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Attori, Registi, ecc.

Criminal Minds: la conferenza stampa di Monte-Carlo

Al Monte-Carlo TV Festival, Telefilm Central ha avuto l’occasione di intervistare i protagonisti di Criminal Minds, Thomas Gibson e Matthew Gray Gubler, che ci hanno raccontato divertenti episodi dietro le quinte ed il segreto del longevo successo della serie.

Avete mai degli incubi in seguito alla lettura degli scripts?
MGG: Sì, decisamente.
TG: Prima delle riprese facciamo una prova di lettura tutti insieme al tavolo, dall’inizio alla fine. E completata la lettura chiediamo sempre di fare una comedy quella setimana [ride], ma la risposta è sempre no. E’ indubbiamente macabro, ma è interessante. Sai, abbiamo uno dei profilers dell’FBI, ora in pensione, che scrive per noi le sceneggiature, Jim Clemente, e un giorno gli ho fatto la stessa domanda, perchè sai, noi lo facciamo nella finzione ma questo era il suo lavoro nella vita reale, e lui mi ha risposto “Mi sento fortunato ad aver lavorato in casi così interessanti, ma è ciò che ho sempre voluto fare ed è quello che ho mi ripeto quando el cose si mettono piuttosto male.”

Thomas ci puoi dare notizie circa il tuo contratto e se ritornerai nella prossima stagione?
MGG: Sì, diccelo per favore.
TG: Non lo so, lo spero proprio. E’ tutto quello che posso dirti, spero di tornare.
MGG: Lo spero anch’io.

Matthew ci puoi parlare della tua esperienza da regista nella serie? E Thomas, com’è stato essere diretti dal tuo collega?
TG: [sottovoce] Ne parliamo dopo. [ride] Scherzi a parte, Matthew è stato molto, molto, molto bravo ed è anche una persona molto energica. Matthew è un bravo attore ed un bravo, bravissimo regista e probabilmente farà entrambi i lavori per il resto della sua vita. Per quanto mi riguarda, e so che gli altri la pensano allo stesso modo, può dirigere quanti episodi di Criminal Minds voglia. Ha fatto un lavoro superbo in entrambe le occasioni.
MGG: Oh, grazie. E’ facile quando hai il cast e la crew migliori, e loro hanno sicuramente reso il lavoro più semplice. Ricordo il primo episodio che ho diretto, sono stati tutti molto gentili: in parte era una strana sensazione stare dietro la telecamera quando fino ad un momento prima sei stato dall’altra parte, ma tutti loro hanno fatto sì che sembrassi più bravo di quanto lo sia in realtà [ride].
TG: E lui continuava a sostenere di aver frequentato la Film School, ma non gli abbiamo creduto per un secondo, ma quando ha finito le riprese ci siamo ricreduti.
MGG: Il trucco è avere una buona sceneggiatura e dei bravi attori e il lavoro viene da sè.

Come vi spiegate la longevità ed il successo della serie?
MGG: Questa è una buona domanda. Ci si è chiesto come mai una serie così cupa abbia un tale seguito sulla tv nazionale. Credo addirittura che, almeno negli USA, la gran maggioranza del pubblico sia femminile [Thomas ammicca indicandolo]..il fascino dell’essere umano verso il pericolo è spiegato dalla sua inclinazione ad evitarlo semplicemente conoscendolo: sai quando vedi un incidente per strada e ti fermi a guardare, è l’istinto che ti fa soffermare per imparare quelle cose, quegli errori, in modo che tu non sia mai in pericolo.
TG: E’ parte della natura umana. Ci chiediamo che cosa sia accaduto nella vita di quella persona che gli/le ha fatto prendere quella decisione, che sembra così lontana da noi? Penso che sia parte del fascino globale della serie, in quanto è una domanda universale.

A livello emozionale vi sono state scene particolarmente dure da interpretare?
TG: Tutte quelle con Matthew.
MGG: Tutte quelle con Thomas. [ridono] C’è qualcosa di speciale nelle serie tv perchè hai modo di vivere il tuo personaggio per lungo tempo, ed ogni settimana puoi dire “Uhmm, oggi avrò una madre schizofrenica” o “Oggi sarò un tossico-dipendente”, “Vedrò qualcuno che si spara”. Vi è una certa improvvisazione nella vita dello show, ovviamente abbiamo un team di autori straordinari che scrivono storie fantastiche e nulla è mai stato difficile in sè. Io mi diverto moltissimo nell’essere parte di questa serie, alcune storie ti possono colpire emotivamente e rattristare, ma per il resto è molto divertente.
TG: Penso che ogni attore, nel suo lavoro, cerca di trovare il proprio personaggio in modo da contestualizzarlo in ogni situazione e in una serie tv hai l’opportunità di farlo per un periodo di tempo molto lungo, di diventare quella persona che conosci meglio di chiunque altro, perfino degli autori stessi, e vederlo affrontare diverse situazioni e questo è ciò che continua ad essere interessante per noi e ti mostra alcuni aspetti del tuo personaggio che non sapevi esistessero perchè, naturalmente, non vi è mai stata occasione. E so per certo che, personalmente, l’episodio in cui Hotch perde sua moglie è stato naturalmente molto gratificante come attore, ma al tempo stesso molto dura viverlo.

