoglio) solo per poi buttarla. Non riesce a prendermi questo loro tentativo di essere spensierati e ragazzini e, vi dirò, mi risulta persino antipatica Amanda Peet, che pensavo di poter amare in qualsiasi ruolo: mi sbagliavo.

16747798-mmmainMa il disagio vero non sono soltanto i due quarantenni che giocano (letteralmente) a fare gli adolescenti bensì sono Brett e Michelle che si riducono a organizzare le serate di intimità. Capisco bene che magari, dopo aver letto le ’50 Sfumature di Grigio’, Michelle abbia tutte queste fantasie alla Christian Grey che voglia mettere in pratica ma, purtroppo, il carattere totalmente inadatto del marito non l’aiuta. La poverina, già impacciata di suo, con un vestito strettissimo e le labbra rosse di rossetto, cerca di creare un’atmosfera sexy, di essere seducente e ammaliante mentre Brett, di ritorno da una giornata particolarmente stressante al lavoro, non pensa ad altro che al panino che non riesce a mangiare. Come finisce il tutto? Male! Il tutto degenera con una spintarella o, meglio, uno schiaffo male assestato. Quella che doveva essere una serata eccitante si trasforma molto velocemente in un’esilarante scena da ospedale. E uso la parola ‘esilarante’ con cautela poiché, pensata per far ridere, non riesce che a strappare un veloce e leggero sorriso allo spettatore. Un breve sorriso insomma.

Cosa ci rimane dunque? Una serie fatta di realtà e che poggia le proprie fondamenta sulla realtà pura e semplice, priva di condimento o dettagli interessanti, che si guarda e si ascolta come si farebbe con un conoscente che decide di raccontarti la sua vita: lo si fa per educazione, ma senza un reale interesse. Ed è questa la pecca di Togetherness: la mancanza di elementi che possano suscitare l’interesse di un pubblico che lo richiede con esigenza. C’è la vita di quattro persone ma che non ci interessa, che potremmo guardare ma anche non guardare senza che ci cambi necessariamente la giornata. E una serie dovrebbe fare proprio questo: intrattenere, meravigliare, lasciare qualcosa quantomeno. Non dico che l’elemento semplicità sia una scelta sbagliata ma dico che sia usato nel contesto sbagliato. Questo lascia ovviamente scarse possibilità di ripresa per qualcosa che, già dall’incipit, non promette affatto bene. Peccato.

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