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Jack Bauer: eroe o carnefice?

Geniale, coraggioso, controverso, duro dal cuore tenero, fedele ai suoi principi e disposto a tutto pur di conseguire i propri obiettivi, anche se questo significa andare contro la legge, contro il buon senso e contro la morale. Questo, e molto altro ancora, è Jack Bauer, indiscusso protagonista di 24, serial di culto giunto ormai alla sua settima stagione (e sarebbero otto, se non fosse stato per lo sciopero degli autori dell’anno scorso). Kiefer Sutherland, dopo anni di film mediocri, parti insignificanti e una vita passata all’ombra dell’irraggiungibile padre, il monumento Donald Sutherland, azzecca il personaggio che darà la svolta alla sua carriera, entrando di diritto nella storia dei serial TV grazie ad uno show originale, scritto splendidamente e capace, dopo ormai otto anni, di restare coinvolgente ed emozionante.

Dopo il mediocre Day Six, infatti, Jack Bauer ha ritrovato la forma dei tempi migliori nello strepitoso Day Seven, a cui l’anno di pausa deve aver fatto gran bene, dato che si tratta probabilmente della miglior stagione di 24 da molto tempo a questa parte.

Le primissime scene si riallacciano con quello che, da anni, è il vero tallone d’Achille di Jack: la tortura. Un argomento delicato e di grande attualità, da sempre fonte di critiche per lo show, soprattutto in un periodo in cui gli Stati Uniti si son trovati ad affrontarne le conseguenze sulla propria pelle, vedi questioni Guantanamo e maltrattamenti ai prigionieri iracheni.

Bauer si ritrova coinvolto in un processo per via dei ripetuti abusi nei confronti dei suoi prigionieri nel corso delle sei stagioni precedenti: di fronte ad una commissione del Senato, dovrà rendere conto delle sue azioni, crude e violente, e dei suoi metodi di interrogazione all’interno del CTU, ormai smantellato.

Poco importa, dunque, che grazie a questo modo di operare sia riuscito a salvare milioni di persone. E’ una storia vecchia come il mondo: fino a che punto il fine giustifica i mezzi? Se spezzare una gamba ad un suo nemico può portare alla salvezza di un’intera città, è legittimato a farlo?

Più che altro, non ha alternative. Di fronte al pericolo imminente, non c’è regola che tenga.

Non che ci provi gusto, intendiamoci. Anzi, Jack stesso ammette più volte di convivere quotidianamente col rimorso per ogni vita da lui spezzata e ogni barbaria compiuta. Ma nella posizione in cui è venuto ripetutamente a trovarsi, è stato costretto a fare delle scelte.

A scegliere il male minore. Per sventare una minaccia batteriologica, nel Day Three, Jack è costretto dal cattivone di turno a giustiziare un suo collega a sangue freddo, in quella che è forse la scena emotivamente più potente e straziante di tutto 24.

La formula del telefilm, inoltre, non aiuta. La frenesia e il ritmo martellante delle scene costringono i personaggi ad agire in modo rapido ed spesso istintivo, senza avere il tempo materiale di riflettere su quanto sta accadendo. Non c’è “domani”, l’azione è tutta concentrata sul presente, e al povero Jack Bauer non viene concesso neanche il tempo di fare uno spuntino o una capatina al bagno. Spero per lui che almeno approfitti delle pause pubblicitarie.

Come se tutto questo non bastasse a complicargli la vita, Jack ha dovuto affrontare mille problemi famigliari.

Sua moglie Teri è stata freddata dalla perfida Nina Meyers durante l’ormai lontano Day One, i rapporti con sua figlia Kim sono sempre stati estremamente tormentati, ogni altra relazione che ha provato a costruire si è rivelata fallimentare (una su tutte, quella con Audrey Raines) e dulcis in fundo nel Day Six ha scoperto che suo padre e suo fratello facevano parte di una spietata organizzazione criminale, in quello che è forse il punto più basso raggiunto da 24 nella sua storia.

Riuscirà mai il nostro valoroso eroe a trovare un briciolo di pace? Non in questa vita e non in questa serie. Perché nessuno vuole vedere un Jack Bauer capofamiglia della famiglia del Mulino Bianco. Nessuno vuole vederlo protagonista di una sit-com o di una commedia sentimentale. Jack Bauer è l’ultimo e forse più riuscito erede di una stirpe di action-hero a stelle e strisce capace di infiammare l’immaginario collettivo americano (e non solo) e di affrontare le paure di una società che vive nel terrore.

L’idea che da qualche parte ci sia qualcuno come lui pronto a disinnescare un ordigno e a smantellare organizzazioni terroristiche fa dormire sonni più tranquilli all’americano medio. E chissà se quell’americano medio si rende conto di che razza di asprissima critica al sistema sia nascosta tra le righe di ogni episodio di 24, tra presidenti degli Stati Uniti doppiogiochisti e agenti federali corrotti.

Mi spiace non aver potuto approfondire ulteriormente il discorso sul Day Seven, a mio avviso quanto di meglio abbia offerto finora la stagione “telefilmica” americana, ma farlo senza incappare in spoiler era pressoché impossibile. Vi invito dunque a procurarvelo o, in alternativa, ad aspettare la messa in onda italiana, perché l’evoluzione del personaggio Jack Bauer raggiunge nuove, insperate vette.

Fonte: Telefilm-Central Fanzine numero 4

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