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Mixed by Erry: musica e tutto il resto nella Napoli degli anni Ottanta – Recensione del film di Sidney Sibilia sul re dei pirati

Titolo: Mixed by Erry
Genere: commedia
Anno: 2023
Durata: 1h 52m
Regia: Sidney Sibilia
Sceneggiatura: Sidney Sibilia, Simona Frasca, Armando Festa
Cast principale: Luigi D’Oriano, Giuseppe Arena, Emanuele Palumbo, Chiara Celotto, Greta Esposito, Adriano Pantaleo, Cristiana Dell’Anna, Fabrizio Gifuni, Francesco Di Leva

Chi scrive ha l’abitudine di dare uno sguardo al pubblico in sala e l’ha fatto anche prima della visione di Mixed by Erry. Giusto il tempo di notare come gran parte (se non la totalità) degli spettatori avevano tra i 15 e i 30 anni all’epoca dei fatti raccontati dal nuovo film di Sidney Sibilia. L’età giusta per poter dire che all’epoca (e, forse, ancora oggi da qualche parte sperduta in soffitta o in garage) avevano una collezione preziosa di cassette Mixed by Erry. Reliquie comprate facendo attenzione che il marchio olografico che ne garantiva la qualità non fosse una copia. Come ammoniva l’avviso, “se questo marchio è una fotocopia, allora non è originale Mixed by Erry”.

Che poi l’originale fosse a sua volta un copia pirata delle versioni ben più costose vendute dalle case discografiche era un particolare che non interessava a nessuno. Anzi, a dirla tutta, le compilation Mixed by Erry erano anche migliori come scelta musicale.

Mixed by Erry: la recensione
Mixed by Erry: la recensione – Credits: Groenlandia

Tre fratelli dal multiforme ingegno

Mixed by Erry è la storia romanzata ma non troppo di tre fratelli che inseguendo la passione di uno di loro arrivarono quasi senza volerlo ad essere la prima casa discografica in Italia per numero di vendite di audiocassette. Numeri talmente alti da convincere la più importante società di produzione di cassette vergini di quegli anni a scendere a patti con loro per implorare un contratto in esclusiva. Una rete talmente capillare ed efficiente da coprire buona parte del sud Italia con tempistiche irraggiungibili da aziende ben più blasonate. Un giro d’affari con guadagni spropositati e una quantità di persone coinvolte a diversi livelli da rappresentare una delle più fiorenti industrie del meridione. Cifre così da capogiro da richiedere, infine, leggi speciali del governo e una taskforce dedicata della Guardia di Finanza per fermare un fenomeno sul quale ormai non era più possibile chiudere un occhio, anzi due.

Perché quella di Mixed by Erry è, in verità, la storia di Enrico, Peppe e Angelo Frattasio che inventarono la pirateria musicale. Un’invenzione nata dalla ingenua volontà di Enrico di fare il DJ o almeno di creare compilation per far conoscere agli altri la musica che a lui piaceva o anche solo fare un piacere a un amico che vuole fare un regalo ad una ragazza. Un successo dovuto alle capacità imprenditoriali di Peppe che come i più abili skipper sa fiutare il vento e trovare i migliori marinai per far volare la barca sull’acqua arrivando prima degli altri nella regata del successo. Un’impresa commerciale capace di muoversi nel sottobosco senza cadere in trappole o farsi frenare da ostacoli grazie al coraggio incosciente e ai modi sfrontati di Angelo che dal carcere minorile è uscito con una rinnovata fiducia in sé stesso.

Mixed by Erry è, prima di tutto, il racconto di una saga familiare che nasce dai vicoli di Forcella e in quei vicoli resterà sempre anche quando soldi e fama avrebbero permesso loro di trasferirsi altrove. Un trio che si allargherà coinvolgendo mogli che in loro credono con la stessa sincera convinzione di genitori che restano uguali a sé stessi. Una famiglia che non si disunirà mai e che farà della sua unione la forza per sopravvivere con un sorriso anche all’inevitabile finale. Perché, in fondo, ciò che sono e ciò che erano non è mai cambiato.

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Mixed by Erry: la recensione
Mixed by Erry: la recensione – Credits: Groenlandia

La Napoli degli anni Ottanta tra Maradona e o’Re

Il tono fresco e frizzante da commedia innocente di Mixed by Erry fa passare inesorabilmente in secondo piano quella che è una verità inoppugnabile. Per quanto simpatici e coinvolgenti, i tre fratelli sono a capo di quella che è una vera e propria associazione a delinquere. La qualità eccellente delle loro audiocassette, talmente elevata da renderle a loro volta oggetto di copie contraffatte, non deve far dimenticare che si trattava di pirateria illegale. Anzi, non è esagerato dire che proprio il marchio Mixed by Erry sia responsabile della nascita della pirateria su larga scala. Quelle audiocassette altro non sono che le nonne dei torrent per scaricare film e serie tv e dello streaming online illegale di oggi.

