
Homeland: Shaun Toub parla del suo personaggio, Javadi
Con il finale di stagione andato in onda, negli Stati Uniti, domenica 15 dicembre, Homeland si affaccia sulla quarta stagione con tante domande, molte delle quali riguardano il futuro dell’Iran dopo che Javadi è riuscito a portare a termine il piano ideato da Saul, con l’aiuto di Brody. Ma è proprio il comportamento di Javadi che in questa stagione ha generato più dubbi: dopo aver tradito Saul una volta, è sicuro che farà ciò che gli è stato chiesto? La domanda è fondamentale soprattutto se si considera il potere di cui è stato investito: continuerà a fare ciò che gli dice la CIA o lo sfrutterà per i propri interessi?
A parlare di Javadi è proprio l’attore che veste i suoi panni, Shaun Toub, che in un’intervista con Hollywood Reporter, alla vigilia del finale di stagione, parla delle mosse del suo personaggio e non solo.
Quanto dovrebbero essere preoccupati gli spettatori per una conclusione negativa del piano di Javadi?
“Bisogna chiedersi cosa stia pensando Javadi e come si comporterà. E’ un sopravvissuto e troverà la via d’uscita migliore per lui. Loro hanno qualcosa su di lui di cui non può liberarsi, ma è una posizione di potere. Bisogna capire come deciderà di usarlo”.
La storia di Javadi è cambiata molto da come te l’avevano presentata all’inizio?
“Inizialmente, quando ho incontrato Alex Gansa, lui mi diede un’idea di quello che sarebbe stato il personaggio, alla fine non è stato proprio così, ma sapevamo che avrebbe avuto un ruolo fondamentale. Io ero particolarmente interessato al background con Saul, al fatto che fossero amici e al fatto che Javadi avrebbe dovuto consegnare a Saul degli agenti. Saul ha portato la moglie e il figlio di Javadi fuori dall’Iran, lasciando lui lì”.
Tu e Mandy non avete avuto molto spazio.
“E’ sempre bello confrontarsi con i migliori e lui è molto, molto bravo in quello che fa. Ho dovuto mantenere la mente aperta e non crearmi idee sulle seconde registrazioni perché lui cambia sempre. Speravo di avere più spazio con lui”.
Sei mai stato titubante sul ruolo?
“Non volevo che fosse solo il cattivo, unidimensionale. Per gli spettatori è sempre più divertente vedere personaggi con più facce. Volevo che lui fosse così e non solo il cattivo, ma affascinante e con un lato umano”.
E’ difficile trovare del fascino in un uomo che colpisce a morte la moglie con una bottiglia di vino rotta.
“E’ stata una scena difficile per me. Ho dovuto provare a capire perché lo facesse, perché avevo dei problemi. Era come un animale in gabbia con le spalle al muro. Non aveva altre possibilità. L’unica via d’uscita era arrendersi e voleva rendere la vita di Saul un’infermo. Era una vendetta per aver portato sua moglie e suo figlio fuori dall’Iran. Non credo che l’avesse pianificato finché Carrie non lo ha messo con le spalle al muro”.
Tu sei irano-americano. Cosa pensi che i rapporti migliore tra i due paesi coincidano in qualche modo con la storyline?
“Non so se è l’arte che imita la realtà o viceversa, ma l’Iran è di nuovo al centro dell’attenzione. Io dico sempre che bisogna prendere quello che si vede in Tv con i dovuto distacco. Noi 

Pensi che ci sia abbastanza equilibrio nel modo in cui il Medio Oriente è rappresentato in Tv?
“Nella mia carriera, ho sempre deciso di tenermi lontano dalla politica. Sono anche molto attento nei ruoli che scelgo, sono sempre stato dalla parte dei buoni, se vuoi che interpreti il cattivo, il terrorista, se così lo vogliamo chiamare, è meglio che ci sia una buona ragione. Non può essere il classico terrorista mediorientale. Prima di tutto odio quel termine. Personalmente non vedo Javadi come un terrorista, è un personaggio molto interessante”.










