Titolo: L’Orchestra Stonata (En fanfare)
Genere: commedia
Anno: 2024
Durata: 1h 42m
Regia: Emmanuel Courcol
Sceneggiatura: Khaled Amara, Oriene Bonduel, Emmanuel Courcol
Cast principale: Benjamin Lavernhe, Pierre Lottin, Sarah Suco
Non si parlerà mai male abbastanza di come vengono tradotti in italiano i titoli dei film stranieri e L’Orchestra Stonata è solo l’ultimo esempio. Non il più scorretto, a dire il vero, perché l’originale En fanfare almeno ha dentro una parola che, in effetti, si può tradurre anche come orchestra anche se fanfara o banda sarebbe più corretto. Ma è quell’aggettivo stonata ad essere inutilmente superfluo e profondamente bugiardo.
Perché di stonato nel film di Emmanuel Courcol e nella storia che racconta non c’è nulla.
Fratelli per sangue e per musica
Non corre mai il rischio di stonare Thibaut, famoso direttore d’orchestra, invitato a dirigere le migliori filarmoniche su ambo i lati dell’Oceano Atlantico e avidamente atteso per l’opera che sta componendo. Una composizione che rischia di essere il suo lascito quando scopre di essere malato di leucemia e destinato a morire in assenza di un donatore compatibile. Sarà proprio questa ricerca a fargli scoprire di essere stato adottato e di avere un fratello che non ha pescato il biglietto giusto alla lotteria dell’adozione. Questa la scintilla che accende il motore di L’Orchestra Stonata, film che poi procede intrecciando la storia di due fratelli. Thibaut e Jimmy, che devono imparare a parlarsi con quelle dei mondi diversi in cui si trovano a vivere.
Realtà totalmente opposte, quelle che L’Orchestra Stonata porta sullo schermo. Per Thibaut, l’alta società raffinata ed elitaria del mondo dei concerti e delle orchestre di virtuosi che per tutta la vita si sono dedicati solo alla ricerca della perfezione. Per Jimmy, la quotidianità complicata di lavoratori sempre a rischio di essere sacrificati sull’altare del profitto. La solitudine di chi ha speso ogni suo giorno a fare di una passione una virtù ineguagliabile nel caso di Thibaut. La lunga lista di fallimenti con cui rassegnarsi a convivere cercando di evitarne altri nel caso di Jimmy. Una serie di contrasti che è inevitabilmente anche figlia di quella separazione iniziale che ha cambiato la vita di entrambi quando nessuno dei due era abbastanza grande per poter dire la sua.
L’Orchestra Stonata si affida ad una trita frase fatta per unire questi due mondi. Un banale “quello ha la musica nel sangue” che diventa il modo in cui i due sconosciuti scoprono di avere qualcosa in comune. Perché, nonostante la formazione classica, Thibaut adora quella stessa musica jazz che Jimmy suona con la sua scalcinata banda. E perché, nonostante le difficoltà che ha dovuto affrontare, a Jimmy non dispiacerebbe suonare il suo trombone in una di quelle orchestre che Thibaut tanto elegantemente dirige.
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Uno stratagemma banale, ma che L’Orchestra Stonata, presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, sa come far fruttare dimostrando che la musica può diventare il linguaggio comune tra mondi che non hanno neanche mai pensato di poter parlare l’uno con l’altro.
Imparare a sognare
Nonostante i propositi iniziali, L’Orchestra Stonata non pone i due fratelli sullo stesso piano. A contrario, dopo una comprensibile diffidenza in partenza, la relazione tra i due diventa rapidamente un rapporto maestro – allievo. Se è vero che Thibaut può imparare da Jimmy come relazionarsi agli altri, è comunque Jimmy quello che finirà per imparare di più. E non solo le nozioni tecniche su come dirigere una banda piuttosto che un’orchestra e come mettere a frutto le sue innati doti per la musica.
Jimmy, piuttosto, imparerà a sognare senza illudersi. A puntare in alto senza volare troppo vicino al Sole. A non avere paura del fallimento perché cadere è solo un inciampare sulla via del successo. Una serie di lezioni che sarà Thibaut a impartire a Jimmy facendogli capire come anche i sogni non devono dimenticare di confrontarsi con la realtà. Che non riuscire a realizzarli non è sempre colpa di errori o incapacità personali, ma solo di non aver visto il confine che separa i sogni dall’impossibile. Da questo punto L’Orchestra Stonata non è un film che non cede ad un facile buonismo. Non si illude di cambiare il mondo, ma piuttosto insegna a vivere nel modo migliore in quel mondo in cui, volenti o nolenti, ci è toccato stare.
Non a caso, le trame che si seguono o scorrono parallele in L’Orchestra Stonata raggiungono ognuna un finale realistico indipendentemente da quanto spiacevole o duro possa essere. Ad attendere ognuno dei personaggi è un happy ending che di felice ha solo la ritrovata fiducia nel domani per quanto difficile possa apparire. Un invito a non arrendersi anche quando si è stati sconfitti perché magari si è imparato quali errori non fare più. O soltanto perché strada facendo si sono trovati nuovi compagni con cui camminare verso un altro giorno ancora.
Magari suonando tutti insieme appassionatamente in un inno alla gioia sempre e comunque.
Una commedia multiforme
A rendere ancora più inadatto l’aggettivo stonata aggiunto al titolo italiano, c’è che il film di Emmanuel Courcol scorre, invece, proprio come un’orchestra perfettamente intonata. Va dato merito al regista francese e ai suo due co-sceneggiatori di aver realizzato un’opera che mette insieme diversi generi facendoli suonare armoniosamente e gestendo con cura gli inattesi passaggi tra di loro. Così L’Orchestra Stonata può iniziare come commedia degli equivoci. Proseguire come un film tutto dedicato alla musica. Darsi una spruzzata di dramma familiare e critica sociale. Planare verso il dramma medicale. E tutti questi generi possono cedere l’uno il posto all’altro in momenti differenti come strumenti che suonino insieme pur lasciando ad ogni suonatore lo spazio per un proprio assolo.
La regia di Courcol comprende che deve farsi da parte riducendosi a mero mezzo di servizio per un film dove è inevitabilmente la musica a legare le varie fasi e dettarne l’andamento. A garantire la coesione narrativa de L’Orchestra Stonata sono le performance attoriali del cast. Benjamin Lavernhe e Pierre Lottin hanno modi opposti di recitare. Compassato e coinvolgente il primo. Nervoso e respingente il secondo. Modalità coerenti con i caratteri differenti dei personaggi che interpretano (rispettivamente, Thibaut e Jimmy). Ma a contare è soprattutto la chimica immediata che dimostrano di avere e che permette di rendere credibile l’evoluzione del rapporto tra i due fratelli.
L’Orchestra Stonata è come una bella canzone che passa improvvisa alla radio mentre si stanno girando i tasti a caso cercando la stazione preferita. Non è destinata a restare nella storia della musica, ma per il tempo che dura non penseremmo di cambiare stazione neanche per un attimo. Come quando si è in sala a vedere questo film.
L'Orchestra Stonata: la recensione
Regia e fotografia
Sceneggiatura
Recitazione
Coinvolgimento emotivo
Un film che scorre come un'orchestra che mescoli generi diversi in un'unica armonia per dar vita ad una commedia ben recitata e ancor meglio musicata