In Mixed by Erry questa dimensione illegale non arriva allo spettatore perché non è percepita come tale dagli stessi protagonisti. Non perché non siano consapevoli di star violando svariate leggi (e alcune ancora da scrivere persino). Ma perché vivono in una condizione dove ciò che conta è cogliere le opportunità. Non lasciarsi affondare dai “non si può fare”, ma piuttosto aggirare ogni ostacolo con astuzia, coraggio, spavalderia e un pizzico di sana follia. Un atteggiamento figlio della Napoli anni Ottanta in cui il film è ambientato. Una città che mischiava con incosciente facilità sacro e profano. La fede in San Gennaro e la devozione all squadra che stava per regalare il primo agognato scudetto. Il contrabbando di sigarette e le bancarelle che vendevano di tutto a prezzi ribassati. Un calderone dove Maradona poteva essere ospite a casa di o’Re nonostante questo fosse il capo della camorra di Forcella.

Un caos ribollente di entusiasmo e fiducia dove l’onestà non si misurava da quanto rispetto avevi per le leggi, ma da quanto bene facevi a chi si affidava a te. Non è, quindi, una contraddizione che il padre dei tre fratelli si vanti di essere onesto. Il suo dovere è non far mancare il piatto a tavola. E lo fa ogni giorno anche se vendendo casse di Jack Daniels fatte di bottiglie riempite di tea. Un elogio dell’arte di arrangiarsi non nato dal dover fare di necessità virtù perché nessun aiuto sarebbe mai arrivato da nessuno stato. Un rimboccarsi le maniche senza piangersi addosso perché proprio da quel nulla poteva nascere il tutto.

Perché, se non hai nulla, non hai neanche nulla da perdere, ma tutto da guadagnare. Ed ogni sogno può diventare realtà. Mixed by Erry non è, quindi, un’apologia di reato, ma piuttosto uno sguardo sorridente a chi il sogno l’ha realizzato comunque senza far male a nessuno. E, anzi, diventando la colonna sonora di una generazione.

Mixed by Erry: la recensione
Mixed by Erry: la recensione – Credits: Groenlandia

Un film costruito con voluta svagatezza

Mixed by Erry è il quinto film diretto da Sidney Sibilia che si fa affiancare da Armando Festa per adattare il romanzo quasi omonimo di Simona Frasca che completa il trio di autori. La storia dei fratelli Frattasio sembrava, in realtà, già scritta direttamente dal regista salernitano. Impossibile, infatti, non vedere nel trio Enrico – Peppe – Angelo degli epigoni reali della banda di ricercatori mancati che hanno fatto la fortuna della trilogia Smetto quando voglio. Ed altrettanto improbabile era anche la vicenda al centro de L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, precedente lavoro realizzato per Netflix (che qui compare come produttore insieme a Rai Cinema e alla Groenlandia di Matteo Rovere).

Mixed by Erry porta avanti la cifra stilistica di Sibilia fatta di personaggi improbabili che si rendono protagonisti di storie impensabili. Muovendosi nell’illegalità senza essere mai recepiti dallo spettatore in sala come dei pericolosi criminali. I tre fratelli Frattasio, l’ingegner Giorgio Rosa, il neurobiologo Pietro Zinni e la sua banda di universitari a spasso condividono tutti la stessa aura. Quella di emarginati che arrivano al successo passando per la porta sul retro perché quella principale gli è stata sbattuta in faccia. Una rivincita che avviene sempre senza lamentarsi della sconfitta, ma piuttosto condendo il tutto con una svagata leggerezza.

Mixed by Erry riesce in questo intento grazie ad un cast di giovani attori napoletani praticamente al debutto. Luigi D’Oriano, Giuseppe Arena, Emanuele Palumbo hanno curriculum piuttosto scarni e al più sono conosciuti tra i ragazzi di Napoli e provincia per qualche web serie semi dilettantistica disponibile sui social. Sono però perfetti nei loro ruoli recitando con una naturalezza e una spontaneità che rendono vivi i loro personaggi.

Altrettanto efficace è il cast di supporto che continua a parlare napoletano con i più esperti Cristiana Dell’Anna, Adriano Pantaleo, Francesco Di Leva. Non risulta fuori luogo un nome come Fabrizio Gifuni che si cala con piacere in una produzione per lui insolita. Inevitabile, poi, che di primaria importanza sia la colonna sonora che, proprio come le compilation Mixed by Erry, ripesca il meglio della musica di quegli anni tra Napoli e il resto del mondo. Tocca poi al misterioso rapper Liberato realizzare la main track e la canzone dei titoli di coda.

Mixed by Erry è un film che ha forse l’unica pecca di parlare esplicitamente a chi, come il sottoscritto, era ragazzo nella Napoli degli anni Ottanta. A chi si affidava ad Erry per accompagnare con la musica la propria adolescenza e giovinezza. E il resto del mondo? Può accontentarsi di conoscere la storia dell’inventore della pirateria.

Mixed by Erry: la recensione

Regia e fotografia
Sceneggiatura
Recitazione
Coinvolgimento emotivo

Un film scanzonato su chi ha creato la colonna sonora di una generazione anche se in modo illegale

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Winny Enodrac

In principio, quando ero bambino, volevo fare lo scienziato (pazzo) e oggi quello faccio di mestiere (senza il pazzo, spero); poi ho scoperto che parlare delle tonnellate di film e serie tv che vedevo solo con gli amici significava ossessionarli; e quindi eccomi a scrivere recensioni per ossessionare anche gli altri che non conosco

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