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Recensioni Serie Tv

Dollhouse – 2.02 Instinct

Su Wikipedia leggiamo che l’istinto è un impulso di origine psichica che spinge un essere vivente ad agire per la realizzazione di un particolare obiettivo, mediante schermi d’azione innati ed “automatici”, che non sono frutto ne di apprendimento, nè di scelta personale. No, non mi va di farvi la lezioncina random del giorno, ma mi sembra perfetto definire cosa sia l’istinto prima di partire con la recensione del nuovo episodio di Dollhouse, secondo di questa stagione, e intitolato appunto Instinct.

( Tutte le foto promozionali dell’episodio nella nostra Gallery )
La puntata si apre con un confronto tra Ballard e Topher: i due discutono relativamente al nuovo incarico di Echo, e questa volta il nostro genio sembra aver superato se stesso, immettendo nel cervello della doll dei comandi che hanno cambiato fisicamente, a livello ghiandolare, la stessa. Nella scena seguente, ci rendiamo conto di cosa Topher intendesse, quando vediamo Echo intenta.. ad allattare un neonato. Questa settimana Echo, infatti, è Emily; “nolleggiata” da un uomo d’affari, Nate, il quale – in seguito alla morte della moglie durante il parto – proprio non riesce a voler bene al suo piccoletto, e cerca qualcuno quindi che possa farlo al posto suo, in modo da non traumatizzare per sempre i suoi primi mesi di vita (Adelle docet). Echo è quindi a tutti gli effetti una madre che, in base ai suoi ricordi, ha portato in grembo per nove mesi il piccolo Jack e che, grazie ai miracoli della scienza, può anche allattarlo. La sua vita è perfetta, finchè inizia a rendersi conto del comportamento strano del marito, che nonostante molto presente, a malapena riesce a prendere in braccio suo figlio. Emily pensa subito ad un’amante e, nonostante le rassicurazioni della sua miglior amica (impiantata in Sierra, giusto per giustificare che Dichen Lachman è ancora nel cast), decide di controllare tra le cose del marito, e finisce per trovare le foto di quest’ultimo con un’altra donna.

Quello che Echo non sa, però, è che quella donna è lei. Nate le parla di quest’ultima come di un’amore passato, e inizialmente riesce a convincerla.. Peccato, però, che la stessa sera lei origli una conversazione che Nate sta avendo con Adelle, il quale le chiede di bloccare “l’operazione”. Convinta che il marito voglia ucciderla e liberarsi del figlio, Echo scappa di casa, sfuggendo anche al proprio addestratore. Running, Echo, Running! la doll chiede aiuto ad una coppia di poliziotti, che la portano in centrale a sporgere denuncia. La dollhouse, però, sa sempre come rintracciare le sue doll, e quindi non sarà troppo difficile recuperarla. Ballard, giunto alla polizia col padre del piccolo, la fa passare per una donna disturbata, convinta di essere la madre di un figlio che non è, e con la forza Echo viene portata alla Dollhouse per la sua (ora più che mai necessaria) seduta.

E qui viene il bello.

Ma poichè io sono sadico, cambio scena. Ritorneremo ad Echo dopo.

Nel frattempo Adelle fa visita a Madeline, ex November, che – liberata dal contratto per richiesta di Paul alla fine della prima stagione – si gode i soldi derivati dal contratto con la Dollhouse. Ufficialmente, Adelle è li per convincere la donna a farsi controllare da Topher; ufficiosamente, invece, per accettarsi che la donna non parli, specialmente ora che il senatore Perrin è, agguerritamente, sulle loro tracce. La donna, quindi, si presenta alla Dollhouse e, proprio quando ha passato il suo controllo e sta per andare via, incrocia Echo e rimane ferita in uno dei tentativi di quest’ultima di sfuggire alla seduta. Madeline, inoltre, incontra anche Paul. Lui ovviamente sa chi è lei, mentre quest’ultima non ricorda niente. Ad ogni modo, al loro rendevouz è affidato un compito più importante. Quello di sottolineare l’interrogativo etico-filosofico della settimana.

E’ meglio soffrire, o non provare niente?

Ed io vi riporto tutto il dialogo.

