Newsroom (The)

The Newsroom – 1.06 Bullies

Superato il giro di boa della serie, faremo questa settimana un esperimento sociologico. Ho deciso di dimenticarmi chi ha creato questo show, anche perché fino ad ora si è detto di tutto, ma soprattutto cose come: “questa serie non è da lui” o “non si può guardare, la guardo solo perché l’ha scritta lui” o “di lui amo tutto e quindi lo perdono” fino a “quando c’era lui i treni arrivavano puntuali” e devo ammettere che ci sono passato pure io nelle mie recensioni precedenti. Ma ora sono stufo e quindi recensiamo il sesto episodio di The Newsroom, scritto da un giovane autore di nome AB Qualcosa.

Iniziamo dalla parte più dura, ossia i difetti evidenti. AB Qualcosa ha alcuni problemi a descrivere e caratterizzare i personaggi, tant’è che a volte sfiorano il macchiettistico se non l’irreale arrivando a sfidare la quota sospensione di incredulità, che pensavamo tutti molto più limitata in uno show tendenzialmente realistico. Tacendo le storpiature degli episodi passati, specialmente riferite al mondo dei new media, in questo episodio vediamo giornalisti (Jim e Maggie) che si comportano come bambini che fanno ricerche per la scuola, mentre loro colleghi (Sloan) violano qualsiasi basilare rudimento dell’etica giornalistica, sputtanando l’amico/fonte che ti ha dato una notizia “off the record” come se fossero al primo giorno di lavoro, per finire con una giornalista (sempre Maggie) che pur lavorando in una redazione giornalistica di alto livello confonde la Georgia (Stato dell’ex Unione Sovietica) con la Georgia (Stato degli Stati Uniti) e pensa che i Russi abbiano invaso Atlanta (nel 2008), decisamente un po’ troppo. Ma anche le dinamiche stesse che legano i personaggi lasciano abbastanza perplessi: questa tensione emotiva costante tra Will e Mackenzie assomiglia molto ad un love drama liceale, mentre il triangolino tra i redattori, che fortunatamente questa volta viene ridotto a poche sequenze, giusto per ricordare allo spettatore che sfortunatamente quella trama esiste ancora, ha un tasso di intelligenza intrinseca che sfiora la quinta elementare.

Se dal lato dei personaggi, il nostro simpatico AB Qualcosa ha ancora dei problemi evidenti, ne ha meno quando deve affrontare la parte di racconto. È indubbio che la scorrevolezza della narrazione c’è sempre stata in tutti gli episodi fino ad oggi, e la capacità di creare ritmo è assolutamente all’altezza; la costruzione di questo episodio in particolare è di sicuro avvincente con il suo montaggio alternato tra lo scorrere del tempo e la seduta dallo psicologo, che ha la funzione di voce narrante ed elemento didascalico (forse eccessivamente didascalico) delle scene e, pur non essendo una novità estrema, viene resa con fluidità. Vengono magari aggiunte delle cose di troppo, come il passato da “figlio di alcolista che difende la famiglia già da piccolo” di Will, cosa di cui non sentivamo la minima necessità, sia per l’avercelo già dipinto a sufficienza come Mister Supereroe del Secolo, sia perché non ne vedo la funzionalità al momento, ma qui rientriamo nel problema esposto sopra, della caratterizzazione dei personaggi.

Ma legandosi a quest’ultimo aspetto, la cosa che ho più apprezzato dell’intero episodio è stato, finalmente, vedere Will McAvoy sbagliare (anche se poi se ne pente e non dorme per una settimana) e vedere le sue argomentazioni/sermoni finalmente essere ribattuti e creare una conflittualità vera, una controparte credibile nel dibattito, mentre fino ad oggi avevamo assistito a dibattiti tra il supereroe senza macchia Will McAvoy, alter ego mediatico del giovane autore AB Qualcosa, e una rotazione di mentecatti ignoranti e beceri; il tutto quindi si riduceva ad un mero autocompiacimento.

Le scene migliori sono state sicuramente la Diretta tra Will e il membro dello staff del Senatore Santorum, come anche il ciclone Charlie Skinner abbattersi sulla povera e incapace Sloan. Tutti momenti che sollevano la visione di un prodotto mediocre ma ben confezionato, un intrattenimento estivo, con “messaggi di crescita intellettuale” elargiti a mani basse da AB Qualcosa, certamente divertente e scorrevole, ma poco di più.

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