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Cinema

Minari: far crescere nuove radici – Recensione del film Lee Isaac Chung

Minari film

Titolo: Minari
Anno: 2020
Durata: 115′
Regia: Lee Isaac Chung
Cast: Steven Yeun, Han Ye Ri, Alan Kim, Noel Kate Cho, Youn Yuh Jung, Will Patton

Minari è l’ultimo slancio di un uomo disilluso. Lee Isaac Chung aveva infatti deciso che la sua vita sarebbe stata altro. Con la regia non era poi andata bene come sperava e Minari doveva essere un ultimo tentativo prima dell’addio. La regia era stata il suo sogno americano, la sua illusione. Non si aspettava certo che proprio quei semi piantati lungo la sua strada sarebbero germogliati per regalargli una straordinaria sorpresa e una nuova rinascita.

La similitudine con la minari della sua storia è quasi naturale. La pianta, simile al crescione, nasce spontanea e rigogliosa in Corea ed è un ingrediente molto amato nella cucina orientale. Pianta perenne, la minari ha una crescita ancora più sorprendete arrivata dal suo secondo anno di vita dopo il riposo invernale, quando i getti si sviluppano abbondanti e generosi. Proprio questa pianta è la metafora del racconto di Chung che per questo film sceglie una storia molto personale e autobiografica.

Minari, la recensione
Minari, la recensione

La recensione di Minari: una famiglia in cerca di radici

L’Arkansas è lo stato in cui Lee Isaac Chung ha trascorso la sua infanzia da emigrato ed è lì che arriva all’inizio del film la famiglia Yi, partita dalla Corea per sfuggire alla miseria e inseguire il sogno americano. Siamo negli anni ’80 e gli Yi per dieci anni hanno vissuto in California. Ora, con i soldi risparmiati separando i pulcini maschi dalle femmine, sono alla ricerca di tranquillità e di un posto dove fermarsi. Ma i due coniugi hanno aspettative ben diverse: Jacob si è messo in mente di coltivare la terra per crescere verdure coreane da vendere ai suoi compatrioti, mentre Monica vorrebbe solo una casa confortevole e il supporto di una comunità per lei e i suoi figli Anne e David.

Ma intorno al vecchio trailer e scalcagnato dove abiteranno si estendono solo prati indolenti e ombrosi boschi. Se è con entusiasmo ed eccitazione che Jacob guarda la sua terra scura, Monica viene subito assediata dalle preoccupazioni per il futuro e viene lasciata sola a gestire tutte quelle questioni più pratiche del mandare avanti una famiglia. E’ per darle un appoggio, e allontanare la solitudine, che arriva dalla Corea sua madre Soon Ja, interpretata dalla bravissima Youn Yuh Jung che proprio per questo ruolo si è aggiudicata un Oscar.

Soon Ja é il personaggio meglio riuscito del film e sicuramente quello più vitale. E’ quella nonna abbastanza strana e aliena da incutere un certo timore e fastidio nei nipotini che non la conoscono. Un misto di tradizioni e bizzarrie, è fan del wrestling e giocatrice di carte sboccata, non sa cucinare nulla, ma porta con sé la saggezza popolare del suo paese. E’ lei a seminare la minari lungo un torrente fangoso quasi per gioco. Irriverente e energica è l’elemento incontrollabile del film, destinato a sparigliare le carte in gioco a mettere in luce, volente o nolente, la crisi che serpeggia tra gli Yi.

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Minari, la recensione
Minari, la recensione

Ci sono gli stranieri e poi ci sono quelli strani

Gli Yi sono gli stranieri in Arkansas, quelli con la faccia piatta e che parlano in modo buffo. Ma le discriminazioni per la loro razza non sono al centro di questo film, che mette in bocca gli unici commenti razzisti a dei bambini privi di cattiveria. Anche perché sono proprio gli abitanti della campagna americana a sembrare ben più strani e alieni. Proprio come Paul (Will Patton), un veterano della guerra di Corea ultra religioso che aiuta Jacob a coltivare i campi. Con la sua personalissima fede fatta di preghiere scomposte e farfugliati esorcismi e la sua espressione stralunata, Paul è un po’ come la nonna Soon Ja, imprevedibile e impossibile da incasellare.

In un film che parla di chi si trova a cavallo tra due culture, sentendosi estraneo ad entrambe, questi due personaggi un po’ sopra le righe aiuteranno gli Yi a scardinare le loro certezze e le loro ingessature e a creare nuove intese e equilibri.

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Minari un film nostalgico che sa di sole

Ogni scena del film è intrisa di sole. La natura rigogliosa entra in ogni scena, portando con sé il caldo brillante dell’estate che sfuma tra le ombre dei boschi tutti da esplorare. Minari il gusto di un assolato ricordo pieno di nostalgia, nel quale però serpeggia una vena di inquietudine.
Bellissimi quindi gli scenari e la luce calda di ogni scena campestre. Curata e morbida la regia di un Lee Isaac Chung che vedremo presto alle prese con il remake americano dell’amatissimo anime Your Name e che è anche lo sceneggiatore del film.

La storia semplice e lineare si regge sulle solide interpretazioni di tutto il cast. A partire da quelle dei più piccoli che sorprendono per la loro bravura e naturalezza nonostante la tenera età. La premiata e brillante Youn Yuh Jung è affiancata dal sempre bravo Steven Yeun, che in molti ricorderanno per il suo ruolo in The Walking Dead. L’attore ha dichiarato di essersi subito trovato in sintonia con la storia e la direzione del regista. Con loro Han Ye Ri è perfetta nel comunicare tutta la rigidità e la frustrazione di Monica che tanto fatica a condividere i sogni del marito.

Minari Recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
4

Summary

Nostalgico e struggente. Il tenero racconto di una famiglia in cerca di nuove radici

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