Mad Men

Mad Men: Recensione dell’episodio 7.02 – A Day’s Work

“I told the truth about myself. But it wasn’t the right time.”

A me questa cosa dell’ultima stagione suddivisa a metà proprio non va giù. Non solo questi saranno gli ultimi episodi di una delle serie più belle di sempre, ma ci verranno anche proposti 7 alla volta, come se volessero appositamente prolungare il nostro dolore per ben due anni. Questo è puro sadismo.

Così Mad Men ricomincia in pieno stile Mad Men, ovvero con episodi in cui succede poco o nulla ma che dicono molto sui personaggi che abbiamo imparato ad amare in questi anni.

Dopo l’introduzione alla nuova SC&P, con una parte dei nostri pubblicitari rimasti a New York, un’altra trasferita a Los Angeles (e Bon Benson a Boston), in questo episodio ci focalizziamo maggiormente su di lui, sull’uomo che in questi anni ci è sembrato sempre sull’orlo del precipizio ma che riesce sempre, in qualche modo, ad evitare quella caduta a cui è dedicata la sigla iniziale.

mad_men-02E quando si parla di Don Draper è impossibile non immaginarlo accanto ad una donna, che sia Betty, Megan, sua madre o l’amante di turno. Stavolta è il travagliato rapporto con sua figlia Sally ad essere sotto i riflettori.
E’ il giorno di San Valentino del 1969 e né Sally né suo padre avrebbero immaginato di trascorrerlo insieme, e soprattutto che prevedesse un “I love you” alla fine del loro ‘appuntamento’.

Ma se l’è meritato Don quel gesto d’affetto, lui che abituato così tanto a mentire per la prima volta dice alla figlia la verità. Confessa a lei ciò che non è riuscito a dire agli altri, cioè che ha perso il lavoro a causa di quel crollo psicologico che gli ha fatto dire la verità su stesso nel momento meno opportuno.

La vita di Don è in stallo: è ancora socio della SC&P, quindi viene stipendiato per mangiare Ritz sulla poltrona mentre guarda la tv , ma è evidente che gli mancano il suo ufficio, le riunioni, quel brivido del venirsene con l’idea vincente all’ultimo minuto. La voglia di convincere il cliente con le parole giuste.

Con Megan lontana, quella visita di Sally , avvenuta proprio per un insieme di coincidenze degne di una commedia degli equivoci, ci voleva proprio. Raramente mr Draper e figlia hanno avuto modo di comunicare come hanno fatto in questo episodio in macchina, sulle note di Eleonore dei The Turtles.

Il tema dell’equivoco e del frainteso torna anche nelle storyline che riguardano gli altri creativi dell’agenzia.

mad_men-03A partire da Peggy, la povera Peggy, che avendo scelto la carriera al posto dell’amore, si ritrova zitella acida a San Valentino, talmente sfigata che finisce per autoconvincersi che le rose della segretaria siano per lei da parte di Ted scatenando una catena di dubbi e malintesi abbastanza divertenti.

L’altro creativo più sfortunato dell’agenzia non può che essere Pete Campbell. Avevano provato a mostrarcelo positivo, felice e di buon umore nell’episodio scorso ma io non ci ero cascata. In questo epsiodio ritroviamo il Pete Campbell come ci piace: ignorato dai colleghi e profondamente depresso.

L’ultimo malinteso dell’episodio riguarda le segretarie dell’agenzia. L’adorabile Dawn è rimasta fedele a Don, assicurandosi di aggiornandolo sulle novità e coprendogli il gioco con la famiglia, ma questa fedeltà la porterà a scontrarsi con suo nuovo capo, l’odioso Lou. Neanche Peggy è felice della sua segretaria, Shirley, che con quell’anello al dito sembra proprio volerle sbattere costantemente in faccia il fatto di essere sola.

mad_men-04Naturalmente è Joan a dover fare i conti con i vizi dei suoi colleghi, limitata anche dal fatto che Bert non vuole che le ragazze di colore siano alla reception. Saranno anche un’agenzia moderna, ma non così moderna.

Mi piace come è stata risolta la matassa: Joan finalmente guadagna un ufficio da account, mentre il suo ruolo di office manager va, meritatamente, a Dawn.

Come da titolo, A Day’s Work, ci mostra una ‘regolare’ giornata lavorativa dei nostri protagonisti, mostrandoci, come solo Mad Men sa fare, quei piccoli cambiamenti in atto in ognuno di loro.

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