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Cinema

Pride: La Recensione

È l’estate del 1984, Margaret Thatcher è al potere e il sindacato nazionale dei minatori è in sciopero, un gruppo attivisti gay e lesbiche decidono di mobilitarsi per raccogliere fondi per gli scioperanti e le loro famiglie.
pride-4Destinatario di questa solidarietà spontanea è il villaggio minerario nel Galles.  Questo è a grandissime linee da dove parte Pride, film britannico diretto da Matthew Warchus che ha destato reazioni positive sia dalla critica sia dal pubblico e non è difficile capire perché. Pride ridona fiducia nel genere umano raccontando una storia di solidarietà durante una pagina nera della storia britannica, quando sotto la guida della Thatcher vennero violati ripetutamente i diritti civili elementari di molti gruppi sociali britannici portando, di fatto, a una sospensione della democrazia in Inghilterra.
Nel lungo sciopero che coinvolse i Minatori britannici che combattevano contro la chiusura di molte miniere, ma soprattutto contro l’agenda politica del governo, si unirono al movimento LGSM, Lesbians and Gays Support the Miners (Lesbiche e Gay supportano i minatori) che grazie alla lungimiranza del loro leader Mark Ashton decidono di sostenere economicamente e amichevolmente i minatori e le loro famiglie perché Pride insegna proprio questo: ” uniti si vince”.
prideLa sceneggiatura di Stephen Beresford ha il pregio di aver riportato alla luce uno spaccato di storia inglese ma aggiungerei di storia dell’umanità senza scadere nella drammatizzazione ma offrendo uno spettacolo divertente e sorprendente, con dialoghi e un’ironia tagliente e intelligente.
Mark Ashton e Lesbians and Gays Support the Miners riuscendo a fare breccia nella popolazione del piccolo villaggio del Galles al punto che per ricambiare la solidarietà e il sostegno economico, Nel 1985 al Gay Pride di Londra arrivavano pulman carichi di minatori per prenderne parte. Un misto di risate, commozione e brividi sono queste le diverse sensazioni durante la visione di questo film che al Festival di Cannes ha vinto la Palma Queer e ha ricevuto la nomination ai Golden Globe 2015 come migliore commedia. Stephen Beresford e Matthew Warchus non perdono l’occasione di parlare del pregiudizio quello che nasce dall’ignoranza, lo fanno anche in questo caso in modo intelligente mostrando come nella tradizione dei gruppi soppressi gli appellativi offensivi possono diventare un’arma come il termine Queer e nel caso di Pride, Perverts che diventa il manifesto della serata londonese “Pits and Perverts” (Minatori e Pervertiti) . Nel cast figurano molti voltino noti del piccolo e grande schermo britannico e non solo; spiccano Dominic West sempre a suo agio e in parte e Ben Schnetzer, attore americano che sfoggia un’accento britannico credibilissimo, ma non passano inosservati neanche Andrew Scott, Imelda Staunton e  Joseph Gilgun.
PrideUn film che dovrebbe essere trasmesso nelle scuole e fatto vedere al maggior numero di persone perché la storia dei Lesbians and Gays Support the Miners ci ricorda che gli individui non sono soli contro chi mostra il pugno di ferro, contro i bulli e chi tenta di prevaricare l’altro con la forza; la società esiste, a dispetto di ciò che professava la Thatcher per isolare ancora di più i gruppi sociali che voleva spezzare, e non solo esistente ma ha un enorme potenziale che supera le barriere del pregiudizio fine a se stesso.
Mark Ashton
infonde speranza nel genere umano perché la lotta per i diritti, qualsiasi essi siano, non è affare solo di chi quei diritti li rivendica perché necessari per il proprio gruppo sociale ma è affare di tutti.

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