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Sir Gawain e il Cavaliere Verde: andare oltre il mito del viaggio dell’eroe – Recensione del film con Dev Patel e Alicia Vikander su Amazon Prime Video

Titolo: Sir Gawain e il Cavaliere Verde (The Green Knight)
Genere: fantasy
Anno: 2021
Durata: 2h 10m
Regia: David Lowery
Sceneggiatura: David Lowery
Cast principale: Dev Patel, Alicia Vikander, Joel Edgerton, Sarita Choudhury, Sean Harris, Kate Dickie, Barry Keoghan, Ralph Ineson

Paradossale dirlo, ma Sir Gawain e il Cavaliare Verde (The Green Knight in originale) deve ringraziare la lunga chiusura delle sale a causa della pandemia. I continui rimandi hanno convinto i distributori a cedere, infine, il film ad Amazon che lo ha reso disponibile su Prime Video. Un bene perché al botteghino il film sarebbe probabilmente andato male. E l’infamante marchio di flop sarebbe stato posto su un’opera che merita, invece, solo lodi.

Sir Gawain e il Cavaliere Verde: la recensione
Sir Gawain e il Cavaliere Verde: la recensione – Credits: Amazon Prime Video

Sabotare il viaggio dell’eroe

Ispirato all’omonimo racconto del ciclo arturiano, Sir Gawain e il Cavaliere Verde è scritto e diretto da un David Lowery ansioso di ritornare al cinema indipendente che aveva messo da parte dopo l’esperienza disneyana di Il Drago Invisibile e il giro con una top star come Robert Redford in Old Man & the Gun. Pellicole che, con modi differenti, erano destinate a raggiungere un grande pubblico più che a portare avanti un discorso cinematografico. L’esatto contrario di questo film che, invece, non fa niente per piacere allo spettatore. Anzi, lo sfida a seguirlo in quella che sarà una storia anomala dove i topos classici saranno ribaltati e le certezze consolidate messe in discussione per essere negate.

Un patto che il film propone a chi guarda fin dal suo incipit che mostra un Dev Patel agghindato come quel re più famoso di tutti che estrasse dalla roccia la spada. Ce lo ricorda una voce prima suadente e poi sempre più ostile che si fa somma di toni graffianti mentre ci informa che questa non è quella storia. Come a dire a chi guarda che non gli sarà offerto quel che avrebbe voluto, ma un qualcosa di molto diverso e non per forza di suo gradimento. Perché questa non è la storia di Artù e Ginevra, di Lancillotto e Parsifal, di Tristano e Isotta.

Questa è la storia di Gawain, il figlio di Morgana, sorella del re. Protagonista di Sir Gawain e il Cavaliere Verde è questo ragazzo che per lignaggio è destinato alla grandezza, ma che per ora preferisce vivere tra bordelli e fango per rimandare quel momento. Che siede a tavola con leggende, ma non ha niente da raccontare di sé stesso perché imprese non ne ha compiute.

La sfida con il Cavaliere Verde a cui taglia la testa avventatamente senza riflettere sulle regole del gioco in cui si è lanciato sarà l’occasione per iniziare quel viaggio dell’eroe che dovrebbe condurlo là dove Artù e ogni altro vogliono lui sia. Ma nessuna delle tappe intermedie sarà affrontata da Gawain come farebbe un eroe. Semplicemente perché non è ancora pronto. E non è neanche sicuro di volerlo essere. Di dover accettare le regole dell’onore e dell’onestà, del coraggio e della giustizia, della fede e del sacrificio. Il viaggio diventa allora un percorso irto di ostacoli che è lo stesso Gawain a mettere.

Sir Gawain e il Cavaliere Verde diventa allora il racconto del travagliato cammino di una persona normale che diventerà eroe quando capirà che il nemico non è quello verso cui sta andando, ma il sé stesso da cui non può sfuggire.

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Sir Gawain e il Cavaliere Verde: la recensione
Sir Gawain e il Cavaliere Verde: la recensione – Credits: Amazon Prime Video

Demistificare il mito

Riscrivere il viaggio dell’eroe portandolo lontano dai canoni classici è una scelta coerente con il tono generale di Sir Gawain e il Cavaliere Verde. Che è quello di un’opera che intende spogliare il ciclo arturiano del suo alone mitico per mostrare la ricchezza di significati che può assumere a seconda della prospettiva da cui lo si guarda. Significativo, da questo punto di vista, è il discorso con cui Artù (che non viene mai chiamato con questo nome) ringrazia i cavalieri durante la cena di Natale. Un ringraziamento da cui emerge la potenza distruttiva di quelli che sono sempre stati visti come personaggi positivi, ma che qui appaiono quasi come tiranni la cui ombra incute terrore ai malvagi come ai buoni.

