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Scandal: Recensione dell’episodio 2.22 – White Hat’s Back On

Shonda Rhimes sa come far rimanere lo spettatore a bocca aperta, lei è la maestra dei cliffhanger non c’è che dire. Ha degli oggettivi difetti come showrunner questo è fuor di dubbio, ma sa chiudere bene le stagioni creando una buona aspettativa. Che Rowan, il boss B6-13, potesse essere legato a Olivia in qualche modo non ci avevo proprio lontanamente pensato e non ci sono indizi di sorta nella stagione che possano condurci in qualche modo a pensare che sia addirittura suo padre e a me i cliffhanger così, lanciati con il solo gusto di stupire piacciono poco, d’altro canto, però la cosa potrebbe riservare interessanti sviluppi così come la massa di fotografi fuori dalla porta di Olivia Pope & associates che chiedono spiegazioni circa la relazione tra Fitz e Olivia. Quindi sì, l’effetto “caduta della mascella” c’è stato!

La trama politica, il caso Defiance – la talpa!

Scandal_ david RosenIn questo finale di stagione viene chiusa la storyline politica riguardante la talpa. Hollis Doyle, Cyrus e Mellie e Fitz iniziano a temere che Billy Chambers renda pubblico il caso Defiance e faccia scoppiare una crisi politica nazionale con una sola telefonata. Alla fine, senza farci mancare le torture che in questa serie sono il pane quotidiano, questa volta per mano di Quinn,  la questione viene risolta grazie al doppio gioco di David Rosen. Il tipo è molto furbo bisogna darne atto, per riabilitare la sua persona consegna la memory card vuota a Billy Chambers e solo alla fine quella originale a Cyrus chiedendo in cambio che gli sia dato ogni merito. Questa trama della seconda parte di stagione collegata anche con quella Jake Ballard non mi ha particolarmente entusiasmato devo ammetterlo; anzi a mio avviso la Rhimes ha giocato molte carte della stagione nella prima parte di questa ed è anche logico che abbia fatto questa scelta poiché la seconda stagione doveva avere durata molto più breve, le trame della seconda parte di stagione non sono state all’altezza della prima, il caso Defiance trascinato così a lungo coinvolgendo anche David Rosen a mio avviso l’ha usurato della sua attrattiva.

Le relazioni tra i personaggi:

Ecco, diciamoci la verità, chi guarda Scandal non lo fa certo esclusivamente per il drama politico, sarebbe come dire che chi guarda Grey’s Anatomy sia attratto esclusivamente dalle trame medical. No, chi segue Scandal è interessato alle trame dei personaggi, alle loro relazioni e a come queste s’integrano nella trama orizzontale.

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Fitz e Olivia

La storyline orizzontale di Scandal si basa sulla relazione intermittente tra i due, in questo finale di stagione e già nel precedente episodio avevamo visto la coppia arrivare a una decisione sofferta, quella ciò di viversi finalmente alla luce del sole la relazione con tutte le difficoltà che questo avrebbe comportato.
Sono già due volte che la Rhimes mette in pausa la coppia così da allungare i tempi in cui i due finalmente staranno insieme, con questo finale a mio avviso assistiamo a delle giustificazioni di Olivia a mio parere ridicole. Quando giunta alla resa dei conti, giustifica la scelta di non sposare Fitz e di fare un passo indietro spiegando che lei è “il gradiatore” e non può abbandonare i suoi. Eh? Cosa?
Vuole forse essere una scusa dopo lo shock di aver scoperto che Fitz ha ucciso a sangue freddo Verna? Ecco, avrei accettato totalmente questa spiegazione che è forse quella vera, perché mi rifiuto di credere alla storia del “gladiatore” che tra l’altro ha fatto il suo tempo!
Fatto sta che in questo modo si vanificano i passi avanti fatti nelle scorse puntate dalla coppia e quindi mi chiedo, alla lunga qual è il piano di Shonda Rhimes?

Jake Ballard

Io qualche recensione fa l’avevo predetto: Jack farà la fine di Huck e Olivia dovrà salvarlo! Ecco è successo. Scott Foley è stato scritturato per un’altra serie, quindi forse non lo rivedremo regular, ma sono certa con una parte della trama della prossima stagione sarà basata su questo.

scandal_222-cA parte queste considerazioni, l’episodio scorre veloce e ben ritmato, tra un mezzo infarto di Cyrus che da il peggio di se in termini di personaggio – ma può esistere una persona così ? – ma il meglio in fatto di scrittura dello stesso e la recitazione così accorata e passionale di Jeff Perry a me convince sempre, alle torture di Quinn e Huck. A me questa svolta ” piccoli Huck crescono” non piace. Quinn poteva essere un personaggio interessante ma la tortura senza battere ciglia, no! La speranza è che nella prossima stagione la storia si allarghi un po’ di più anche agli altri dello studio Pope: Harrison e Abby e che ritorni un po’ sulla storia di Huck. L’impressione generale in conclusione è che per una serie del genere il bilanciamento fra trame orizzontale e verticale sia necessario, vitale. Il rischio altrimenti è riempire di dettagli poco realistici per un drama politico, quale si propone di essere, la trama orizzontale portandola a scadere nel soapy drama.

Considerazioni sparse:
  • Per dare un senso di chiusura, l’episodio s’intitola White Hat’s Back On in contrapposizione a quello della premiere della stagione che s’intitolava White Hat’s Off

Maura Pistello

Fondatore/ Admin Giornalista pubblicista Serie tv dipendente, accanita lettrice, amante del cinema e dell'arte

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