The Big Bang Theory: recensione episodio 7.17 – The Friendship Turbulence

The Friendship Turbulence è un episodio che per semplificarsi la vita preferisce dividere i nostri sette protagonisti in tre sottotrame separate l’una dall’altra, una coppia per trama, con questa volta Bernadette sorteggiata per saltare il turno e lasciare così un pelo di raggio d’azione in più a Raj.

E già qui si potrebbe concludere la recensione. Al contrario di altri capitoli infatti questa diciasettesima puntata non scava molto all’interno dei personaggi, preferendo piuttosto concentrarsi sulla costruzione di battute e situazioni comiche che in realtà di originale hanno ben poco. Persino le strade battute non brillano per unicità. Se da una parte infatti abbiamo Sheldon e Howard che nuovamente tentano di affrontare il loro rapporto di amore-odio-gelosia-insofferenza iniziato dieci anni orsono, dall’altra troviamo il plot di Raj ed Amy che semplicemente si limita a traslare sulle chat online l’incapacità di Koothrappali di parlare con le donne e di mantenere la solitudine di Amy. Il conflitto Leonard-Penny-paure di Penny, con la ragazza nuovamente accostata e regredita alla figura di un primate all’interno del percorso evolutivo della specie, risulta quindi essere quello maggiormente articolato e con una piccola dose di novità. Dopo essere letteralmente andate in fumo le speranze di Penny di concretizzare le proprie aspirazioni da attrice, la biondona si fa prendere dall’ansia e dallo sconforto nel dover essere costretta a tornare a rivestire i panni della cameriera. E questo è già un primo segno distintivo rispetto al passato. A quanto io mi ricordi, infatti, il personaggio di Kaley Cuoco non ha mai prestato il fianco a momenti di debolezza seppur fugaci come il suddetto. Solitamente si è sempre fatta trovar pronta con una bottiglia in mano, con una battuta pronta in bocca o con una fuga strategica all’interno di una serata oltre i limiti. Questa volta invece accanto a lei c’è Leonard, che, al contrario del solito, riesce a giocare tutte le carte giuste, persino con l’escamotage finale. Il regalo della nuova auto a Penny onestamente mi ha stupito, non per la soluzione in sé, in realtà una gigantesca telefonata, ma per come è stata gestita la reazione di Penny, che, al contrario di quanto mi aspettassi, ha accettato di buon grado il regalo del fidanzato senza incavolarsi per questioni di principio e corbellerie varie.

Per quanto riguarda Raj e Amy, viceversa, nulla di nuovo splende sotto il sole. Relegata all’interno di una relazione da passo di lumaca, la biologa sembra voler tentare un approccio quasi omosessuale alla ragazza che Raj vorrebbe corteggiare. Le due nuove amiche hanno le stesse passioni e vanno molto d’accordo insieme, ma ad ostacolare il cambiamento radicale arriva puntuale l’intervento di Koothrappali  e del proprio repertorio stile Harmony, che ancora una volta fa dell’indiano un personaggio utile per ogni espediente  narrativo (in questo senso il breve momento di gelosia nello sviluppo Howard-Sheldon poteva essere calcato maggiormente), ma ancora incapace di trovare la propria indipendenza all’interno dello show. Il giochino si era per un attimo interrotto con l’ingresso di Lucy all’interno della sitcom, ma ormai Kunal Nayyar sembra destinato ad essere costantemente contraltare delle avventure dei propri colleghi. Ed è questo l’errore alla base di The Friendship Turbulence; un usato sicuro che alla diciasettesima puntata della settima stagione riesce semplicemente a strappare qualche sorriso e poco più. Un compitino ben eseguito che se fosse stato realizzato alla prima stagione arriverebbe a strappare la sufficienza risicata (rimangono comunque tre storie che nulla hanno a che fare l’una con l’altra e potrebbero tranquillamente raccontare di sette persone che vivono a chilometri di distanza), ma dal settimo anno di The Big Bang Theory ci si aspetta decisamente qualcosa di più, soprattutto qualcosa di più di un lungo elenco di scherzi subiti da Sheldon e mortificazioni ai danni di Wolowitz.

7.17 – The Friendship Turbulence

La solita minestra

Un'occasione persa per cercare di esplorare qualcosa di diverso

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