fbpx
Cinema

Storia di una Ladra di Libri: la recensione

Ho cercato a lungo una parola che potesse racchiudere la magia di questa storia e, dopo tanto pensare, ho semplicemente deciso che non esiste. Non c’è, non nel mio vocabolario, un termine che riesca a dare l’idea della forza, dell’emozione, della commozione e della bellezza di questo racconto – che nasce proprio come un libro, nel 2005, dalla talentuosa penna di Marcus Zusak. Ho aspettato a lungo di vedere come avrebbero reso questo libro su grande schermo e, dal momento che avevo a dir poco amato il libro, come potrete immaginare, le aspettative erano piuttosto alte. E’ probabilmente questo che ha condizionato il mio giudizio ma, del resto, nessuno è mai oggettivo nelle proprie opinioni e tutto ha un perché. Non mi commuovo facilmente, è un fatto più unico che raro che io book-revpianga ad una proiezione ma, stavolta, i miei occhi sono diventati lucidi non appena il mio secondo personaggio preferito, Rudy (il primo è Max) è apparso sullo schermo. Si è trattato di una reazione tanto insolita quanto forte da farmi capire istantaneamente che, almeno sul fronte attori, il film aveva fatto centro. Non solo su quelli, naturalmente, ma partire da un cast adatto credo sia un requisito indispensabile per una pellicola. Aggiungiamo una scenografia realistica da far male, dei costumi semplici ma d’impatto e una sceneggiatura solida ma non banale, che ha mantenuto il giusto contatto con la parola scritta, senza tuttavia trasformare i dialoghi in pesanti malloppi filosofici. Più di tutto il punto di vista del narratore, la Morte, è stato reso incredibilmente bene: era uno degli aspetti che più temevo venisse fuorviato ma, per fortuna, non ho avuto ragione di restare contrariata.

La storia della Ladra di Libri ha per protagonista una bambina (Sophie Nèlisse) che, dopo aver perso il fratello, viene lasciata dalla mamma presso la famiglia Hubermann, nella speranza che la bambina cresca in un ambiente più tranquillo di quello che una donna di convinzioni comuniste possa offrirle nella Germania nazista. Leslie inizialmente non riesce ad accettare la sua nuova vita, quella con la burbera Rosa Hubermann (Emily Watson) e con l’eccentrico ma incredibilmente gentile Hans (Geoffrey Rush) ma, anche grazie al ragazzino ‘dai capelli color limone’ della porta accanto (Nico Liersch), pian piano trova il suo posto in quella nuova vita, come una 1384359518000-2nd-book-thief-mov-jy-1660-597041341tessera del puzzle che si incastra perfettamente al suo posto. Il suo soprannome lo guadagna a causa della sua abitudine, iniziata in maniera del tutto causale e inconsapevole, di rubare libri. Liesel li chiama prestiti ma agli occhi di uno sconosciuto prendere qualcosa ad un estraneo, senza che egli lo sappia, apparirà sempre come un furto. Ma il reale desiderio di Liesel è quello di leggere ed è proprio quello che fa, grazie all’aiuto paziente di Hans, della gentilezza di Ilsa (Barbara Auer), la moglie del sindaco della città, e di Max (Ben Schnetzer), un ebreo che la sua famiglia nasconde proprio nel bel pieno della Seconda Guerra Mondiale. E’ in questo ambiente che si articola la vita di una dolce ma incredibilmente forte bambina, che dovrà presto fare i conti non solo con le proprie azioni ma anche con la prepotenza delle ferite che può infliggere la guerra e il dolore da esse derivate.

the-book-thief-DF-05337_rgbLa pellicola non ha la scorrevolezza che un film ‘piacevole’ dovrebbe normalmente possedere ma la sua lentezza è congeniale a una storia forte, pesante per certi versi, che non avrebbe potuto essere raccontata altrimenti. Si tratta di un percorso, di una crescita interiore e esteriore di una persona, Liesel appunto, che è determinata dalle persone che la circondano, mentre fa da sfondo la
brutalità e la crudeltà della guerra. Viene rappresentata con una scena cruenta la notte dei Cristalli, che mette a nudo la capacità dell’uomo di compiere azioni meschine, dettate dalla prepotenza e dalla forza bruta. Ma sono i sentimenti nella loro totalità e complessità a fare da sfondo alla storia e, accanto a quelli negativi, emergono quelli positivi. Emerge la gentilezza di Hans, incapace di piegarsi agli ideali nazisti e dunque ferreo nella sua posizione contro il partito, che suona la fisarmonica durante i bombardamenti della città; la forza d’animo di Max, l’ebreo che alza la testa verso il cielo mentre intorno a lui cadono bombe, mentre tutti si nascondono sotto terra, e osserva ammirato le stelle che splendono sopra di lui, preoccupato più per la famiglia che ha accordato a nasconderlo che per la sua stessa vita; l’amore e l’affetto di Rudy, il ragazzo che voleva solo correre come il nero Jesse James e non capiva perché tutti ne fossero tumblr_inline_mvd7oafyIw1r6v9g9così tanto scioccati davanti al suo sogno; il burbero modo di dimostrare il proprio affetto di Rosa Hubermann e la fragilità di Ilsa Hermann, la donna che non ha mai potuto piangere il figlio morto. Ma, più di tutto, è l’altruismo di Liesel a fare da filo conduttore alla storia, ambientata in una strada – che, da sola, costituisce l’80% delle inquadrature del film, dopo la casa degli Hubermann – in cui ogni mattone, cartellone e finestra sono posizionati nella maniera corretta, immergendo lo spettatore pienamente negli anni ’40 della Germania nazista. La regia di

E’ difficile lodare gli attori, dal momento che il cast, dal primo volto all’ultimo, dai personaggi principali che abbiamo conosciuto meglio a quelli semplicemente intravisti per qualche istante (il padre di Rudy, per esempio, al quale ci si sente affezionati dopo neanche un minuto), è stato eccezionale. La prima fra tutti è Sophie Nèlisse, i cui tratti delicati ci hanno dato modo di guardare il mondo nello specchio che era il volto di Liesel. Bravissimi sono stati gli attori tedeschi, selezionati appositamente per il film, il cui inglese – se avete avuto la fortuna di guardare il film in versione originale – ha mantenuto l’accento tedesco e ha fornito quell’ulteriore punta di realtà in più (benchè non fosse realmente necessario, dato l’eccellente lavoro svolto nella 193357-235989cura dei dettagli). Ma quelli che hanno davvero sfondato lo schermo, passatemi il termine, sono stati senz’altro Hans e Max. Geoffrey Rush è stato epico nella sua interpretazione di Hans Hubermann,  concedendoci di intravedere quel carattere giocoso ma profondamente sensibile di un uomo che non ha mai abbandonato le proprie convinzioni e non si è mai dato per vinto, nella vita. Ma la vera sorpresa  è stato Max, Ben Schnetzer: ragazzi, quanto è stato bravo nella sua interpretazione. Credo di non essere in grado di descriverlo a parole, è qualcosa che bisogna vedere per comprendere a pieno.

Infine, come non citare la vera protagonista della storia, colei che, come afferma lei stessa, non può che essere affascinata dagli umani e dalle loro scelte, dalla loro vita, da tutto ciò che ci riguarda: la Morte. Se avrete visto il film (e, dirò di più, se sarete stati abbastanza fortunati da leggere anche il libro) concorderete con me che la storia non sarebbe stata la stessa, in sua assenza.

Comments
To Top