– Stai bene?
– Non lo so.
– Per essere chiari, non è stato preso nessun bambino. E’ un Active. Lo sei stata anche tu, è tutto finito.
– E’ sempre così?
– Così come?
– E’ fermamente convinta che qualcuno le abbia portato via il bambino.
– Come ho detto, non era reale.
– Ma per lei si. Tutto quel sentimento, tutto quel dolore. Ero così anche io?
[…]– Starà bene.
– Chi?
– La ragazza.
– Sembra preoccupato per lei.. Si dimenticherà del bambino, si dimenticherà di tutto. Niente più dolore, niente più sofferenza.
– E’ così che funziona?
– Per me si. Avevo una figlia, ed è morta. Aveva il raffreddore, che invece non era un raffreddore, ma un cancro. Terminale. E il mio mondo cadde a pezzi. In sei mesi se ne andò, e mi ritrovai completamente sola, incapace di andare avanti.
– Non ne avevo idea.
– Quello che le sto dicendo è che alla fine si è risolto tutto. Ho conosciuto Adelle.
– E’ stata lei a cercarti?
– Mi disse che non avrei più sofferto. Avrei dormito per cinque anni e mi sarei svegliata senza dolore.
– Quindi.. sei felice adesso?
– Non sono triste.

Ma torniamo ad Echo che, dopo essersi svegliata (era stata sedata), è pronta per la seduta:Topher, procede con la cancellazione.. ma, al risveglio della doll, qualcosa è andato storto. Ce ne accorgiamo quando, dopo il tradizionale scambio di battute – Did I fall asleep? – For a little while, Topher si becca un bel pugno in faccia.

E qui torniamo all’instinct del titolo.

L’imprint di questa settimana di Echo, come ho detto all’inizio, era infatti speciale. Prevedeva, oltre che l’impianto di una serie di ricordi, dei veri e propri cambiamenti psico-fisici: Echo è una madre, e il suo instito materno non può essere cancellato con una semplice cancellazione. La doll, quindi, completamente ignara di quello che le è attorno, ha un unico obiettivo: recuperare suo figlio. Fuggita dalla Dollhouse (non si sa come) Echo va a recuperare il suo piccolo, strappandolo via al padre (che nel frattempo si è reso conto di amare il suo piccoletto). La doll individua in Nate l’unico ostacolo che si frappone tra lei e il suo piccolo, e vuole quindi eliminarlo fisicamente. Per fortuna non ci riesce: un pò perchè inizia ad avere dei dubbi (e qui mostra, quindi, una sua personalità di base – a sottolineare che Echo è sempre meno una doll, e sempre più una persona), e un pò perchè Nate le racconta come stanno le cose, convincendola quindi che non è veramente la madre del piccolo, anche se il suo istinto le dice proprio quello.

Tutto è bene quel finisce bene, quindi? Non del tutto. In una delle scene finali, tra Ballard ed Echo, quest’ultima risponde a quell’interrogativo posto prima nella discussione tra l'(ex) agente e Madeline.

– Stai bene?
– Avevo un bambino. Ora non ce l’ho più. Mi sento triste.
– Mi dispiace.
– Tutte queste cose… che mi succedono… le sento.
– Lo so. So che ricordi tutto, Echo.
– Non le ricordo. Le sento. Ero sposata.. Sentivo amore, e dolore, paura. Per me non è
finto. Hanno fatto in modo che amassi il mio piccolino. E poi se lo sono portato via. Lo rendono cosi’ reale. Ogni volta, lo rendono cosi’ reale. Perche’ lo fanno?
– So che vuoi aiutarmi a stroncare la Dollhouse. Ma forse è troppo, posso farcela da solo. Prometto che ti tirerò fuori, vi tirerò fuori tutti. Se vuoi, dico a Topher cosa ti sta succedendo. Troverà un modo per cancellarti, e farti dimenticare tutto. Non dovrai sentirti più triste.
– Non sentire niente sarebbe peggio. Mi sentirei come prima, addormentata. Adesso sono sveglia, e non voglio riaddormentarmi.

Nel frattempo, il Senatore Perrin è un passo più vicino alla realtà della Dollhouse. Ha ricevuto un fascicolo da una fonte misteriosa, piena di informazioni e con addirittura un nome. Chi sarà la “fonte”? E di quale nome sta parlando?

Gran bell’episodio, non c’è che dire. Ci vengono posti nuovi interrogativi etici: è meglio soffrire, o semplicemente non provare nulla? Chi è il buono o il cattivo? La Dollhouse – che annulla la sofferenza in favore di un azzeramento dei sentimenti – o il Senatore Perrin, che è li li per scoprire tutto? E’ giusto o sbagliato che Topher, oltre ad impiantare in Echo una gamma di ricordi, abbia anche modificato la natura fisica della stessa?

Inoltre è chiarissimo che Echo non è più una semplice doll, ma quasi una persona, capace di sentire e avere una propria idea relativamente a cosa sia giusto o sbagliato (non uccide Nate, e gli ridà il piccolo). E in questo episodio, più che mai, Eliza Dushku è stata fantastica nella sua interpretazione, sia nel ruolo della madre, che in quello di doll.

Peccato per gli ascolti, peccato davvero. Perchè questa serie è un gioiello, e rischia di brutto.

Voto: 8.5

Cristiano

Fondatore

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