Entrambi i vostri personaggi sono anime tormentate, credete che troveranno infine la pace?
MGG: Questa è una bella domanda. Parlo per Reid, credo che la pace per lui sia risolvere dei problemi, se smettesse di usare il suo cervello e diventasse schizofrenico come sua madre, perderebbe completamente il controllo. Ma penso che finchè lavora Reid sia felice.
TG: Penso che ciò che fanno i nostri agenti, lo fanno perchè ne sono ossessionati, sono molto bravi nel loro lavoro e ne traggono energia e proseguiranno finchè non potranno più. Jim Clemente, ad esempio, ha trascorso 26 anni su questi casi e lui ha trovato la pace necessaria per venire ad Hollywood a scriverne delle scenenggiaure.
Penso che il fatto che Hotch abbia rimandato l’affrontare della perdita di sua moglie e la responsabilità che ora ha verso suo figlio non lo faccia più sentire come se respirasse il suo lavoro 24 ore sue 24, cosa che invece ha fatto fino a quel momento.

L’idea di iniziare e finire gli episodi con quelle citazioni filosofiche è stata degli autori? E come funziona, è la frase che fa da timone alla story-line o viceversa?
MGG: E’ stata un’idea di Shemar a dire il vero. [ride] No, sto scherzando. E’ uno dei segni distintivi della serie, credo che fosse nata addirittura dal pilot.
TG: Sì, dal pilot. Era stato scritto da Jeff Davis, che aveva terminato l’episodio con delle citazioni. E nella proiezione di test vi è stata una reazione positiva, cosa che si è ripetuta poi durante la messa al pubblico. E man mano che gli autori proseguivano è diventato un aspetto che volevano mantenere. Ogni tanto è la trama che segue la frase e a volte viceversa. E’ una cosa molto interessante. E ho scoperto che una di quelle utilizzate è sbagliata. [ride]

Matthew, nella serie Jane Lynch interpreta tua madre: com’è stato lavorare con lei? Hai mai pensato di partecipare a Glee?
TG: Dovresti sentirlo cantare!
MGG: Oh sì, lei è fantastica! E’ stato un grande onore averla con noi, è una comica strepitosa e non sapevo che fosse eccezionale come attrice drammatica. Ma ora che è nel cast di Glee è una loro “esclusiva”: se stai lavorando per un network in genere non puoi lavorare per gli altri concorrenti.

Matthew sappiamo che ti piace dipingere, hai intenzione di perseguire questo aspetto della tua carriera a livelo più professionale?
MGG: Sì certamente. Quando giriamo, abbiamo del tempo libero tra un ripresa e l’altra e ricordo di aver iniziato proprio nella prima stagione, durante le pause, e me ne sono innamorato.
TG: Hai iniziato allora?
MGG: Sì certo, non avevo mai disegnato prima, e tutti mi hanno incoraggiato..
TG: Ha molto, molto talento e non ancora non ci credo che hai iniziato durante la prima stagione, è bizzarro!
MGG: Grazie, e in uno dei primi disegni c’eri tu al tavolo. Mi piacerebbe illustrare un libro per bambini e continuare a dipingere.

Matthew una delle peculiarità del tuo personaggio è che parla molto velocemente: è stata un’esigenza di copione o una tua idea?
MGG: Ho fatto un errore tempo fa [ridono], dimostrando loro che potevo memorizzare facilmente dialoghi molto lunghi. Ma durante le riprese vedevo le espressioni del cast e della crew annoiate di sentire un tizio con una voce come la mia parlare infinitamente, e quindi ho cominciato a parlare più velcoemente ed è diventata una peculiarità di Reid, oltre che una sfida personale di quanto riesca a pronunciare prima di interrompermi. E’ ora un giochino mentale che mi piace fare.
TG: Non siamo annoiati, siamo solo sorprendetemente increduli di quanto tu riesca a parlare velocemente e per di più, Matthew possiede anche una certa memoria eidetica come Reid. E una volta uno degli autori, per scherzo gli ha scritto un dialogo di 3 pagine: in realtà è stato poi diviso in vari segmenti, ma glielo hanno fatto girare come un’unica scena.

Avete menzionato prima che il pubblico è prettamente femminile, chi tra voi riceve più lettere d’amore?
MGG e TG: Shemar!
[segue un esilarante siparietto in cui imitano le rime di Shemar Moore e lo chiamano al cellulare]
MGG: Scusate qual’era la domanda? Mi sono distratto pensando agli addominali di Shemar! Penso che, da quel punto di vista, il fascino della serie, senza essere paragonati a 90210, è che ce n’è per tutti i gusti: il Brandon, il Luke Perry..Tu sei sicuramente Luke Perry [rivolto verso Thomas].

C’è un personaggio di un’altra serie tv che vi piacerebbe interpretare?
MGG: Larry David di Curb Your Enthusiasm! Mi identifico più nel suo personaggio che nell’attore, amo quella serie!

Avete mai visitato la sede della CIA a Quantico?
TG: E’ stato fantastico! E’ stato immeidatamente prima che Jim Cemente andasse in pensione: io e Joe Mantegna abbiamo trascorso un’intera giornata percorrendo il tour del campus, c’erano anche i miei figli: abbiamo visto l’addestramento di alcuni agenti e, ne abbiamo approfittato anche noi stessi, una simulazione virtuale di alcune situazioni che un agente può dover affrontare e quali decisioni potresti prendere in base a ciò che vedi, delle cose fantastiche. Abbiamo fatto anche un tour nel laboratorio, e tutto ciò che fanno per le forze dell’ordine di tutto il Paese.

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