fbpx
CinemaNews Cinema

Oscar 2022: i candidati a miglior film internazionale

Manca poco ormai e le domande più attese dagli appassionati di cinema avranno le loro risposte. Quel momento dell’anno in cui vai a dormire (perché, oh, l’età è quella che è e la nottata non te la fai) sapendo già che al risveglio sarai davanti ad uno schermo qualunque ansioso a scorrere la lista. Quale lista? Quella dei vincitori degli Oscar!

Per prepararci degnamente alla notte tra il 27 e il 28 Marzo, noi di Telefilm Central siamo qui a prepararvi due rapide schede per orientarvi tra le nomination. Una rapida scheda per presentare i film che quest’anno si contenderanno l’ambita statuetta che assomiglia allo zio Oscar buonanima di una sconosciuta segretaria dell’Academy. Iniziamo con un breve commento sui nominati nella categoria “miglior film internazionale”, quella che una volta premiava i film in lingua non inglese ed ora ha questo nome per sottolineare ancora di più quanto guardi al cinema di tutto il mondo. In rigoroso ordine alfabetico, ma con le immancabili previsioni personali.

Ecco i candidati agli Oscar 2022 per il miglior film internazionale:

Oscar 2022: Drive my car
Oscar 2022 miglior film internazionale: Drive my car – Credits: CG Entertainment

Drive my car (Giappone)

Ordine alfabetico che casualmente mette al primo posto proprio il film che più di tutti sembra avere già costretto i suoi produttori a pensare a chi tra loro dovrà fare spazio in valigia alla statuetta da portare a casa. Diretto da Ryusuke Hamaguchi, adattando liberamente due racconti di Haruki Murakami, Drive my car è unanimemente considerato il vincitore quasi ovvio. Non a caso è l’unico del lotto ad essere candidato anche come miglior film in assoluto e a vantare altre due nomination di peso, ossia miglior regista e migliore sceneggiatura non originale.

Articoli correlati

Drive my car è la storia di Yusuke Kafuku, regista teatrale incaricato di portare in scena una versione multilingue dello Zio Vanya di Checov al festival di Hiroshima, a distanza di due anni dall’esaurimento causato dalla perdita improvvisa della moglie. La produzione lo costringe ad assumere un’autista che guidi la sua adorata Saab 900 rossa facendogli così incontrare la schiva Misaki Watari che nasconde un drammatico segreto nel suo passato. Il film di Hamaguchi vive del rapporto tra queste due solitudini diverse, dei silenzi inizialmente ostili, dei dialoghi che lentamente sbocciano, delle confessioni catartiche che fluiranno con rassegnata mestizia. Un film intimista che non vuole concedere niente allo spettatore, ma che lo invita a farsi partecipe del dolore che opprime nel profondo i due protagonisti.

Un film fatto di infiniti viaggi in macchina che girano in tondo come la puntina di un giradischi che ad ogni giro fa risuonare note diverse. E probabilmente anche quelle degli Oscar.

Oscar 2022: È stata la mano di Dio
Oscar 2022 miglior film internazionale: È stata la mano di Dio – Credits: Netflix

È stata la mano di Dio (Italia)

A contendere la statuetta al film di Hamaguchi potrebbe essere un portabandiera italico? In fondo, è a lui che dobbiamo l’ultima vittoria di un film italiano proprio in questa categoria per cui sperare che Paolo Sorrentino faccia il bis non è blasfemia. Dopotutto a soffiare vento nelle vele di È stata la mano di Dio c’è anche Netflix che il film ha prodotto e sostenuto con una estesa campagna di marketing che di certo un peso lo avrà avuto per arrivare alla nomination. Non che ne ce fosse bisogno, in verità. L’ultima fatica del regista napoletano è un film deliziosamente atipico nella sua produzione. Ma meravigliosamente pulsante di emozioni e ricordi, aneddoti e riflessioni, commedia e tragedia.

Il film più autobiografico di Paolo Sorrentino è, in fondo, quello che meno è intriso dei suoi stilemi talmente caratteristici da essere facile oggetto di fortunate parodie. È stata la mano di Dio è, invece, un omaggio del Paolo Sorrentino regista al Paolo Sorrentino, adolescente in cerca di una propria identità nella Napoli fantasmagorica degli anni Ottanta. Un sentito ringraziamento a quei luoghi, quelle persone, quelle situazioni, quelle gioie, quei gol di Maradona. Anche e soprattutto a quel dolore che ha soffiato sulla fiammella ancora tremula di quel falò che sarebbe diventato l’amore per il cinema visto come salvifico creatore di sogni alternativi ad una realtà scadente.

Un ricordare per invitare all’ormai iconico “non ti disunire”. Ma difficile che il film non si separi dall’Oscar.

LEGGI ANCHE: È stata la mano di Dio: il romanzo di formazione di chi ha qualcosa da dire – Recensione del nuovo film di Paolo Sorrentino disponibile su Netflix

Oscar 2022: Flee
Oscar 2022 miglior film internazionale: Flee – Credits: I Wonder Pictures

Flee (Danimarca)

Vittoria che, invece, potrebbe arridere in un qualche modo a Flee. Non perché abbia reali possibilità di vincere la statuetta. Ma Il film d’animazione del regista danese Jonas Poher Rasmussen ha, in verità, già scritto il suo nome nelle memorabilia degli Oscar. Mai era, infatti, accaduto che uno stesso film fosse candidato in tre categorie usualmente tanto distanti: miglior film internazionale, miglior film d’animazione e miglior documentario. Solo chi non lo ha visto potrebbe, però, sorprendersi perché Flee è appunto un unicum degno della ricompensa che le tre nomination rappresenta.

