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The Walking Dead: Recensione dell’episodio 4.08 – Too Far Gone

Tutto è distrutto, tutto è bruciato,  ci lasciamo alle spalle ogni storia raccontata finora e siamo di fronte ad un nuovo disperato inizio.

The Walking Dead riprende lo schema che aveva già utilizzato nel finale della seconda stagione, con la distruzione della fattoria, lo smembramento del gruppo e molti morti sulla strada, per potere regalare alla serie un nuovo avvio, dopo aver spazzato via ogni relativa sicurezza e protezione che il gruppo dei vivi si era illusoriamente costruito.

Se nella seconda stagione erano stati i non morti a portare questa grande catarsi nello scenario immobilizzato della relativa quiete, ora sono i vivi, o meglio, uno solo, il Governor, che spariglia le carte ed azzera il tavolo dove la storia viene scritta. Come allora, i sopravvissuti sono costretti alla fuga, ancora una volta divisi in piccoli gruppi, con mezzi di fortuna o a piedi a dovere cercare una nuova strada inseguiti da una marea zombie, anche se questa volta molto meno pericolosa che in passato. walkingdead 408cNon è più solo Andrea, come successe due anni orsono, a rimanere indietro: ora, almeno a giudicare da questo finale, i destini dei nostri protagonisti sembrano disperdersi in molti più rivoli.

La domanda principale che subito avvertiamo alla fine di questo episodio però è: ma era giusto succedesse ora e non, ad esempio, mezza stagione fa? Perché, ammettiamolo, questo era il finale che molti si aspettavano al termine della terza stagione. Il grande scontro alla prigione, la resa dei conti tra Rick e il Governor, tra quest’ultimo e Michonne, tra i residenti e gli estranei (allora gli abitanti di Woodbury, ora il gruppo di disperati che è pronto a tutto pur di avere delle recinzioni e delle mura attorno a sé).

Si possono trovare delle valide ragioni sia a sostegno di questa tesi che contro. Rendere questo il finale della scorsa stagione avrebbe sicuramente giovato alla compattezza del racconto, che sarebbe sembrato molto più intenso e senza pause e avrebbe portato al compimento più naturale il cammino della terza annata che invece si era concluso con un finale anticlimatico che aveva lasciati perplessi molti spettatori. L’averlo inserito ora, d’altro canto, ha permesso agli sceneggiatori di introdurre alcuni temi ed ha fatto sì che alcuni personaggi potessero avere un maggiore approfondimento e caratterizzazione.

I due temi approfonditi da queste prime otto puntate sono stati, da un lato, il rendere tangibile una terza minaccia, dopo zombie e uomini, walkingdead 408dossia la mancanza di una società strutturata dove anche le malattie più banali possono trasformarsi in pandemia e, dall’altro, il percorso di decadenza e riscatto dei due leader. Quest’ultimo è sicuramente interessante, perché se consideriamo quelli che erano i Two Kings della scorsa stagione, usciti entrambi indeboliti e sconfitti dalla loro lotta, abbiamo visto come tutti e due abbiano dovuto affrontare il peso dei propri errori e i propri demoni con due cammini differenti. Rick, da un lato con la rinuncia al comando, l’autoisolamento e l’infliggersi una sorta di punizione ed espiazione, il Governor dall’altro che, nonostante la disperazione e l’isolamento, si ritrova ad essere di nuovo ciò che era prima, mentendo a se stesso e a chiunque lo circondi, arrivando, io credo, a credere alle sue stesse bugie e alla stessa falsa vita che si ricrea con i nuovi compagni di viaggio. Rick invece rifiuta il suo compito fino all’ultimo e non torna più l’uomo di prima, definitivamente abbandonato al suo passato.

Certo, tutto questo poteva essere gestito meglio, rendendo più compatta la parte della malattia e alternando maggiormente la visione, per gli spettatori, dei due percorsi che avrebbero portato gli ex Kings a ritrovarsi faccia a faccia e questa è sicuramente la pecca maggiore che non ha permesso a questa mezza stagione di essere perfetta, ma comunque io credo fosse, ai fini narrativi, necessaria.

walkingdead 408fL’episodio in sé ha delle intuizioni e delle parti più riuscite e altre meno. Probabilmente per colpa della tanta roba da metterci dentro, il tanto atteso confronto sul destino di Carol avviene solo parzialmente. Ci ritroviamo direttamente in media res con Rick che ne ha già parlato off-screen a Daryl e assistiamo solo alla parte finale della reazione del nostro ex farabutto preferito. Poche parole e un’arrabbiatura contenuta, mentre il confronto con Tyreese non viene nemmeno affrontato per l’incombere degli eventi. Scelta un po’ affrettata che lascia dei punti di sospensione nel giudizio.

La parte della follia del Governor invece è resa molto bene, grazie anche al solito ottimo David Morrissey. Già il discorso d’apertura, nel cold open, fa rizzare più volte i capelli, perché noi spettatori sappiamo benissimo chi lui sia e quante balle sta raccontando, mentre la calma e la partecipazione con cui escono le parole dalla sua bocca danno forti brividi per contrasto. Già sappiamo che non sarà pacifica la conclusione di questo capitolo ma, nonostante tutto, le scene con Rick e Hershel sono intense nella maniera appropriata. La decapitazione del vecchio mentore della fattoria, per quanto anticipabile, risulta di sicuro effetto e convenientemente scioccante. Così come la disperazione di gran parte degli assediati e le reazioni rabbiose e scomposte.

La battaglia della prigione è declinata con uno stile tutto fumettistico, con sparatorie infinite e proiettili che non centrano praticamente mai i bersagli, ma non risulta assolutamente fuori luogo, anzi, ci sono degli inserti molto belli sia dal punto di vista visivo che da quello contenutistico: walkingdead 408aLilly che porta il cadavere della figlia in braccio fino a davanti agli occhi del Governor (e qui sinceramente ce ne freghiamo altamente che si sarebbe dovuta trasformare, la scena vale l’incoerenza) e lui che senza un briciolo di emozione le spara un colpo in testa, così come il governatore che viene finito dalla stessa Lilly allo stesso modo, ricreano una sorta di blasfema sacra famiglia di dolore e pazzia, anche grazie agli abiti candidi di lei e allo scuro di lui. L’altro punto notevole sono i bambini che, dimenticata ogni illusione d’infanzia, pistole in mano sparano in testa agli invasori per salvare Tyreesse.

Queste due sequenze mi hanno riportato per un attimo agli esordi di The Walking Dead, a quella bambina zombie freddata da Rick nel pilot, alla cattiveria percepibile nel mondo che li circonda, alla totale perdita di innocenza e carità, al nero cupo che affossa le persone, molto più dei colpi casuali di un carrarmato.  Un The Walking Dead cattivo, selvaggio, cinico e disperato. In fondo non mi sembra di chiedere molto.

Ora la serie avrà una seconda possibilità: dopo la distruzione dell’immobilismo della fattoria, si scelse di soprassedere off-screen alla disperata ricerca di sopravvivenza in movimento dei nostri eroi, saltando avanti di parecchi mesi. Ora sarebbe un errore fare un’altra operazione simile, riportandoci direttamente ad un nuovo punto fermo. Quello che voglio nella seconda parte di stagione è la precarietà, la fuga, la sopravvivenza e il pericolo. Voglio vedere gli effetti di questa narrazione, non ritrovarmi improvvisamente dentro ad un’altra. Speriamo che The Walking Dead mi ascolti.

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