fbpx
Recensioni

Spartacus Blood and Sand: prima stagione

Quando venne presentato, più o meno un anno fa, Spartacus Blood and Sand doveva essere un telefilm a doppia esse: sesso&sangue. In effetti chi ha seguito le puntate si è accorto che di ce n’erano a bizzeffe, siscuramente sesso e secchiate di sangue ma pure soprusi, sospetti, spade, s-morti (no, in realtà ci sono solo tante morti ma insomma, ormai ho cominciato con la S…). In ogni caso la vera S di Spartacus non è nel nome del protagonista, non è nel sangue e nemmeno nel sesso esibito, la vera S è quella di una Sceneggiatura degna di questo nome, tanta buona vecchia sceneggiatura con veri colpi di scena e relazioni tra i personaggi credibili ed affascinanti.

 

 

Non mi dilungo nel raccontarvi la trama, anche perché potrei rovinarvi qualche bella sorpresa, mi limiterò a una veloce spolverata dei personaggi, presentandovi Glabro (nientepocodimenoche il cattivone di Legend of the Seeker, Darken Rahl) e la sua parihiltiana moglie Ilithia che nel corso della serie regala piacevoli sorprese, un bacetto lesbo e qualche scena di sesso che non fa mai male (ma non sottovalutatela perché sarà pure bionda, ma… e qui mi fermo). Poi abbiamo Lucretia (Xena… cioè, no, Lucy Lawless, scusate)  e il consorte Batiatus, padroni del ludos dove si ritrova Spartacus. Questi due sono una coppia meravigliosamente ambigua, nei rapporti interpersonali come nella loro moralità (per non parlare del fatto che considero la loro come la più vera e solida relazione all’interno del telefilm). Dulcis in fundo i gladiatori veri e propri Crixus, antagonista designato di Spartacus, Varro, biondissimo e riccioluto amico designato dell’eroe, Asthur, ex gladiatore e ora galoppino di Batiatus, e Doctore , “trainer” degli schiavi gladiatori. Posto d’onore in fondo alla lista per Sura, mogliettina di Spartacus che per tutta la serie, escluso il pilot, vediamo solo in flashback, visioni o sogni dal momento che viene strappata dalle braccia (nude) di Spartacus proprio nel primo episodio e portata lontano lontano perché possa diventare il movente e la spinta emotiva di cui Spartacus ha bisogno per piantar su una bella rivolta degli schiavi. Ultimo ma in realtà primo, l’uomo da cui la serie prende il nome, Spartacus, che in realtà Spartacus non si chiama (ma vabbè, il suo vero nome non lo sapremo mai, e poi comunque se lo chiamate Spartacus lui si gira, quindi non c’è problema…). L’uomo (e l’attore) più noioso dell’intera serie, in definitiva il suo punto debole.

Perché, ecco, Spartacus Blood and Sand non è la serie perfetta (non è la miracle blade per intenderci…) anzi, ha diversi problemucci, specialmente in partenza, ma di buono c’è che con l’andare delle puntate ha aggiustato il tiro e ha raggiunto un alto livello qualitativo.

Per tutte le prime puntate la serie sembra un po’ schiacciata dal peso delle sue premesse, dal fatto di essere stata sbandierata come l’erede televisivo di 300, e dalle grandi promesse di sesso e sangue fatte durante la campagna promozionale (per quanto mi riguarda aveva anche il peso e la responsabilità di riportare Lucy Lawless sugli schermi dopo le sue brevi apparizioni in BSG e la sua lunga militanza tra gli dei dell’olimpo, lei che sola, poteva salvare il mondo…). Il risultato di tante pressioni è che, almeno all’inizio, la serie si spinge pericolosamente vicino alla linea del trash rischiando di affondare da un momento all’altro. S&s senza un vero motivo d’essere si alternano sullo schermo, specialmente nel pilot, con effetti visivi che vorrebbero essere strabilianti ma a me risultano solo fastidiosi (e poi diciamolo, in 300 avevano più senso che in spartacus…). Ma proprio quando pensi che la serie stia per cadere nell’abisso della tv spazzatura, ecco che un colpo di genio dietro l’altro ne risollevano le sorti portandola nell’olimpo. Violenza e amore si equilibrano, i giochi di potere diventano predominanti, le macchinazioni, i complotti, i plot twist prendono il sopravvento, e ora gli omicidi efferati cominciano ad avere un loro perché e non sono semplicemente mostrati perché “fa tanto Tarantino” avere litri e litri di sangue di fronte alla telecamera. Con il passare delle puntate i personaggi vengono approfonditi e diventano più tridimensionali senza tradire le premesse iniziali; i tempi del racconto si fanno più precisi e si aggiusta il tiro sul linguaggio (all’inizio eccessivamente scurrile e con tocchi trash di “formalità antica”). L’unico elemento che rimane costante (e di basso livello) gli effetti speciali che a volte sembrano rimasugli di metà anni 90, ma con l’emergere di una vera storia e di una vera sceneggiatura si sorvola facilmente su queste “piccolezze”.

 In definitiva, insomma, se non ve la siete ancora vista andate a recuperarla, e datele il tempo di convincervi (perché vi convincerà, fidatevi)

 

Comments
To Top