Protagonista è Amin Nawabi, accademico danese immigrato dall’Afghanistan, dopo la vittoria dei mujaheddin nella guerra contro l’Unione Sovietica negli anni Ottanta. Amin deve scappare prima a Mosca e poi provare a raggiungere la Svezia dove vive il fratello maggiore. Finirà in Danimarca dove potrà finalmente vivere la sua omosessualità repressa e integrarsi in un paese distante anni luce per cultura e tradizioni. A patto però di mentire su chi è davvero e restare per sempre con un costante senso di precarietà e pericolo.

Flee adotta uno stile tanto rigoroso nel racconto orale quanto vario nel disegno animato. Immagini realistiche restituiscono la verità del testo. I colori pastello dell’Afghanistan prima del conflitto si spengono nei grigi dell’arrivo dei talebani e di una Mosca vittima del disfacimento della superpotenza sovietica. Al tempo stesso, le linee si fanno sfumate e i colori spariscono quando è il pudore a narrare il dolore senza volerlo mostrare esplicitamente. Agli inserti di immagini di repertorio è affidata la narrazione del contesto, ma anche i momenti in cui il regista invita lo spettatore ad allontanarsi per lasciare Amin alla sua serenità ritrovata.

Un film che sceglie un caso particolare per raccontare temi universali come l’accettazione dell’altro e il dolore di chi è costretto a fuggire.

Oscar 2022: La persona peggiore del mondo
Oscar 2022 miglior film internazionale: La persona peggiore del mondo – Credits: Oslo Pictures

La persona peggiore del mondo (Norvegia)

Chi scrive non ha scartabellato negli archivi. Probabile, però, che sia singolare trovare nella stessa lista due film provenienti da paesi così vicini da essere spesso accomunati in una sola regione. E così dopo il danese Flee, è ancora dalla Scandinavia che arriva un altro dei candidati a miglior film internazionale. Si tratta del norvegese La persona peggiore del mondo diretto da Joachim Trier (che però è danese). Un titolo già premiato al Festival di Cannes con la palma di migliore attrice alla protagonista Renate Reinsve. Una coproduzione franco – scandinava che vanta anche la candidatura come migliore sceneggiatura originale per lo stesso Trier e il coautore Eskil Vogt.

Diviso, come avverte l’incipit, in un prologo, dodici capitoli e un epilogo, La persona peggiore del mondo è la storia di Julie, trentenne ancora indecisa su chi vuole essere. Un romanzo di formazione atipico nel suo riferirsi ad una età in cui ci si sarebbe dovuti già incamminare per la strada scelta. Julie diventa, invece, l’archetipo di una generazione che è cresciuta senza problemi con il supporto costante di una famiglia disposta ad accettare mille cambiamenti di idea. Una ragazza in perenne attesa del momento giusto, ma che non sa cosa sia quel momento giusto che sta aspettando. Un processo di maturazione che il film segue attraverso scene minime e massime tra commedia e tragedia, romanticismo e divertimento, seriosità e spontaneità.

Un cammino che si deve avere il coraggio di seguire quando lo si è trovati anche a costo di sembrare avulsi da ciò che gli altri si aspetterebbero da te. Anche a costo di sembrare la persona peggiore del mondo.

Oscar 2022: Lunana
Oscar 2022 miglior film internazionale: Lunana – Credits: Officine Ubu

Lunana – a yak in the classroom (Bhutan)

Non poteva mancare la quota “film esotico da festival”. Quel titolo proveniente da qualche filmografia sconosciuta e ambientato in qualche luogo che si fa fatica a trovare su un buon atlante. A riempire questa casella è Lunana – a yak in the classroom, film diretto da Pawo Choyning Dorji. Film e regista vengono dal Bhutan, sperduto regno incastonato nella catena dell’Hymalaya con meno di ottocentomila abitanti. Famoso finora per essere il paese con il più alto indice di felicità interna lorda, parametro alla massimizzazione del quale sono indirizzate le attività del governo stando alle decisioni della famiglia reale. Ma, se questo è il paese con il più alto indice di felicità interna lorda, perché tanti ragazzi vogliono andarsene?

Domanda che uno dei pastori rivolge al giovane Ugyen, insegnante svogliato mandato per punizione a Lunana, il più remoto dei paesini che compongono il regno hymalayano. Il film diventa allora il racconto di un modo di vivere semplice e immediato, a contatto con una natura incontaminata e intriso di gesti semplici e spontanei. Dove appunto è normale avere uno yak in classe ad alimentare la stufa con i suoi escrementi, ma anche ascoltare ogni mattina il canto di una ragazza che si arrampica su una roccia per omaggiare le montagne sullo sfondo. Il film potrebbe avere vita facile puntando sul fascino dell’esotico, ma sfugge a questo gioco per la sincerità che trasuda dalle immagini e dagli attori. Merito della scelta del regista di girare con attori non professionisti scelti tra i veri abitanti di questo villaggio incontaminato.

Un film dall’angolo più remoto del mondo venuto a curiosare nella notte più famosa del mondo.

Winny Enodrac

Vorrei vedere voi a viaggiare ogni giorno per almeno tre ore al giorno o a restare da soli causa impegni di lavoro ! Che altro puoi fare se non diventare un fan delle serie tv ? E chest' è !

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to top button