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Recensioni Serie Tv

Off The Map – 1.01 Saved by the Great White Hope

Non c’è due senza tre. Dopo Grey’s Anatomy e Private Practice, due dei serial più seguiti sulla ABC, Shonda Rhimes ci riprova. Ancora. Il risultato è: Off The Map.

Quando mi arrivò la notizia che Shonda Rhimes avrebbe prodotto un nuovo medical drama per la ABC la mia prima reazione è stata paura. Con questa donna io ho un rapporto di amore ed odio. Amo Grey’s Anatomy, e odio Private Practice. Che pure, quest’ultimo, continuo a seguire per non si sa quale non meglio identificata ragione, alternando momenti in cui lo abbandono e mi sento finalmente libero, con le volte in cui magicamente decido di riprenderlo – e nel farlo, mi maledico perchè a quel punto sono io il pirla che decide consciamente di farsi del male.

Shonda Rhimes è il male. Qui lo dico e qui lo sottolineo. Ha un unico obiettivo: quello di rovinarmi la vita.

Dicevo che quando ho ricevuto la notizia che la produzione di Off The Map era stata avviata, mi feci prima una grassa risata, seguita da un attacco di mal di pancia, e infine esclamai fiero e soddisfatto: hahaha, e chi se lo guarda?

Visto che sto qua a scriverne, io.

Non lo so perché, sul serio. Sarà che è un periodo un po’ così, in cui per tutta una serie di ragioni il mio umore fa piuttosto pena, e che di conseguenza ho sentito la necessità di peggiorare la situazione (perché di base c’è che mi piace farmi del male). Sarà perché sono curiosissimo, sarà perchè mi diverte criticare. Comunque ho deciso di guardare Off The Map.

La cosa più triste? Mi è piaciuto!

Attenzione: mi è piaciuto andrebbe definito per bene. Non è bello quanto Grey’s Anatomy, che nonostante i fan di E.R. tentino ancora dopo sette anni di discreditarlo è il medical più visto e chiaccherato della tv (puristi.. io non ho mai visto un episodio di E.R., e invece religiosamente seguo la morale di nostra Dio Meredith Grey), ma è decisamente molto meglio di quel Beautiful dei poveri che è diventato Private Practice.

Quei furbastri della ABC, dopo la fine di Lost, dovevano sfruttare in qualche modo quei costosissimi set, e hanno ben deciso di ambientarci un nuovo medical drama – perchè i medical, come i procedurali, funzionano sempre piuttosto bene – ovviamente affidandolo all’onnipresente Rhimes. Off The Map è quindi un medical drama, se non l’aveste ancora capito, ma un pochetto atipico: è ambientato da qualche parte nel Sud America, dove un gruppo di dottori si ritrova a dover curare la popolazione del luogo, spesso con mezzi del tutto non convenzionali, ma necessari vista la mancanza non solo di personale, ma soprattutto di mezzi. Insomma: non si parla certo di assicurazione sanitaria come nei recenti episodi di Grey’s Anatomy. Qui ci si ritrova ad essere a corto di sangue, e ad effettuare una trasfusione col latte di cocco (ed è successo sul serio, oh yeah).

In questo simpatico ospedale, che in realtà pare una palafitta, sperduto da qualche parte nel Sud America ci sono il Dr. Stranamore 2 La vendetta, ovvero il Dr. Ben Keeton che ha il volto di Patrick.. oops, volevo dire Martin Henderson; c’è la dottoressa di origini ispaniche Zee (Valerie Cruz), e l’ex di Miranda Bailey, il Dr. Cole (Jason Winston Georg). A questi si aggiungono tre giovincelli appena arrivati dal mondo civilizzato: la puritana ‘mi è morto il fidanzato’ Lily Brenner (interpretata da Caroline Dhavernas, l’indimenticata protagonista di Wonderfalls, uno dei tanti capolavori che la FOX ha cancellato dopo tipo 2 episodi, per capirci), il chirurgo plastico che invece di studiare andava trombando in giro Tommy Fuller (Zach Gilford) e Mamie Gummer (Mina Minard, la figlia di Meryl fucking Streep), ovvero la tipa il cui naso arrivava prima di lei. Per farla breve: dottori così sfigati che non li voleva più nessuno, e solo in Sud America potevano finire.

Già si vedono i triangoli o meglio i parallelepipedi amorosi che solo Shonda Rhimes ci ha abituato a guardare, e c’è pure l’elemento mistery: chi è la dottoressa che è arrivata a fine episodio (Rachelle Lefevre) e chi si riferisce nel dialogo finale con Ben? Ma soprattutto, ce ne frega veramente qualcosa? Metteteci poi un po’ di sano buonismo di base, del tipo: mentre voi state a casa sul vostro divano, in Sud America c’è gente che rischia di morire per una semplice asma, e il piatto tipico di Shonda è servito! Gnam, gnam, ammetto di essere affamato, vado per assaggiare e cosa scopro? Che manca il sale! Dove sono i dottori che scopano nella giungla, eh? Dove? Cara Shonda, sorprendimi, che altrimenti torno a guardare Private Practice (che per vostra informazione, ho abbandonato per la duecentesima volta, e che probabilmente riprenderò presto.)

Cercando di fare le persone serie, Off The Map non è male. Non è neanche un capolavoro, ma sostanzialmente è un serial che fa il suo compito: intrattenerti per quaranta minuti. La cosa più bella è che ti intrattiene con poco: di esteticamente bello c’è solo il paesaggio (che però è piuttosto ostile, quindi chi ci vorrebbe andare a vivere?), nessuno dei membri del cast è particolarmente figo (a parte Derek Sheperd 2 la venedetta, che son sicuro avrà fatto sospirare qualche simpatica donnina; chi c’è? La figlia di Meryl Streep? Stendiamo un velo pietoso..), non ci sono casi medici chissà quanto complessi.. eppure, magicamente, intrattiene.

La verità è che tutto è in perfetto equilibrio: i vari elementi si amalgano bene, e la sensazione che provi – a fine puntata – è un misto di soddisfazione e voglia di continuare nella visione. I personaggi, nonostante siano stati solo abbozzati e siano spesso vittime dei più ovvi clichè (il donnaiolo chirurgo plastico? Ti prego, Shonda, ti prego! Che poi Zach Gilford? E’ un bel ragazzo si, ma..), in realtà risultano subito simpatici, e per quanto mi riguarda è una nota molto positiva. C’è un bel cast, in particolare i tre “giovani” brillano sui seniors: Caroline Dhavernas, Zach Gilford e Mina Minard sono bravi e credibili, e c’è una certa alchimia tra di loro, non so se l’ho notata solo io.Per quanto riguarda le sceneggiature, non siamo ai livelli Grey’s Anatomy, che sono sempre curatissimi; questi sono decisamente più scarni, ma scorrono veloci e in maniera godibile, contribuendo ad un feeling di leggerezza che in effetti pervade tutto il serial.

Pensandoci bene non so perchè mi è piaciuto, e questa recensione è brutta quasi quanto il naso di Mina Minard. Già so che la settimana prossima starò a chiedermi chi me l’ha fatta fare, ma nel frattempo.. tre stelline e mezzo su cinque!

Cristiano

Fondatore

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