A rendere possibile questa lettura è la scrittura di David Lowery che, in Sir Gawain e il Cavaliere Verde, gioca spesso con il tema del doppio. In maniera esplicita facendo interpretare ad Alicia Vikander sia la prostituta Essel di cui Gawain è innamorato che la misteriosa Lady del castello presso cui si ferma a riposare. Ma soprattutto in maniera implicita lasciando che molti personaggi appaiano tanto ambigui quanto duplici.

Lo è Morgana, madre apprensiva nei confronti del figlio, ma strega intenta in mistici riti mentre gli altri celebrano il Natale. Altrettanto lo sono Artù e Ginevra tanto suadenti nell’invitare Gawain a sedere tra i grandi quanto arcigni nell’imporgli di pagare con la morte quella grandezza che sembrano volere per lui solo per non sminuire la propria. Gli stessi cavalieri della tavola rotonda sono ammantati delle leggende che li accompagnano, ma sono mostrati sempre in un’inquietante penombra da cui lanciano sguardi severi specchio di pensieri crudeli.   

Anche quelli che nell’iconografia consolidata sarebbero gli aiutanti dell’eroe appaiono spesso indecifrabili. Ognuno di loro sembra offrire un aiuto concreto a Gawain. Ma questi manufatti magici (come li avrebbe chiamati Vladimir Propp) deviano il cammino del giovane dalla retta via o lo costringono a scendere a patti con stregonerie pagane invece che devozione cristiana. Un ennesimo artificio con cui Lowery porta avanti la sua opera di demistificazione del mito a cui si dedica Sir Gawain e il Cavaliere Verde.

Un film che, quindi, rifugge la complice semplicità del racconto classico per sfidare lo spettatore a seguirlo su vie inesplorate.

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Sir Gawain e il Cavaliere Verde: la recensione
Sir Gawain e il Cavaliere Verde: la recensione – Credits: Amazon Prime Video

Un mondo sospeso nel tempo e nello spazio

La sfida per lo spettatore non è solo tematica, ma anche visiva. Sir Gawain e il Cavaliere Verde adotta un ritmo lento e soluzioni stilistiche complesse. Ogni scena si svolge con un tempo dilatato. I dialoghi sono sussurrati con parole pesate che invitano a cercare il non detto. I movimenti sono lenti e fluidi come se i corpi fluttuassero in un’aria rarefatta o in un’acqua stagnante. I personaggi si rincorrono tra corridoi contorti o si smarriscono in sale troppo grandi. La stessa corte del re appare spoglia e morta, mentre il castello e i suoi dintorni sono diroccati come vestigia di uno splendore che non ha avuto tempo di brillare.

Magnifico è il lavoro fatto sulla fotografia che dipinge di colori innaturali i paesaggi che Gawain attraversa. La foresta si tinge di un tenebroso giallo ocra. La cappella verde vira sui toni di un rigoglioso marcire. L’inverno ha le tonalità grigie che sporcano anche la neve non più candida. Figure rarefatte popolano il paesaggio imponendosi come miraggi concreti. Sir Gawain e il Cavaliere Verde riesce a creare una terra che vive sul confine tra il reale e l’immaginario. Un mondo sospeso nello spazio e nel tempo dove le fiabe possono essere verità storiche o falsità leggendarie. Un universo dove non conta quel che vedi e senti, ma solo il significato profondo del racconto che stai ascoltando.

Sir Gawain e il Cavaliare Verde non è un film scritto per piacere. Anzi, risulterà indigesto a chi cercava un fantasy tradizionale o un medioevo fittizio ammantato di battaglie eroiche e gesta cavalleresche.

Ma è un film che vuole essere ciò che ogni film dovrebbe essere: cinema.

Sir Gawain e il Cavaliere Verde: la recensione

Regia e fotografia - 8.5
Sceneggiatura - 8
Recitazione - 8
Coinvolgimento emotivo - 7

7.9

Un film non fatto per piacere ma che sarà amato da chi cerca il vero cinema e non solo storie semplici per passare il tempo

User Rating: 4.03 ( 2 votes)

Winny Enodrac

Vorrei vedere voi a viaggiare ogni giorno per almeno tre ore al giorno o a restare da soli causa impegni di lavoro ! Che altro puoi fare se non diventare un fan delle serie tv ? E chest' è !

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